Paul Harding

AMEROTKE 02. IL TEMPIO DI HORUS.

Traduzione di: Igor Longo.
2000. Arnoldo Mondadori Editore MILANO.
Il Giallo Mondadori
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
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      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Divino Horus, da quando Tutmosi secondo dorme il sonno eterno, qualcuno ha portato la morte nel tuo tempio. Per Neria il bibliotecario, olio bollente.

IL TEMPIO DI HORUS

Prologo.

Il nomade del deserto scese dal dromedario dalla sella gialla e rossa, sdrucita e coperta di polvere, sottratta a un messo reale che aveva perso la strada e la vita nelle aride Terre Rosse, a est di Tebe. L'uomo, un esploratore mandato in avanscoperta dalla sua trib, prese il piccolo arco che portava sulla schiena. Era vestito da capo a piedi con sudici stracci grigiastri, che lasciavano solo intravedere gli occhi che scrutavano nella penombra violacea del crepuscolo del deserto. Aveva raggiunto l'oasi di Amarna, dove era stato attratto da un rumore di voci e di carri. Doveva stare attento. Il deserto non era mai cos vuoto come sembrava, e lui doveva evitare i cacciatori, e gli squadroni di cani e gli esploratori venuti da Tebe. I nobili tebani erano solitamente combattivi e bene armati e i predoni li attaccavano solo in caso di vittoria certa.
Il deserto nascondeva anche altri pericoli. Nelle trib era corsa la voce che intorno all'oasi di Amarna girasse un grosso leone mangiatore di uomini, che aggrediva di notte gli accampamenti.
L'esploratore incocc una freccia e scivol verso il carro abbandonato, senza passeggeri n cavalli. Scrut nell'ombra e not le tracce di un altro carro, dirette verso la citt. Sentiva uno strano profumo, che gli ricordava quando la sua trib si era accampata fuori Tebe e lui era potuto andare in una casa del piacere. Non avrebbe mai dimenticato quella sinuosa danzatrice dalla parrucca unta d'olio e dal corpo profumato color del rame. Aveva pagato salato, ma quell'esperienza gli faceva ancora venire l'acquolina in bocca.
Percepiva un odore di cucina e vide i resti di un fuoco, un otre e una coppa rotta. Si avvicin con maggior tranquillit. Il fodero delle lance in pelle di leopardo era vuoto, e anche gli archi e le faretre solitamente appese al mancorrente di bronzo mancavano. Ma dov'era finito l'auriga? Il carro aveva quattro ruote rosse ed era di vimini azzurro tempestato di stelle d'argento. Non era un veicolo da guerra ma da diporto, e doveva appartenere a qualche nobile tebano. Il docile dromedario scuoteva la testa inquieto, e il suo padrone era combattuto tra il timore e l'avidit. Un nobile tebano ubriaco era una facile preda: il carro era di valore e lui avrebbe potuto vendere gli abiti e i gioielli a un ottimo prezzo nei mercati lungo il Nilo.
Ma doveva essere molto cauto.
Ud improvvisamente una canzone:
Quando abbraccio la mia adorata
Sono come un uomo in viaggio verso Punt
Tutto il mondo  un fiore
Sbocciato in un mare di rose.
Era una di quelle canzoni d'amore preferite dai soldati. Il nomade la conosceva bene perch poco tempo prima aveva fatto da esploratore al reggimento di Horus diretto verso settentrione per schiacciare i Mitanni.
Il dromedario scalciava, inquieto. Il nomade cerc di individuare l'uomo che stava cantando. La sua trib girava sempre al largo da quel labirinto costruito nel deserto, chiamato l'Ingresso degli Inferi. Gli anziani raccontavano che i crudeli Hyksos che avevano devastato l'Egitto avevano costruito una grande fortezza per controllare l'oasi. Quando questa era stata distrutta da un terremoto, gli Hyksos avevano usato i blocchi di granito per formare un tortuoso labirinto lungo pi di un miglio e dalle pareti alte due o tre metri. La gente non osava entrarci ma si diceva che fosse una prova di coraggio tipica dei nobili tebani tentarne l'esplorazione. Se i padroni del carro erano l, quando sarebbero tornati?
Si gir di scatto. Il dromedario saltava e gridava spaventato. Si ud un sordo ringhio e un'ombra si mosse nella notte mentre il predone mormorava una preghiera.
Il mangiatore di carne, lo spezzatore di ossa!
Il predone sent un odore di carogne proprio mentre il grande leone si avventava su di lui.
Il grande tempio di Horus era costruito su di un edificio pi antico sulle rive del Nilo a sudest di Tebe, la citt giardino dalle porte d'oro, dimora degli dei. Il suo complesso di edifici era circondato da un alto muro con torrette di guardia. Al centro c'era il santuario col tempio della Barca e il Naos, il tabernacolo della statua di Horus. Le cappelle minori si dipartivano da questo come i raggi duna ruota. Per entrare nel santuario bisognava passare dall'ipostilo, il colonnato di granito rosso.
E poi vi erano gli altri edifici principali: la Casa d'Argento, il tesoro del tempio; la Casa del Massacro, dove si macellavano gli animali per i sacrifici; la Casa della Vita, l'accademia. Ognuno di essi era circondato da paradisiaci giardini di palme, sicomori e acacie, traboccante di fiori esotici concimati dalla ricca terra nera fatta arrivare appositamente dalla Mesopotamia.
Il tempio aveva orti e vigne irrigati dai canali che portavano l'acqua del Nilo. Era un santuario ricco e potente e i suoi magazzini contenevano gioielli, incenso, vino, uva, grano, fichi, datteri, fagioli e grandi cesti di porri, cocomeri ed erbe per allietare i pasti dei sacerdoti del tempio.
Ma in quel momento i giardini erano vuoti, e i sacerdoti, le guardie e le danzatrici erano tutti radunati all'ingresso principale, perch la regina Hatusu e il gran visir Senenmut sempre alla ricerca del favore dei preti dovevano venire a offrire un sacrificio agli dei.
Hatusu arriv su un carro blu tirato da due giumente siriane color del latte. Seguivano, in uno splendido fiume colorato, i suoi nobili, i suoi consiglieri e i comandanti dei reggimenti.
Hatusu era la Regina-Faraone delle Due Teme, colei che aveva distrutto i nemici interni ed esterni, ma la gente al mercato sussurrava che in realt era pur sempre una donna, e come poteva una donna governare l'Egitto?
I presagi erano buoni: le messi erano state ricche, le grandi vie commerciali erano state riaperte, le guarnigioni dal delta del Nilo alla prima cataratta le erano fedeli., Squadre di cani pattugliavano il deserto a occidente e a oriente; e i Libici, i nobili di Punt e gli orgogliosi guerrieri nubiani avevano mandato i loro tributi. Persino i Mitanni si erano sottomessi e avevano riattraversato il deserto del Sinai. Tutta Tebe aveva accettato la sua gloria. Templi e palazzi erano stati restaurati. Dalle miniere del Sinai giungevano oro, argento e pietre preziose, e l'aria profumava dell'incenso offerto dalla terra di Punt in segno di pace. Ma non era solo una fase transitoria?
Hatusu aveva eliminato gli oppositori, ma la corona non spettava al figliastro di soli sei anni, l'erede maschio del marito di Hatusu, il Faraone Tutmosi II da tempo sepolto nella Citt dei Morti oltre il Nilo? Hatusu non pareva avere dubbi. Scese dal carro vestita come una dea. La parrucca unta dolio profumalo era decorata da un nastro d'oro sormontata dall'Ureus, il cobra d'Egitto di turchesi e rubini fiammeggianti.
Alle orecchie portava pesanti dischi solari e le trecce della parrucca erano decorate da gioielli e fili d'argento. Era vestita da capo a piedi del pi raffinato lino bianco, e recava appeso al collo, un pettorale doro e argento con turchesi, corniole e lapislazzuli che rappresentava la dea Ma'at dalle piume di struzzo, intenta a venerare il padre Ra.
Un'ancella si chin per controllare l'allacciatura dei sandali dorati, poi Hatusu ascese all'altare decorato con giacinti e foglie d'acacia, reggendo lo scettro e il flagello, simboli della regalit. I preti e le sacerdotesse suonavano il sistro e i cembali, mentre un coro di cantori ciechi intonava un inno al dio Horus, il Falco d'Oro.
Hatusu sorrise, chiedendosi se l'inno non avesse piuttosto l'intento di elogiare lei. Sollev lo sguardo verso la bianca figura del dio dalla testa di falco sopra l'altare. Hatusu non credeva agli dei. Il vero potere stava nella fanteria e nelle squadre di carri, nei tesori dell'Alto e del Basso Egitto e nell'uomo che le stava accanto, cos silenzioso e cos vicino. La gente lo chiamava il suo Ka, la sua ombra e la sua anima. I lunghi occhi a mandorla scintillarono divertiti: -  curioso, Senenmut, che io che sono un dio debba pregare un altro dio!
Senenmut chin il volto duro e impassibile, ma pieno di adorazione per la sua amante: - Devi obbedire al rituale. Abbiamo tutto, tranne il favore dei sacerdoti.
Hatusu fece una smorfia di disgusto. Presto i grandi sacerdoti di tutti i templi di Tebe si sarebbero radunati per discutere il cambio di governo e decidere se una regina poteva portare la duplice corona del Faraone.
Senenmut si gir a guardare Hani, il gran sacerdote di Horus, in attesa ai piedi della scalinata. Era un uomo di mezza et dal cranio rapato, i cui occhi chiari e il volto chiuso nascondevano un'intelligenza acuta come uno stiletto. Insieme a sua moglie Vechlis aveva sostenuto in silenzio l'ascesa di Hatusu. Ma ora Senenmut aveva deciso che la sua Hatusu dovesse ricevere dai sacerdoti l'acclamazione pubblica dovuta a un Faraone.
Si avvicin alla regina e le sussurr: - Il tuo amore mi tiene prigioniero e il mio cuore canta all'unisono con te.
- Io penso soltanto al tuo amore e il tuo cuore  legato al mio - sussurr Hatusu mentre s'inginocchiava davanti alla statua.
Il coro dei ciechi riprese a cantare e Hani sal le scale con un incensiere. Senenmut sugger a Hatusu di aiutarlo a salire i gradini. Tra i sacerdoti pass un mormorio d'approvazione, subito soffocato dal clangore dei cembali. Davanti all'altare Hatusu venne purificata con l'incenso, poi, con Hani alla sua destra e Senenmut alla sinistra, fece la sua offerta agli dei.
Erano passate alcune ore e il tempio di Horus era immerso nel silenzio. Le sale, dai pavimenti dipinti e dalle pareti decorate da bellissimi geroglifici erano abitate soltanto da ombre. Ma nei sotterranei del tempio, Neria, il bibliotecario della Casa della Vita, la scuola di Horus, avanzava verso la Sala dell'Eternit. Ogni tanto si fermava ad accendere con la sua lampada una delle lucerne del corridoio. Nella luce oscillante delle fiammelle la sua ombra diveniva pi grande e minacciosa. Neria sorrise. Solo i sacerdoti di pi alto rango potevano accedere a quel sotterraneo deserto, che era servito da nascondiglio durante la Stagione della Jena, quando i crudeli Hyksos avevano messo la citt a ferro e fuoco. Era un luogo sacro, con al centro la Sala dell'Eternit.
Neria si affrett a entrare nel santuario per lo stretto ingresso sorvegliato dalle statue di Api e di Horus. Accese una torcia. La grande sala era pavimentata da piastrelle smaltate a fuoco. Le pareti erano coperte di affreschi che rappresentavano la storia d'Egitto. Al centro troneggiava il grande sarcofago di marmo nero del primo Faraone, Menes, fondatore della dinastia dello Scorpione. Era una bellissima tomba, decorata da fregi dorati e coperta di simboli magici in argento ed elettro. Su un lato era dipinta una porta sormontata da due occhi rossi, perch il Faraone potesse ancora guardare il mondo dei viventi. Sul sarcofago si ergeva un avvoltoio di marmo ad ali spiegate, che aveva ai due lati Osiride e la moglie Iside.
Neria era estasiato dalla bellezza di quel luogo sacro. Si affrett a studiare l'affresco in un angolo della stanza. S'inginocchi e sollev la torcia perscrutarne i particolari. S, rappresentava esattamente ci che aveva visto in biblioteca. Neria sorrise immaginando i plausi della corte della nuova regina quando si fosse saputo. Si tocc il tatuaggio sulla coscia in un gesto scaramantico, s'inchin alla fonte delle sue future fortune e si accinse a tomaie indietro. Inizi a salire la scala di pietra, mentre i suoi passi echeggiavano nell'oscurit. All'improvviso si ricord di non aver spento i lumi e si volt. La porta in cima alle scale si apri e Neria vide stupito un'ombra in controluce che reggeva un secchio di cuoio: - Cosa...
La figura, con una maschera di cane sul volto, lo inond d'olio prima che potesse fuggire. Neria scivol sulle scale quando vide l'altro gettargli uno straccio infuocato. Il bibliotecario rotol gi, escoriandosi gambe e braccia. Quando lo straccio infuocato lo raggiunse, il suo corpo si trasform in una torcia vivente.
Nella camera di consiglio del tempio di Horus, i grandi sacerdoti di Tebe si erano radunati per la prima seduta del loro importante conclave. Erano uomini potenti, in vesti di puro lino e pelle di leopardo che indicavano il loro alto ufficio, con braccialetti e collane d'oro. I crani rasati e i volti scavati erano unti di oli preziosi. Erano i grandi sacerdoti d'Egitto, coloro che offrivano sacrifici davanti al sacro tabernacolo di Horus, uomini potenti che governavano i loro templi col pugno di ferro.
Sedevano su cuscini dorati davanti a tavolini d'acacia con rotoli di papiro e l'occorrente per scrivere. Erano molto orgogliosi di essere stati chiamati dalla divina Hatusu per un consiglio, sotto gli occhi di tutta Tebe. Era mai capitato che una donna si fosse seduta sul trono del Faraone con la doppia corona, il flagello e il pastorale? L'abilit di Hatusu e la sua grande vittoria le avevano permesso di assumere il potere, ma ora cercava la loro approvazione, e tutti sapevano che i sacerdoti mugugnavano in segreto e non le erano affatto favorevoli. Ora avrebbero dibattuto la questione nella stanza decorata da scene della vita di Horus, il dio dalla testa di falco, e le loro parole avrebbero percorso le strade della citt con la rapidit del fuoco tra le stoppie.
Il conclave era presieduto dal gran sacerdote Hani del tempio di Horus, accompagnato da sua moglie Vechlis, molto pi giovane di lui. Vechlis era una donna alta e imperiosa. Sul capo rasato portava una lussuosa parrucca e sul suo corpo atletico era drappeggiata una veste di morbido lino. Era una donna potente, la favorita del dio Horus. Ora sedeva, tamburellando con le dita dalle unghie purpuree, il viso atteggiato a un leggero sorriso. Lei e suo marito erano gli unici sostenitori di Hatusu. Gli altri sacerdoti, conosciuti col nome del dio che servivano (Amon, Hathor, Iside, Anubi e Osiride), aspettavano l'inizio dell'assemblea, attorniati da scribi, storici e teologi. Hani batt le mani, chin il capo e inton una preghiera: - Possiamo incominciare?
Guard alla sua sinistra il capo scriba Sengi, pronto a tenere il verbale della seduta.
Amon prese la parola, rivolto all'assemblea: - Sappiamo tutti perch siamo qui, ma  il caso di cominciare dalla domanda attorno alla quale s'incentrer la discussione. - Fece una pausa drammatica. -: Nella storia d'Egitto una donna si  mai seduta sul trono del Faraone? C' qualcuno che possa provarlo?
Sorrise trionfante di fronte al silenzio degli altri.

1.

Nella Sala delle Due Verit del tempio di Ma'at, si stava amministrando la giustizia del Faraone. Amerotke, il principale giudice di Tebe, amico della regina e suo consigliere, sedeva eretto sul suo scranno. Era un uomo alto e severo, dagli occhi incavati e dal naso aguzzo. Portava una veste dalle frange bianche con sandali dello stesso colore per simboleggiare la purezza, e il pettorale che aveva al collo rappresentava la dea della Verit inginocchiata davanti al padre Ra.
Tutti guardavano in silenzio il volto solenne e austero del giudice. Ogni tanto Amerotke si toccava la ciocca di capelli neri che gli pendeva sulla guancia destra e giocherellava con l'anello che portava al mignolo.
Sospir. Come al solito si era alzato presto e aveva mangiato solo qualche dattero e una focaccia al miele. Poi era andato in giro per i mercati mentre il nano Shufoy, il suo servitore dal volto sfigurato e dagli occhi maliziosi, gli trotterellava dietro.
Shufoy doveva portargli il parasole e annunciare a tutti il suo arrivo. Amerotke avrebbe preferito che stesse in silenzio, ma la loquela dell'altro era incontenibile. Gli piaceva vedere il suo padrone controllare le bilance dei mercanti o visitare le corti minori nell'anticamera del tempio: la Kenbet, la Saru e la Zazat.
Amerotke giungeva sempre a tempo in tribunale. Il sole aveva appena sfiorato le punte d'oro degli obelischi e i cori del tempio stavano ancora salutandone l'eterno ritorno quando Amerotke si sedeva per dare udienza.
Amerotke si lecc le labbra. In quel momento solenne sper che il suo stomaco non rumoreggiasse o che non arrivasse un accaldato rabizu, un messaggero della Casa di Un Milione di Anni, perch il giudice era venuto a sapere in segreto che la regina e Senenmut volevano parlargli. Era molto seccato, il caso che aveva appena ascoltato lo aveva irritato e disgustato, ma i sacerdoti gli avevano insegnato ad adirarsi solo quando era indispensabile.
Guard il volto crudele e scavato dell'imputato. Una veste sporca copriva il suo corpo scuro. Ai piedi callosi portava sandali di canne intrecciate. Amerotke credeva nei demoni ed era sicuro che si fossero impossessati di quell'uomo. L'imputato era molto calmo nonostante le prove che lo accusavano di almeno quattro orrendi delitti. In questo momento lo stava guardando con beffarda aria di sfida, come volesse spingerlo a dargli il massimo della pena.
A sinistra del giudice, attraverso i portici, si potevano vedere i giardini e le fontane del tempio, i prati verdi dove pascolavano gli armenti di Ma'at, e gli ibis che bevevano l'acqua sacra all'ombra delle palme e delle acacie. Amerotke avrebbe voluto essere l a riflettere, ma tutti erano in attesa del verdetto. Alla sua sinistra, seduti sui cuscini coi papiri in grembo, vi erano i cancellieri e i loro sei scribi, tra i quali il giovane cugino del giudice, Prenhoe. Tutti attendevano la sentenza con lo stilo in mano.
In fond all'aula, le guardie del tempio erano radunate davanti alla porta, capitanate dal muscoloso Asural, con l'elmo di cuoio sottobraccio come se si stesse recando a una parata. A destra di Amerotke c'era la Maiarca, la regina delle prostitute. Era inginocchiata a braccia tese, e il suo volto grasso e dipinto era bagnato di lacrime che facevano colare il bistro sulle guance tremule. Amerotke nascose un sorriso perch sapeva che era un'ottima attrice. Per tutto il processo era stata in quella posizione, con la parrucca scomposta e le dita grassocce tese a implorare la giustizia divina. Ma ogni tanto era costretta a muoversi, facendo tintinnare i braccialetti e i campanellini che ornavano il suo abito.
La sua voce querula ruppe il silenzio: - Mio signore, noi vogliamo giustizia!
Amerotke si sporse in avanti e poggi la mano sulla statuetta di Ma'at a lato dello scranno: - Nehemu, ancora una volta ti chiedo: c' un motivo per cui non dovremmo condannarti a morte?
Il reprobo sorrise bieco e sibil: - Amerotke!
La corte fu percorsa da un mormorio d'indignazione. Il blasfemo Nehemu si era rivolto al giudice senza citare tutti i suoi titoli!
- Rivolgiti alla corte nella maniera adeguata - lo interruppe il giudice.
- Amerotke, giudice della Sala delle Due Verit - sogghign beffardo l'imputato - hai qualcosa da dire prima che ti condanniamo a morte?
Amerotke non si mosse ma Prenhoe e gli altri scribi balzarono in piedi e Asural avanz, pronto a sguainare la spada.
- Se vuoi aggiungere un altro crimine a una lunga lista... - tuon il giudice.
Nehemu pieg la testa e strizz gli occhi: - Io faccio parte degli Amemet.
Amerotke rabbrivid. Gli Amemet erano stati i terribili assassini che veneravano la dea Gatto Mafdet. Nehemu era uno dei pochi sopravvissuti? L'assassino schiocc la lingua, felice di aver causato tanto scompiglio.
- Nehemu, tu sei un uomo malvagio. Vivi nella necropoli da quello sciacallo che sei. In almeno quattro occasioni hai preso una ballerina o una heset della corporazione delle prostitute...
- Semplice spazzatura sotto i miei piedi!
Asural avanz e mise intorno al collo di Nehemu una cinghia di cuoio, stringendola con violenza.
- Devo chiudergli la bocca, mio signore?
- No, per il momento no, lascia che ascolti la sentenza della corte.
- L'ascolteranno anche i miei compagni - sibil a fatica Nehemu, semisoffocato dalla cinghia di cuoio.
- Levagli la cinghia, Asural.
Il capitano obbed, riluttante, ma rimase dietro il prigioniero, pronto a intervenire. Scene del genere erano rare, perch i condannati speravano solitamente nella grazia di una coppa avvelenata o della rapida garrota. Ma ormai Nehemu non avrebbe pi avuto quella fortuna.
- Hai preso quelle giovani donne e le hai uccise per il tuo piacere. Le hai strangolate e le hai date in pasto ai coccodrilli.
Nehemu annu con ironica modestia.
- Le hai uccise e ne hai profanato i corpi, impedendo loro di recarsi tranquillamente a occidente, nei Campi Benedetti.
Sul tavolino di sicomoro accanto al giudice erano posati i rotoli di papiro delle sentenze del Faraone e le insegne della sua carica. Amerotke prese un bastone di terebinto col pomo a forma di scorpione. Tutti fecero un sospiro di sollievo, perch significava una sicura condanna a morte. La Maiarca tocc il pavimento con la testa in segno di grata sottomissione, mentre gli scribi si affrettavano a trascrivere la sentenza: - Nehemu, sei un vigliacco e un uomo malvagio e i tuoi crimini sono terribili. Il capitano delle guardie ti porter nel luogo dove hai ucciso le tue vittime. Ti legheranno e ti cuciranno vivo alla carcassa insanguinata di un porco, che sar poi gettata nel Nilo.
Nehemu croll il capo di fronte a quell'orribile condanna.
- Conoscerai tutto l'orrore dei tuoi crimini. Capitano, portalo via!
Nehemu digrign i denti mentre le guardie lo trascinavano. Amerotke pos sul tavolo il bastone dello scorpione. Avrebbe voluto che le cose fossero state differenti, ma cosa poteva farci? Erano stati delitti sacrileghi, che avevano beffato le leggi e la giustizia del Faraone.
Improvvisamente si ud un grido. Nehemu si era liberato dalle guardie e aveva sottratto loro un pugnale. Ora correva verso il giudice col braccio alzato.
Amerotke non si mosse, non sapeva se per coraggio o per paura. Vedeva soltanto Nehemu correre verso di lui brandendo il pugnale, il volto contorto dalla rabbia. L'uomo era quasi su di lui quando un arco schiocc: Nehemu allarg le braccia e lasci cadere il pugnale. Barcoll in avanti con un braccio dietro la schiena come per estrarre il dardo piumato, poi cadde in ginocchio davanti al tavolo, emise un fiotto di sangue e apr la bocca per gorgogliare una parola che poteva essere vendetta o ricorda. Poi croll sul tavolo, sparpagliando i rotoli di papiro.
Amerotke si alz in piedi e batt le mani per sedare il tumulto.
- Il caso  chiuso e giustizia  stata fatta, sebbene forse con eccessiva fretta. Capitano Asural, fai sgombrare l'aula e gettate il cadavere nel fiume. La corte si aggiorna brevemente.
Tutti s'inchinarono ad Amerotke ed egli si ritir nella cappella laterale, chiuse la porta e si pieg su se stesso appoggiato al battente. Avrebbe dovuto fare l'attore!
La sua gamba destra non smetteva di tremare e si sentiva un vuoto alla bocca dello stomaco, aveva insieme caldo e freddo. Ringrazi gli dei che le sue vesti non fossero macchiate di sangue. Si tolse i sandali, l'anello e il pettorale e li depose su un tavolino, con il ripiano a scacchiera, accanto alla porta. Poi prese un pizzico di natron, lo bagn con l'acqua sacra e si lav le mani e la faccia. Si sedette sul cuscino di fronte al tabernacolo. Le porte erano aperte e mostravano la statua di Ma'at inginocchiata a mani giunte, il volto sereno e la fronte ornata da una corona di piume di struzzo, simbolo della verit. Quello era il posto migliore per pregare. Amerotke era molto interessato alla teologia. Non credeva molto negli dei d'Egitto e preferiva quei teologi che affermavano che Dio era uno spirito eterno, padre e madre di tutto il creato, che si manifestava nel sole, sorgente d'ogni luce. Ma'at era parte di esso e la verit rimaneva eternamente pura. Chiuse gli occhi e sussurr la sua preghiera preferita: - Signora della Terra dei Nove Archi, parola prediletta del dio, conservami nella verit, consacrami nella verit. Ti ringrazio per la mia vita e per quella di mia moglie Norfret e dei nostri due figli Curfay e Ahmose.
Apr gli occhi. Il volto sorridente della dea dagli alti zigomi gli ricordava sempre quello di Norfret, cos serena e cos estatica quando facevano l'amore. Riordin in fretta i vasi di fiori e di profumi e i piattini di cibo posti davanti al tabernacolo. Bussarono alla porta e la Maiarca comparve sulla soglia, con le carnose guance tremanti e gli occhi imploranti: - Sono venuta a ringraziarvi, mio signore.
- Vieni pure - sorrise Amerotke.
- Ma non sono pura, non mi sono purificata!
- Cos  per tutto l'Egitto.
La donna sorrise compiaciuta ed entr nella cappella in una scia di costoso profumo. Si sedette su un cuscino contro il muro con la grazia di un ippopotamo che fa il bagno nel fiume. Quella grassa attrice duna prostituta non gli dispiaceva: era molto amabile con le sue ragazze e aveva una sua specie d'orgoglio.
- Non c' alcun bisogno di ringraziarmi, sono addolorata per le ragazze - indic il tabernacolo. - Gli dei avranno piet di loro e lasceranno che il loro Ka raggiunga l'estremo orizzonte.
La Maiarca si asciug le lacrime con la mano dalle lunghe unghie purpuree, simile ad artigli. Il suo volto grassoccio si apr in un sorriso: - Sarete sempre il benvenuto nella mia casa di piacere e le mie ragazze potranno...
Amerotke scosse il capo: - Ti ringrazio, ma io ho gi una moglie.
-  vero, la nobile Norfret, bella come la luna in una notte stellata.
La Maiarca si alz in un tintinnio di campanelli e braccialetti. - In questo caso...
Se nera appena andata quando comparvero Asural e Prenhoe. Il capitano guard furente il magistrato con gli occhi piccoli come neri sassolini: -  colpa tua, Amerotke, ti ho sempre detto che i prigionieri devono essere legati.
- La sua fine  stata pi rapida.
- Era un Amemet? - chiese con ansia Prenhoe, mentre si sedeva cupamente su un cuscino. - L'altra notte ho sognato che facevo il bagno nel Nilo con una ragazza nuda, dai seni saldi e fermi...
- Perch non faccio mai sogni del genere? - lo interruppe Amerotke.
- Non scherzare - il volto magro di Prenhoe era sempre pi ansioso. - Mentre nuotavo, un serpente  entrato nell'acqua, e secondo Shufoy significa che un mio parente  in grave pericolo. A quanto pare aveva ragione.
- Shufoy ha sempre ragione. Ora penso che si stia dando da fare a vendere i suoi amuleti.
- Ormai ha lasciato perdere. Il mercato  monopolizzato dagli Uomini Scorpione.
- Adesso che cosa vende?
- Ha comprato un vecchio papiro che tratta di medicina.
- Oh no! - Amerotke si copr il volto con le mani.
- Vende tutti i rimedi per il mal d orecchie, per le labbra spaccate...
- Ma cosa centra tutto questo con gli Amemet? - tagli corto Asural, guardando con disprezzo il giovane scriba. - Non  meglio che ti occupi dei tuoi papiri?
Amerotke fece cenno a Prenhoe di allontanarsi. Lo scriba sospir e se ne and borbottando tra s.
Asural chiuse la porta: - Nehemu era davvero un membro degli Amemet, la corporazione dei sicari?
Amerotke guard la statua: - Credevo che fossero tutti morti.
L'enigmatico giudice non volle raccontare niente ad Asural ma ricordava bene il sotterraneo della piramide di Saqqara e il soffitto che era franato sulle nere figure che lo stavano inseguendo.
- Le congreghe di assassini sono molte - lo avvert Asural. - E se Nehemu avesse veramente fatto parte di una di esse?
- Uccideva soltanto delle ragazze, e uccideva da solo.
- Non lo so... - Asural scosse le spalle e si alz in piedi. - Chi attacca uno di quei serpenti attacca anche tutti gli altri. Ma forse Nehemu mentiva e le sue parole erano sabbia al vento del deserto.
- E se non avesse mentito?
- Allora aspettati una focaccia di carrube cotte col sangue di qualche animale e con escrementi di gatto. Sar l'avvertimento degli Amemet che la dea Mafdet  sulle tue tracce.
- Saranno cos cortesi da avvertirmi! - scherz il giudice per nascondere la sua paura. - Non potremmo corromperli o spaventarli?
- No, rispettano sempre le loro regole spietate. Se ti mandano un segno, cercheranno due volte di ucciderti e, se non riescono, ti considereranno protetto da Mafdet e non oseranno pi torcerti un capello.
- Invece sono protetto da te, Asural - lo canzon Amerotke.
- Io sono il tuo leale cane da guardia, ma ricordati che Mafdet caccia soltanto di notte.
Asural se ne and e Amerotke si sedette sui talloni per affidarsi a Ma'at. Non era veramente preoccupato dalle minacce degli Amemet. Ne aveva affrontate di molto pi pericolose come giudice e come ufficiale.
Nel tempio echeggi il suono di un corno per indicare che l'udienza era di nuovo aperta. Amerotke s'inchin alla statua e si rimise le insegne della sua carica. Si aggiust le vesti e prese da uno scrigno di legno di sandalo uno specchio di turchesi.
Quello era il volto di un giudice, perch, come gli avevano insegnato i suoi maestri, un giudice non deve mai mostrare emozioni. Si pass il kohl intorno agli occhi, mentre il capo cancelliere bussava alla porta: -  tutto pronto, mio signore, i tre querelanti attendono. La prima causa riguarda una donna che ha due mariti.
- Ah, s.
Amerotke si freg le mani, ricordando il papiro che riassumeva il caso.
Ritorn nell'aula. Tutti i segni di quell'incidente erano stati rimossi e il pavimento di marmo nero era cos lucente da riflettere i fiori argentei dipinti sul soffitto verde. Gli scribi erano tornati a sedersi tra le colonne, e le guardie avevano di nuovo preso posizione davanti alla porta.
Amerotke sedette e guard le persone inginocchiate davanti a lui.
- I vostri nomi?
Il primo a parlare fu l'uomo alla destra, alto, abbronzato, muscoloso, con un volto da soldato. Aveva uno sguardo arrogante come se non volesse solo che giustizia fosse fatta, ma che fosse fatta al pi presto: - Mi chiamo Antef, mio signore. Un tempo ero un ufficiale dei Nakhtuaa.
Amerotke sorrise. Conosceva bene quei veterani che seguivano i carri in battaglia: - Di quale reggimento?
- L'Anubi, mio signore. Ho combattuto con lo squadrone dell'Avvoltoio nella grande battaglia del Delta.
- Cero anch'io - rispose lentamente Amerotke. Voleva mettere a loro agio quelle tre persone e far vedere alla corte che Nehemu non l'aveva spaventato. Guardando quel soldato si ricord la lunga marcia nel deserto e la sanguinosa battaglia in cui Hatusu, feroce come la leonessa Sekhmet, aveva massacrato i Mitanni.
Ora chiese il nome alla bella ragazza col viso di bambola, gli occhi bistrati e le guance dipinte. Aveva una lunga parrucca con trecce argentate che arrivavano fino allo scialle bianco che le copriva le spalle.
- Mi chiamo Dalila.
-  mia moglie - la interruppe l'ufficiale.
- Non  vero, mio signore! - il giovane a sinistra aveva chiesto la parola levando un braccio: - Io mi chiamo Paneb e sono uno scriba della Sala della Verit del tempio di Osiride.
Ad Amerotke ricordava Prenhoe. Era evidentemente innamorato della ragazza. Gli piacevano quei casi senza delitti n spargimenti di sangue ma che riguardavano piuttosto le intricate relazioni che dividevano o univano le persone.
A un suo cenno, il cancelliere riassunse il caso. Sei mesi prima, Antef aveva partecipato alla battaglia con l'esercito del Faraone, era stato colpito alla testa, aveva perso la memoria ed era rimasto nel Delta finch non si era ripreso. Quando era tornato a Tebe aveva scoperto che la bella moglie, ritenendosi ormai vedova, aveva sposato il giovane Paneb col permesso dei sacerdoti.
Amerotke si gratt il mento: - E io dovrei decretare la nullit delle seconde nozze?
Antef annui vigorosamente.
- Dalifa, tu ami Antef?
- Non l'ho mai amato ma l'ho sposato per volere di mio padre.
- Dove tuo padre?
- Era un mercante d'incenso, ma  morto due mesi fa duna malattia ai polmoni.
Amerotke annu con simpatia allo sguardo di disperazione di Paneb.
- Tuo padre era ricco?
- S, mio signore, e io sono la sua unica erede.
Un mormorio percorse l'aula. Amerotke sorrise, pensando che Antef non rivoleva soltanto la moglie ma anche la sua eredit.
-  una questione d'amore o di denaro? Antef sarebbe soddisfatto di ricevere una parte dell'eredit?
- Ma non  sua - lo interruppe Dalifa.
Amerotke la zitti con un gesto, ma Antef era troppo astuto per cadere nella trappola: -  una questione d'amore, mio signore. Io rivoglio mia moglie.
- Invece vuole il denaro! - grid con furia Paneb. - Lo sapete benissimo, mio signore.
- Io non so nulla.
Amerotke si torment il labbro. Se non annullava il secondo matrimonio, Antef avrebbe fatto appello grazie all'influenza dei suoi superiori, e Senenmut adorava ribaltare le sentenze per dimostrare il suo potere.
Il giudice osserv Antef: - Sei stato ferito alla testa?
L'ufficiale gli fece vedere una cicatrice dalla parte sinistra.
-  stata una mazza da guerra dei Mitanni - rispose con orgoglio. - Ho perso i sensi e mi hanno dato per morto. Una donna che saccheggiava il campo di battaglia mi trov e mi port al suo villaggio nell'oasi, dove rimasi a lungo prima di andare a Menfi per ringraziare gli dei che mi avevano restituito la memoria. Dopodich sono tornato a Tebe.
Amerotke distolse lo sguardo per nascondere il suo turbamento. Anche lui aveva partecipato a quella battaglia. Hatusu aveva insistito che i prodi Maryannou evirassero i nemici morti. Il macabro trofeo le era servito per beffare i nemici interni e per dimostrare quanti Mitanni aveva massacrato.
-  molto strano.
Colse subito un segno d'incertezza negli occhi di Antef, come se gli avesse mentito.
- Che cosa, mio signore?
- Tu sei un coraggioso Nakhtuaa del reggimento di Anubi. Perch non sono stati i tuoi compagni a ritrovarti?
- Mi ero disperso, mio signore. Ricorderete che durante la battaglia ci eravamo sparsi per tutto il deserto. Avevano creduto che il cadavere di un altro fosse il mio.
Amerotke annu e Antef continu: - Sono un soldato che ha combattuto per il divino Faraone, e questa  stata la mia paga! Dalifa  mia moglie. - Si guard intorno per cercare il sostegno della corte. - I guerrieri di Tebe non possono lasciare le loro mogli per combattere i nemici dell'Egitto senza poi trovare un altro nel loro letto e alla loro tavola!
Amerotke lesse il dolore negli occhi di Dalifa. La ragazza tese verso di lui le mani in segno d'implorazione: - Io non lo amo, perch  un uomo crudele! Mio signore, ora il mio cuore  felice e dividerei anche le mie ricchezze pur di rimanere con Paneb.
- La giustizia del Faraone non ha fretta. Una moglie  una moglie.
Dalifa si nascose il volto tra le mani e inizi a piangere.
- Ma di quale marito? - fin maliziosamente Amerotke. Sar la corte a deciderlo. Per il momento la casa di Dalifa sar chiusa e la giovane donna rimarr nella Sala della Reclusione del tempio di Iside.
Amerotke diede un'occhiata ad Antef e per la seconda volta nella giornata lesse nello sguardo di un uomo un desiderio omicida.

2.

Nelle Terre Rosse, un avvoltoio dalle penne mosse dal vento del deserto girava come un araldo di morte sulla piccola oasi vicino all'ingresso degli Inferi. Presentiva uno spargimento di sangue ancor prima che avvenisse. Alla continua ricerca di un predatore, aveva notato un leone mangiauomini che strisciava in agguato, pronto ad aggredire un venditore ambulante che si era fermato a rinfrescarsi e ad abbeverare il suo asino.
Il venditore ambulante, un ex soldato di Menfi, viaggiava lungo il Nilo per vendere anelli di rame e altri ornamenti. L'oasi era tranquilla e non si era accorto che la morte era in agguato. L'asino, per, era irrequieto. Il mercante not l'avvoltoio: - Non oggi, gallinella del Faraone.
Si mise a lappare l'acqua come un cane e si rinfresc la faccia coperta di sabbia. Poi apr sulla roccia un fagotto di lino e mangi qualche dattero. L'asino era un grigio veterano delle mulattiere e rimaneva con l'orecchio teso. Ogni tanto ragliava e scuoteva la testa. Il mercante si alz in piedi, si copr la bocca e and sul limitare dell'oasi.
Si stavano forse avvicinando dei predoni? Ma quell'oasi non era molto lontana dalla citt! Vide ancora l'avvoltoio e torn alla sorgente, piuttosto turbato. Si sedette e rimase con l'orecchio teso. Ricordava le leggende sui demoni del deserto che ti succhiavano il sangue e ti mangiavano gli occhi. Aveva la bocca secca e torn a bere. Era cos piacevole quell'acqua fresca sul viso! Improvvisamente not qualcosa nei pressi di quello spaventoso labirinto. Erano ossa o i resti di un carro depredato dai nomadi del deserto?
L'asino ragli e l'uomo si alz atterrito, mentre la bestia si dava alla fuga al galoppo. Un grosso leone comparve dalla foschia come se fosse la stessa Sekhmet, la Distruttrice. L'animale era immobile con una zampa leggermente in avanti. Non era una visione ma un astuto predatore che era scivolato con cautela controvento. Il venditore ambulante non aveva mai visto una belva cos tenibile.
Il leone si raccolse pronto a scattare. Era abituato a cacciare gli uomini e i suoi fianchi portavano innumerevoli cicatrici di spade e frecce. Ma conosceva anche il panico che incuteva, e una vittima in fuga  la preda pi facile. Emise un ruggito e il mercante si diede alla fuga. Non aveva mai corso cos tanto.
Un secondo ruggito ruppe il silenzio. Il leone era rimasto impigliato nel basto dell'asino e nei fagotti del venditore ambulante.
Ora il mercante correva sotto il sole e la sabbia gli bruciava i piedi e le caviglie. Si diresse verso il labirinto. Conosceva tutte le storie che lo riguardavano, ma che altro poteva fare? Si gir di scatto e vide che il leone lo inseguiva.
L'uomo entr nel labirinto e la fresca oscurit di quelle tenebrose pietre nere quasi lo rallegr. Non gli importava di perdersi, pur di sfuggire alla furia che lo inseguiva. Si addentr nel labirinto, ma i rumori alle sue spalle dimostravano che il leone lo stava ancora inseguendo. Inciamp e and a sbattere contro il muro di pietra.
Il grande avvoltoio sorvolava la preda e il cacciatore. Presto ci sarebbe stata della carne da mangiare. Era sempre cos quando entravano in azione i mangiatori di uomini. Riprese quota, poi torn in picchiata. Non riusciva a capire. Di solito le prede, conigli delle rocce o piccole gazzelle, cercavano di nascondersi, ma questo caso era diverso. Il labirinto era immerso nel silenzio e l'avvoltoio non riusciva pi a vedere il leone e la sua preda, come se entrambi fossero scomparsi dalla faccia della terra. Nessun rumore di lotta, niente. Solo il labirinto, l'Ingresso degli Inferi, sotto il cocente calore del sole.
Nella Sala delle Due Verit, Amerotke fissava il pavimento per dominare la sua ira. Prima avevano tentato di ucciderlo e ora quell'ufficiale arrogante rifiutava il suo verdetto. Antef era in ginocchio e lo guardava furioso.
- Eri un ufficiale dei Nakhtuaa? E hai servito sotto il generale Omendap nella grande battaglia contro i Mitanni?
- S, mio signore.
- Quanti anni hai? - chiese Amerotke, cercando di mantenere un tono cortese.
- Ventisette estati.
- E tu, Dalifa?
- Ne ho appena compiute ventiquattro. Sono nata...
Amerotke la interruppe: - Da quanti anni siete sposati?
- Da nove anni - rispose Antef.
Amerotke era perplesso e dimentic la sua ira. Osserv Dalifa. Era molto bella con le sue guance lisce, il petto prosperoso e la vita sottile. Lo guardava timidamente di sotto le lunghe ciglia. Shufoy avrebbe detto che era un bel bocconcino. Ma anche lei sembrava astuta, e Amerotke voleva scoprire qual era il vincolo segreto che univa i due coniugi.
- E questi nove anni sono stati felici? Non siete mai stati in tribunale? I vostri parenti non hanno mai dovuto intervenire per sedare una lite?
Dalifa sbatte gli occhi e ricord ad Amerotke una tortorella innamorata: - Il mio unico parente era il mio povero padre, che adesso  morto.
- E tu, Antef?
- Io vengo dal Delta, non da Tebe.
- Non hai dei parenti?
Dalifa si mosse irrequieta e si port una mano alla bocca. Anche Antef sembrava turbato.
- Che ti succede Antef? Hai o no dei parenti? - ripet Amerotke, incuriosito.
- Sono stato allevato da una vecchia zia insieme al mio fratello gemello.
L'impazienza del giudice fu notata da tutta la corte.
- Rispondi francamente alle mie domande. Cos, hai un fratello gemello. Dove si trova adesso?
Antef allarg le braccia: - Mio signore, ho aspettato a lungo la vostra sentenza...
- Vuoi rispondere alla mia domanda?
- Mio fratello era un giocatore e un perdigiorno. Quando mi sono unito al reggimento lui si  messo a fare il muratore, ma passava la maggior parte del suo tempo nelle taverne e nei bordelli sulla riva del fiume. Durante una lite fu spinto a fare una scommessa.
- Quale scommessa?
- Scommise di attraversare l'Ingresso degli Inferi.
Un mormorio percorse la corte. Gli scribi si guardarono l'un l'altro e sorrisero mentre il giudice rimaneva impassibile.
- Cos, una notte lo accompagnai nel labirinto e gli diedi la mia parola di soldato che avrei aspettato il suo ritorno.
- E poi?
Antef allarg le braccia: - Non  mai tornato, mio signore. Era il mio ultimo parente, ma non so che cosa centri tutto questo col mio matrimonio.
- Va bene, torniamo al tuo matrimonio. Siete stati sposati per nove anni, duranti i quali hai servito nell'esercito del Faraone?
- S, mio signore, ho partecipato ad alcune campagne di secondaria importanza nelle Terre Rosse. Naturalmente la guerra contro i Mitanni fu molto diversa.
- Non si pu negarlo - annu Amerotke.
Chi avrebbe mai dimenticato la lunga marcia nel deserto, la ricerca disperata dei Mitanni, il tradimento di alcuni reggimenti? Feroce come una pantera, Hatusu aveva dimostrato di essere la figlia di suo padre; aveva distrutto i nemici ed era tornata a Tebe carica di gloria, a differenza di Antef. Amerotke guard la coppia reggendosi il mento. C'era qualcosa che non andava. Un giovane soldato si era coperto di gloria ma aveva perso la memoria, aveva vagato per l'Egitto e quando era tornato aveva scoperto che la ricca moglie aveva sposato un altro uomo. Amerotke sorrise alla giovane donna: - E tu, Dalifa? Tuo marito ha detto...
- Non  mio marito!
- Questo lo decider la corte. Torniamo ai frenetici giorni della partenza dell'esercito. Hai dato ad Antef un bacio d'addio?
La giovane donna annu.
- Gli hai augurato buona fortuna? Rispondi.
- S, mio signore.
- In quale tempio hai pregato per il suo ritorno? - continu dolcemente Amerotke. - Non fanno cos le mogli dei soldati?
- Mio padre mi diede dell'incenso e io feci un'offerta al tempio di Osiride - si affrett a rispondere lei.
Amerotke ignor la risatina di Prenhoe.
- E l hai incontrato il giovane Paneb, che per non  un prete, ma uno scriba.
- Ero molto preoccupata e volevo sapere dov'era andato l'esercito. Lui fu molto gentile e me lo fece vedere sulla mappa.
Amerotke guard severamente gli scribi che cercavano di soffocare le risa, poi si rivolse sorridendo a Paneb: - Sapevi che Dalifa era sposata a un prode soldato?
Il giovane non rispose, e fu Dalifa a parlare: - Il suo comportamento fu inappuntabile.
- Ma ora  tuo marito, almeno ai tuoi occhi.  vero che di solito le giovani vedove si risposano, ma perch tutta questa fretta?
Dalifa si mise a piangere: - Aspettavo sue notizie, avevo sentito della gloriosa vittoria dell'esercito del Faraone, ma quando il reggimento di Anubi si accamp fuori Tebe, Antef non c'era e un ufficiale mi disse che era stato ucciso.
Amerotke lev un braccio: - Mi dispiace. Cos, quell'ufficiale ti disse che il corpo di tuo marito era stato trovato? Dove si trova adesso?
Dalifa agit le belle dita sottili: - Non saprei, mio signore.
Il cancelliere si alz e porse al giudice un foglio di papiro: - Questa  la lista delle perdite del reggimento di Anubi.
Amerotke esamin la lista e lesse accanto al nome di Antef l'annotazione che era stato ucciso e mutilato.
- Cosa vuol dire?
- La frase descrive le condizioni del corpo - rispose il cancelliere. - Sapete che cerchiamo sempre di dare ai caduti un'onorevole sepoltura.
- Ma il suo corpo fu riconosciuto?
- S, mio signore, abbiamo convocato il medico del reggimento.
Il grasso medico avanz lentamente con un lussuoso ventaglio e una boccetta di profumo, che annusava come se considerasse contagioso tutto il resto del mondo. Aveva l'aspetto di un buffone, gli si era rotto un sandalo e la sua andatura strascicata fece ridere il pubblico, con sua grande ira. S'inchin ad Amerotke che gli indic il cuscino su cui sedevano i testimoni. Il medico si sistem ansimando. Era difficile immaginarselo in marcia col reggimento, condividendo con i soldati l'afa, la sete e il terrore. Amerotke ricordava di averlo visto durante la campagna militare, portato su un carro come un trofeo di guerra.
- Come ti chiami?
- Sono Baki, il medico del reggimento di Anubi.
Amerotke soffoc una risata vedendo che l'altro parlava come un ufficiale.
- Ho combattuto col reggimento,  stata una grande vittoria.
- E poi?
- Mentre i soldati si riposavano, io mi occupavo dei feriti, dopo averli divisi in casi seri...
- E meno seri - fin per lui Amerotke.
- Proprio cos, mio signore.
- E i morti?
- Erano stati portati su delle barelle e disposti in fila a seconda del reggimento e della brigata. Poi abbiamo cercato di identificarli. Era facile individuare chi era stato colpito soltanto da una freccia o da una spada, ma alcuni corpi erano stati calpestati dai cavalli e dalle mote dei carri.
- E Antef?
Baki guard il soldato al suo fianco: - Per essere un cadavere mi sembra notevolmente vigoroso.
Amerotke attese che l'ilarit generale si fosse sedata: - Ma tu avevi riconosciuto il corpo?
- No, mio signore. La battaglia era iniziata vicino all'oasi ma poi i Mitanni in fuga erano stati inseguiti e cerano cadaveri per miglia e miglia. Abbiamo iniziato a recuperarli solo all'alba, ma durante la notte le iene e i leoni si erano dati da fare. Molti Nakhtuaa del reggimento di Anubi erano dispersi. Quando portavano un corpo con le insegne del reggimento cercavamo di riempire i vuoti, e uno di essi fu identificato come Antef.
- Mio signore,  impossibile!
Antef mostr il bracciale con la testa di sciacallo del reggimento di Anubi e il collare di rame.
- Sono insegne personali?
- S, mio signore, col mio nome e quello del mio reggimento.
- Quindi, il cadavere non le portava, Baki?
- No, mio signore, evidentemente mi sono sbagliato.
- Prima di lasciarti andare, dimmi ancora in che stato era il corpo.
Baki strizz gli occhi: - Devastato e mutilato mio signore, in particolare la testa e il volto, e gli mancava un sandalo. Portava sicuramente il gonnellino del reggimento di Anubi e non so pi chi ha detto che si trattava di Antef. Sapete come sono gli scribi - fece un sorriso untuoso agli impiegati che registravano le sue parole - ogni cadavere doveva avere un nome, cos dissero che era Antef.
Amerotke lo ringrazi e il medico se ne and trotterellando. Il giudice assunse un'aria pensierosa per nascondere il suo turbamento. Cera veramente qualcosa che non andava. Presa separatamente, ogni parte della storia aveva un senso, ma l'insieme...
- Antef, per quanto tempo sei rimasto lontano da Tebe?
- Diversi mesi, mio signore.
- Sei stato sorpreso che tua moglie si fosse risposata?
- Molto - sbuff il soldato.
- E tu, Dalifa? Non hai pianto a lungo tuo marito.
- Ho lasciato passare i settanta giorni di lutto prescritti - rispose lei altezzosamente. - Ero molto triste perch mio padre era morto. Paneb mi  stato di grande aiuto.
- Lo immagino - sibil Antef, che venne subito zittito dal cancelliere.
- Adesso sei tornato al tuo reggimento, Antef?
- No, mio signore, mi sono congedato. I volti dei miei compagni mi provocavano dei ricordi spiacevoli. Ho preso alloggio in una locanda in attesa della decisione della corte.
Amerotke si gratt il mento: - Sar una decisione difficile. Tu vuoi tua moglie ma lei non ti vuole. Saremo forse obbligati ad aprire una causa di divorzio.
- In questo caso - sibil Antef - chieder a mia moglie un forte compenso.
Amerotke guard il cancelliere, che era un esperto di questi casi, ma l'uomo strinse le labbra e scosse il capo tristemente. Paneb era un brillante, giovane scriba innamorato di una ricca vedova. Ma Antef e Dalifa erano stati innamorati? Amerotke not che non si guardavano nemmeno. Antef amava Dalifa o voleva soltanto i suoi soldi? Era il caso d'indagare.
Si fece dare da Prenhoe il resoconto del caso e lo rilesse attentamente: - Antef, sei stato ferito alla testa e sei stato trovato da una donna del posto che ti ha portato nel suo villaggio?
- S, mio signore.
- Come sei vissuto l?
- Lavoravo nei campi e mi occupavo delle capre.
- Per quanto tempo?
- Tre o quattro mesi - rispose il querelante ma non sembrava sincero. - Poi mi torn la memoria. - Schiocc le dita. - Non di colpo, era come quando l'acqua cola su una parete e le gocce si raccolgono ai suoi piedi in una pozzanghera. Avevo gli incubi e non riuscivo a dormire. Quando ricordai chi ero, decisi di andarmene.
- Hai dei testimoni - sorrise Amerotke - o hai avuto un'altra amnesia?
- Ho cercato quella donna per ringraziarla ma ho saputo che  morta.
- Ma il villaggio c' ancora e qualcuno ti ricorder.
Il giudice ordin a tutti di rimanere in silenzio, poi dichiar: - Confermo il mio verdetto.
Antef guard in terra mentre la moglie lo fissava con odio. Paneb nascose il volto tra le mani.
- L'udienza  tolta. Che il potere del Faraone si rafforzi affinch possa regnare in eterno!
- E cos sia - risposero in coro gli scribi.
Amerotke and nella cappella. Da qualche parte, una sacerdotessa stava cantando uno dei suoi inni preferiti alla dea della Verit Eterna.
Il giudice guard gli affreschi sul muro: rappresentavano una tomba dalle colonne rosse e verdi con un sarcofago dorato dalla maschera di lapislazzuli. Amerotke ricord il riferimento all'ingresso degli Inferi. Presto avrebbe dovuto di nuovo occuparsene, ma cosa aveva a che fare con Antef e Dalifa? Se la verit non era una questione di parole ma aveva una propria essenza, era cos anche per la menzogna? Anche le menzogne avevano una loro mortale fragranza? Amerotke era sicuro che i due coniugi stavano mentendo e che era quella menzogna a unirli. Amerotke si morse le labbra. Aveva bisogno dell'aiuto di Shufoy.

3.

Amerotke usc dal tempio sotto il cocente sole di mezzogiorno, nel grande cortile pavimentato. Prenhoe gli aveva detto l'ora e lui aveva aggiornato l'udienza in attesa della fine della calura. La folla si era dispersa e tutti erano corsi a casa o a cercare ristoro nei giardini pubblici e sulla riva del fiume.
Amerotke si ferm a veder passare il solenne corteo del vicer di Kush, diretto al palazzo reale sotto la protezione di un parasole dorato. Le sue guardie dal volto olivastro avevano dei mantelli di pelle di pantera e orecchini bianchi. Le teste rapate erano coperte da parrucche verdi e dorate, adorne di piume. Il vicer ostentava una costosa pelliccia di lince. Le braccia erano coperte da bracciali d'argento e l'assurda piccola corona in cima alla parrucca d'oro sembrava il berretto di un buffone. I suoi cortigiani annunciavano i suoi titoli, poi si buttavano a terra in segno di deferenza: - Salute a te, principe di Kush, prediletto del Faraone! Donaci l'aria e la vita!
Amerotke si aggir nel mercato. Una prostituta dalla folta parrucca e dalla veste diafana, che si portava dietro un ghepardo con un guinzaglio d'argento, si avvicin per adescarlo, ma quando lo riconobbe si affrett ad andarsene. Il giudice respir la dolce fragranza dei balsami in vendita. Questo era il settore delle merci pi costose, dove si vendevano a prezzi esorbitanti abiti e preziosi ornamenti. Amerotke compr per Norfret la statuetta d'avorio duna pantera.
Finalmente trov Shufoy sotto una palma. Dormiva a braccia conserte, col parasole legato al polso. Amerotke osserv il volto avvizzito del nano e l'orrenda cicatrice che una volta era stato il suo naso.
Shufoy era stato vittima di una tenibile ingiustizia. Amerotke aveva riparato prendendoselo in casa e Shufoy lo aveva ripagato con la sua fedelt e il suo buonumore. Il nano lo stupiva sempre con le sue conoscenze e con la sua determinazione di arricchirsi con i piani pi pazzeschi.
- Non sto dormendo, mio signore.
- E allora perch non apri gli occhi?
- Il mio signore sta bene?
Amerotke era felice che Shufoy non sapesse ancora dell'aggressione di Nehemu.
- Sto sempre bene quando ti vedo, Shufoy.
Il nano apr gli occhi e fece un sogghigno privo di denti. Si guard intorno e batt la borsa di cuoio che aveva legata sulla pancia.
- Ho lavorato molto, padrone.
- Cosa stai vendendo?
Amerotke si sedette accanto a lui.
- Una cura per l'intestino. Prendi uno scarabeo, strappagli la testa e le ali e cuocilo nel miele e nel grasso di serpente. Questo ti terr lontano dalla latrina per vari giorni.
- E quando vorrai tornare alla latrina?
- Prendi uno scarabeo, strappagli la testa e le ali e cuocilo con succo di fichi e germi di grano.
Shufoy si alz in piedi: -  vero che i buoni affari dipendono dal tempo. Ora tutti sono andati a riposarsi. Avete mangiato? Stamattina avete preso soltanto una focaccia. La nobile Norfret dice sempre... - Lo minacci con un dito.
- Ho mangiato, ho mangiato.
Un mercante pass su un cavallino da soma con le bisacce decorate da rumorosi campanelli.
- Padrone, perch siete gi qui? Presto arriver gente e dovr tornare ai miei affari.
- Fammi un favore, Shufoy, conosci i barcaioli del fiume?
- Uno o due.
Amerotke lo prese gentilmente per una spalla: - Gli uomini del fiume pescano pi chiacchiere che pesci. Chiedi loro di un soldato di nome Antef, che combatt e fu ferito nella grande battaglia del deserto, perse la memoria, rimase per un po' a Menfi e poi torn per cercare sua moglie.
Shufoy si morse le labbra e gonfi le guance come il piccolo dio Bes, il folletto che proteggeva animali e bambini.
- Puoi far questo per me, Shufoy?
- Ma vorranno essere pagati!
Amerotke gli porse una pietra preziosa, ma not subito la sua aria scontenta.
- Va bene, te ne dar due, una per te e l'altra per il tuo informatore.
- Mi ritroverete qui stasera, mio signore.
Amerotke se ne and senza voltarsi, mentre Shufoy tuonava: - Questo  il grande giudice Amerotke della Sala delle Due Verit!  appena venuto a congratularsi con me per avergli risanato lo stomaco. Venite, gente!
Le grida di Shufoy attrassero l'attenzione di un gruppo di sacerdoti e Amerotke sper che amassero gli scarabei. Purch il nano stesse attento: la corte era chiamata spesso a punire dei ciarlatani che vendevano medicine dannose.
Rientr nei freschi corridoi del tempio pavimentati di marmo. L'inquieto Prenhoe lo stava aspettando per dargli un papiro col sigillo del Faraone: - Il messo ha detto che era molto urgente.
Amerotke baci il sigillo e lesse un breve messaggio scritto di pugno da Senenmut: Il giudice Amerotke  chiamato alla Casa di Un Milione di Anni prima del tramonto.
- C' qualche problema? L'altra notte ho sognato che io e Shufoy eravamo con una ragazza...
Amerotke si rifugi nella cappella ma lo scriba continu a raccontargli il sogno attraverso la porta. Quando usc dopo essersi purificato lo minacci: - Se mi racconti ancora un altro sogno ti rimander alla Casa della Vita.
- Ma non puoi fare questo, alla fine della stagione devo dare il mio esame!
- Allora studia, Prenhoe, la corte mi aspetta.
Quando si sedette a consultare il papiro che gli aveva dato il capo scriba, cap subito che il caso era molto serio. Tutti si erano gi seduti e guardavano il giovane ufficiale inginocchiato sui cuscini dell'imputato. Amerotke gli sorrise. Il giovane sembrava nervoso. Continuava a giocherellare col bracciale di rame che dimostrava che era un ufficiale dello squadrone di carri della Pantera, del reggimento di Anubi. Era stata Norfret a raccontargli la sua storia, un pettegolezzo che aveva raccolto da amici venuti a trovarla dalla citt. Ad Amerotke non piacevano quelle chiacchiere perch non voleva essere tirato in mezzo e dare dei giudizi che potevano essere fraintesi o mal riferiti. Guard il cancelliere: - Credevo che questa causa non dovesse essere ancora aperta.
Il severo cancelliere scosse il capo e indic la camera di giudizio: - Vi avevo lasciato un messaggio, mio signore, ma l'aggressione di quella canaglia... Questa causa non pu aspettare.
Amerotke studi il papiro. Il caso aveva deliziato i pettegoli di tutta Tebe. Il giovane Rahmose era il figlio minore del generale Omendap, amico personale di Hatusu e importante alleato per la sua ascesa al trono. Rahmose era stato amico di due altri ufficiali, Banopet e Usurel, figli gemelli di Peshedu, tesoriere della Casa del Pane e della Casa dell'Argento, uno degli uomini pi ricchi d'Egitto, che controllava gli arrivi di grano e argento dalle principali citt del regno. I figli di Peshedu avevano litigato con Rahmose, poi erano andati con un carro nel grande labirinto costruito nel deserto dagli Hyksos. Rahmose li aveva seguiti per rappacificarsi e aveva giocato loro un tiro, rubando i cavalli dal carro.
Pass un giorno, e i due giovani ufficiali non erano ancora tornati. Vennero trovati i resti del carro e di un predone divorato da una fiera. Gli esploratori scoprirono nel deserto le tracce di un grosso leone, una belva che terrorizzava l'oasi di Amarna. Ma non si era trovata traccia dei due ufficiali e Peshedu aveva accusato Rahmose di averli uccisi. Amerotke fin di leggere e sollev lo sguardo: - Sei un assassino, Rahmose?
- No, mio signore.
Il giudice lev un braccio: - Perch i tuoi amici sono andati nel labirinto? Erano armati?
- S, e avevano vino e provviste - rispose nervosamente Rahmose. - In una festa avevano scommesso che avrebbero attraversato il labirinto.
- Non dev'essere cos difficile.
- Ci siete mai stato, mio signore?
- Solo nei pressi - si rivolse a un altro scriba, un uomo tarchiato e pomposo, molto orgoglioso delle sue conoscenze: - Cosa si sa dell'Ingresso degli Inferi?
- Secondo una leggenda, prima di essere sconfitti dal Faraone, gli Hyksos costruirono una grande fortezza presso l'oasi di Amarna.
Amerotke si tocc con impazienza il tatuaggio che aveva su un ginocchio ma lo scriba voleva avere il suo momento di gloria e prosegu pomposamente: - Ma gli dei d'Egitto intervennero e il grande serpente Apep si adir...
- In altre parole c' stato un terremoto?
- Il grande serpente si adir - continu imperterrito lo scriba - e la fortezza fu distrutta, ma il perfido re degli Hyksos costru un labirinto coi blocchi di granito per portarvi gli schiavi e i prigionieri di guerra, perch gli Hyksos amavano la crudelt. Confinavano nel labirinto senza cibo n acqua uomini, donne e bambini. Molti morirono e le loro ossa furono lasciate nel sinistro Ingresso degli Inferi.
Ci fu un mormorio di disgusto al pensiero di quelle pratiche sacrileghe. Uccidere un uomo e negargli la giusta sepoltura era la peggior crudelt, perch s'impediva all'anima di viaggiare verso occidente, fino all'estremo orizzonte.
- A volte liberavano nel labirinto delle bestie feroci, che ben presto si perdevano e dovevano sbranare i prigionieri per sopravvivere.
- E ora? Ci sono ancora delle bestie feroci?
Prenhoe sollev lo stilo e sorrise con imbarazzo di fronte al disappunto dello scriba: - Ne dubito, mio signore.
- Continua, Prenhoe.
- II labirinto  tortuoso ma un leone o una iena dovrebbero trovare l'uscita. E poi, perch dovrebbero andarci?
Lo scriba pi anziano volle intervenire per dimostrare la sua autorit: - Ce un altro fatto: l'Ingresso degli Inferi  un luogo solitario con una pessima reputazione, evitato dai nomadi del deserto. Tuttavia, spesso i giovani pi temerari e sventati lo usano per provare il loro coraggio - sorrise con aria di disprezzo. - Qualcuno riesce a uscire e qualcuno no.
- Cosa vuoi dire?
- Semplicemente, scompaiono. Dicono che l'Ingresso degli Inferi sia abitato da spiriti maligni.
Amerotke guard un raggio di sole venuto dal portico, in cui danzavano delle particelle di polvere. Non credeva ai demoni e agli uomini che scomparivano nel nulla.
- Gli scomparsi sono stati cercati?
- S, mio signore, ma non se ne trov traccia. Solo gli scheletri di quelli uccisi dagli Hyksos.
Amerotke batt il piede con impazienza.
- Ma questa volta sono scomparsi due giovani ufficiali, figli di un importante ministro del Faraone.
Guard Rahmose. Certo, era colpevole d'incuria, ma era un assassino?
- Li avete cercati?
- S, mio signore - disse il cancelliere - e col vostro permesso chiamerei l'ufficiale responsabile.
Amerotke annu e il cancelliere batt le mani: - Che Kharfu si presenti davanti alla corte!
Un uomo alto e robusto avanz, vestito con un berretto di cuoio, ginocchiere e un gonnellino da guerra con bottoni e borchie di bronzo. Il suo petto nudo era attraversato da un cinturone di pelle, ma il loder della spada era vuoto perch i testimoni non potevano presentarsi armati davanti al giudice. Amerotke gli indic il cuscino rosso vicino al reliquiario di Ma'at. L'uomo si sedette, chiuse gli occhi, mise la mano sul reliquiario e ripet la formula di giuramento che gli aveva letto uno scriba. Amerotke lo studi attentamente. Era un tipico soldato dal volto cotto dal sole e dagli occhi strizzati per l'abitudine al calore e al vento del deserto. Il suo corpo muscoloso recava molteplici cicatrici. Amerotke not le penne blu e rosse alla cintura e i bracciali con le nappe. Doveva tener e molto al suo aspetto. Era il tipico soldato che ama attrarre le ballerine nelle taverne.
- Ti chiami Kharfu?
- S, mio signore.
- Togliti il berretto - gli disse gentilmente Amerotke. - Sei un soldato?
- Sono un ufficiale degli esploratori della brigata della Gazzella del reggimento di Iside.
- E hai cercato i due scomparsi?
- Ho capeggiato una dozzina di miei uomini della brigata della Gazzella. Siamo partiti all'alba, il giorno dopo la sparizione.
- E cosa avete trovato?
- Un carro privo di lance e frecce.
- Quindi i due ufficiali erano entrati armati nel labirinto?
- Credo di s. Abbiamo trovato i resti di un fuoco, una coppa rotta e un otre di vino vuoto. Inoltre cerano i resti di un predone del deserto. Ne erano rimaste poche ossa e qualche straccio vicino alle orme di un leone. Veniva dalla vicina oasi, ma il suo dromedario era scappato.
- Il leone pu aver attaccato i due ufficiali.
L'esploratore scosse il capo: - Nel labirinto non cerano tracce di animali.
- Quanti ingressi ha?
- Cinque o sei. Le uniche orme erano accanto al carro. Erano molto vaghe ma i miei uomini sono abili e hanno potuto capire che i due ufficiali erano entrati.
Amerotke indic l'imputato: - Anche lui  entrato?
- Pu darsi, ma non abbiamo trovato le sue tracce.
- E se i due ufficiali sono ancora nel labirinto, indeboliti dalla fame e dalla sete?
- Non credo che siano ancora vivi. Usurel aveva un corno e se si fossero persi l'avrebbe suonato. Inoltre ho detto ai miei uomini di suonare i loro, ma non c' stata nessuna risposta.
- Allora cosa avete fatto?
- Avevamo paura di entrare. Non temiamo le leggende ma il leone poteva essere in agguato. Alcuni dei miei uomini avevano combattuto in zone montuose e sapevano arrampicarsi: i blocchi di granito sono distanti una spanna l'uno dall'altro. I miei uomini li hanno scalati e hanno iniziato a balzare da un blocco all'altro.  stato faticoso ma ce l'hanno fatta. Hanno percorso l'intero labirinto. Hanno visto gli scheletri dei poveretti che vi sono motti in passato ma non c'era alcuna traccia di Banopet e Usurel.
- Qual  la versione di Rahmose?
- Due giorni fa, mio signore, ho litigato con i miei amici.
- Per quale motivo?
- Mi avevano sfidato ad andare nel labirinto e mi avevano dato del codardo perch avevo rifiutato.
- Dove  avvenuta la lite?
- In una locanda del porto. Hanno detto che ci sarebbero andati loro stessi senza di me. - Rahmose giocherell nervosamente con la catenella che aveva al collo. - Il giorno dopo sono venuti a chiamarmi a casa ma ho di nuovo rifiutato. Sono partiti sul carro continuando a beffeggiarmi.
- E tu li hai seguiti?
- S, mio signore, ma sono arrivato soltanto al tramonto e non cera pi traccia dei miei amici, anche se mi  parso di sentir cantare Usurel.
- Cantare?
- S, il vento del deserto mi portava vagamente qualche nota. Ero arrabbiato e volevo dar loro una lezione, cos ho staccato i loro cavalli e sono tornato in citt.
- Non  stata un'azione sventata?
-  vero, ma voleva essere soltanto uno scherzo. Si vantavano del loro coraggio e se fossero tornati a casa a piedi avrebbero perso un po' della loro baldanza. Erano dei soldati bene armati.
- E il leone e i predoni del deserto?
- I predoni non attaccano i soldati e non sapevo che ci fosse un leone.
- Comunque  stata un'azione sventata. - Amerotke tamburell con le dita e lev un braccio per pronunciare la sentenza. -  chiaro che i due giovani sono morti, perch non avevano alcun motivo per non tornare a Tebe. Le prove dimostrano che sono entrati nell'Ingresso degli Inferi e che non ne sono pi usciti. Rahmose ha agito stupidamente e dovr essere processato.
Fece un gesto per allontanare l'ufficiale degli esploratori.
Rahmose si copr il volto mentre gli scribi mormoravano tra loro e commentavano favorevolmente la sentenza. Amerotke fece un gesto al coppiere e si fece versare del fresco vino bianco di Maru. Gli scribi corsero a preparare i cuscini per l'udienza col procuratore reale.
Il procuratore Valu avanz, vestito ostentatamente con una tunica di lino pieghettata, un manto di broccato e sandali dalla punta d'argento. Era un uomo tarchiato e senza collo. Le pieghe di grasso del suo volto nascondevano i brillanti occhi scuri. Ad Amerotke ricordava un passero alla continua ricerca di qualcosa. Gli spettatori soffocarono le risa provocate dal suo arrivo. Valu si dipingeva il volto come una donna: gli occhi bistrati, le palpebre tinte di verde, le labbra e le guance pi rosse di quelle di una prostituta. S'inginocchi ansimando sui cuscini e s'inchin al giudice. Aveva le unghie tinte dello stesso verde scuro dei suoi braccialetti.
- Una saggia decisione, mio signore - sorrise.
- Benvenuto, Valu.
Era impossibile leggere nel suo volto inespressivo. Valu faceva lo sciocco ma in realt era un ambizioso uomo di legge e nascondeva l'astuzia di una mangusta. Da quando aveva lasciato la Casa della Vita, era diventato uno dei pi valenti magistrati di Tebe, gli occhi e le orecchie del Faraone, il persecutore dei congiurati e dei nemici della Real Casa. Il procuratore istruiva l'accusa in tutti i processi pi importanti, senza curarsi di chi offendeva. Era pi subdolo di un serpente quando affermava che obbediva soltanto agli ordini del Faraone, e chi poteva smentirlo?
- Una saggia decisione, mio signore - ripet - degna del giudice della Sala delle Due Verit.
- A me non  parsa affatto saggia - disse Amerotke, che non voleva dispiacere al generale Omendap.
- Non vi seguo, mio signore - le sopracciglia depilate di Valu si sollevarono con sorpresa esagerata.
- Sar la corte a decidere cosa  saggio, la mia decisione era solo frutto di fredda logica. Cos'hanno da dire gli occhi e le orecchie del Faraone?
Valu si strofin le mani e si lecc le labbra: - Ho letto tutte le risultanze. Due ufficiali sono andati nell'Ingresso degli Inferi ed  provato che non hanno incontrato nemici o belve feroci. Pare evidente che siano entrati nel labirinto, e possono aver trovato l'uscita o essersi persi.
"Ma noi sappiamo anche che non ne sono mai usciti e che gli esploratori non li hanno visti all'interno del labirinto.''
Amerotke rabbrivid. Lui aveva accusato Rahmose d'incuria ma Valu puntava a un capo d'imputazione molto pi serio.
- Non voglio commentare. Qual  l'opinione del nobile Valu?
Valu sospir e inizi a enumerare con le dita grassocce: - I due ufficiali non sono tornati a Tebe, non sono nel labirinto, non sono stati attaccati da belve o predoni, ma Rahmose ha ammesso di aver litigato con loro e che Usurel e Banopet l'hanno preso in giro. - Sollev il capo e si eresse sul busto con le mani sulle cosce. - Io, Valu, gli occhi e le orecchie del Faraone, affermo che non solo Rahmose ha portato via i cavalli, ma che ha anche ucciso i due giovani e ha sepolto i corpi nella sabbia rovente delle Terre Rosse.
Amerotke ferm con un gesto il clamore che avevano suscitato le parole del procuratore: -  un'accusa di omicidio?
- S, mio signore, di duplice omicidio.

4.

Nella torre del giardino del tempio di Horus, lo schiavo Sato stava salendo stancamente la scala a chiocciola che conduceva sul tetto. Era veramente stanco! Aveva bevuto pi birra del necessario ed era stato in una casa di piacere con una prostituta, energica e vigorosa. Sato sentiva ancora il suo profumo e ricordava il suo volto liscio e il suo corpo profumato.
Era gi venuto nella torre ma poi si era ricordato dei dolci e della birra, era ritornato in cucina e aveva preso il vassoio che aveva poi lasciato nella piccola credenza ai piedi delle scale. Era molto stanco e avrebbe voluto mettersi a letto.
Era caduta la sera e il vecchio sacerdote Prem sarebbe rimasto a lungo a studiare le stelle, cos Sato sarebbe dovuto rimanere di guardia per tutta la notte. A volte Prem si svegliava dopo aver avuto un sogno e voleva consultare i libri sacri, e allora Sato doveva portargli un boccale di birra e dei dolci al miele. Prem gli spiegava sempre che l'astrologia gli aumentava l'appetito, ma il suo sorriso privo di denti faceva pensare al servo che si burlasse di lui. Era un tipo strano, con quella piccola testa ossuta e rigata di venuzze, ma che custodiva infinite nozioni. Quel vecchio aveva studiato nella Casa della Vita e aveva pregato nel tempio di Horus fin da ragazzo.
- Abbiamo bisogno di Horusdiceva sempre - il Falco doro d'Egitto dagli occhi di diamante. Con le sue ali d'argento protegge l'Egitto dall'Angelo della Morte, il demone che giunge in picchiata dal cielo per portare guerra e carestia.
Sato si ferm e guard nell'oscurit. Era una vecchia torre di pietra, molto alta e circondata dagli alberi. Si diceva che avesse fatto parte di una fortezza degli Hyksos, ma ora era stata inclusa nella Casa della Vita per lo studio delle stelle.
Arrivato alla stanza del sacerdote, Sato butt in un angolo la borsa di cuoio e il vecchio cinturone. Prem era davvero bizzarro. Pareva che da giovane avesse combattuto gli Hyksos, quindi avrebbe dovuto avere paura degli spettri che si aggiravano per la torre.
Sato buss alla porta, ma il divino padre non gli rispose. Doveva essere in cima.
Continu a salire. La porta che dava sulla terrazza era aperta e Sato v'infil la testa. Il cielo era scuro e pieno di stelle. Prem gli dava le spalle, con un mantello bianco sulla schiena curva e un cappello di paglia per proteggersi dalla frescura.
- Sono qui, divino padre.
Il vecchio chin il capo e gli fece un cenno d'assenso. Sato sospir, chiuse la porta e torn a scendere. Prem era occupato con le sue carte del cielo e delle costellazioni. Era un'ottima notte per studiare le stelle. Prem stava cercando la Coda dell'Oca o la Stella dei Mille o una di quelle grandi stelle cadenti che chiamava Schegge del Fuoco Eterno.
Sato sedette su uno sgabello e guard gli strani affreschi sul muro: grifoni dagli occhi di fuoco e dalla lingua nera inseguivano leoni e altre belve in un paesaggio scarlatto, cacciati a loro volta da uomini con strane armature montati su cani. Forse erano gli Hyksos, rapaci e crudeli cacciatori. Sent un rumore e si alz di scatto. Era il vento, o un animale che si era infilato su per le scale? Preoccupato, diede un'occhiata alla scala oscura in cerca di serpenti o scorpioni. Ma non c'era nulla. Si trattava di uno spirito? Quelle chiacchierone delle concubine spaventavano sempre i bambini con le leggende che riguardavano il passato del tempio. Dicevano che nei sotterranei vi erano gli spettri delle vittime degli Hyksos e che usassero fare inseguire i prigionieri dalle pantere. Sato avrebbe preferito che il vecchio Prem fosse sceso di sotto, cos avrebbero potuto andare a dormire in pace. Vivevano in un periodo di sconvolgimenti, tutti i grandi sacerdoti si erano radunati, formalmente per discutere di teologia, ma ognuno conosceva in realt il vero motivo della riunione. Hatusu si era proclamata Regina-Faraone, ma la casta dei preti l'avrebbe accettata? Dopo la vittoria, l'esercito l'adorava, e i mercanti e i banchieri apprezzavano molto il fatto che avesse ripreso e incrementato i commerci, ma i cortigiani che erano stati favorevoli al vecchio primo ministro Rahimere speravano ancora di rovesciarla, sostenendo che non aveva il favore degli dei.
La polla della terrazza si apr e Sato ud l'ansimare di Prem mentre scendeva cautamente le scale. Sato torn ad alzarsi perch qualcosa era rotolato tintinnando sugli scalini. A fatica riusc ad afferrare l'anello che era caduto all'astronomo. Prem aveva gi aperto la sua stanza ed era entrato.
- Lascialo sul tavolo - gli sussurr.
Il vecchio prete si era seduto su uno sgabello e dava la schiena alla porta. Con una mano gli indicava il tavolo che si trovava nella stanza, accanto alla soglia.
Sato obbed, chiuse la porta e il sacerdote mise come al solito il chiavistello. Sato torn a sedersi sul suo sgabello ai piedi della scala. Apri la borsa di cuoio e diede un morso a una focaccia di grano, ma per poco non soffoc quando ud un tenibile urlo provenire dalla stanza. Non aveva mai sentito un simile grido di terrore e di agonia. Lasci cadere la focaccia e corse Alla porta, tempestandola di colpi: - Divino padre! Divino padre!
Nessuno rispose. Sato corse gi ma scivol e si fece male a una gamba. Tra mille bestemmie, apr la porta esterna e corse in giardino per chiedere aiuto. Non voleva lasciare la torre per non permettere all'assassino di scappare, quindi torn indietro e si mise a gridare dalla soglia finch non accorsero delle guardie con le spade sguainate e dei sacerdoti che provenivano dai diversi edifici del tempio.
-  il divino padre Prem!
Le guardie lo scostarono e corsero su per le scale. Sato le segu. La scala a chiocciola cominciava a essere affollata. Lo schiavo prov la porta, che era ancora chiusa dall'interno.
- Il divino padre  stato aggredito. L'ho sentito gridare!
- La finestra! - grid una guardia.
-  impossibile - rispos un'altra - ci sono almeno dieci metri di l al suolo.
- Non sai che esistono le corde? - ironizz il suo capitano.
Le guardie scesero le scale di corsa, scostando di nuovo Sato con violenza. Poi portarono su un tronco di sicomoro e il capitano ordin di sfondare la porta. Il catenaccio di bronzo salt e il battente cedette verso l'interno, lasciando entrare le guardie, seguite da Sato.
La stanza odorava di acqua di rose, di vecchie pergamene e di sangue. Prem era disteso sul letto, il cappello di paglia era caduto al suolo e la testa del vecchio era insanguinata, come il cuscino e le lenzuola di lino. Sato si volt e vomit in un vaso di rame. Nella stanza entrarono anche i sacerdoti, guidati da Hani.
- Per Horus - mormor il gran sacerdote - gli hanno fracassato il cranio!
Sato si avvicin al letto. Il nobile Hani aveva ragione, l'intelligente fronte del vecchio prete si era persino incavata. Il suo volto era sfigurato da lunghi graffi, come quelli provocati dagli artigli di un gigantesco felino.
- Sembra che ci fosse qui qualche belva - disse il capitano.
- Ma dove? - chiese Hani.
Sato not che le imposte di legno erano chiuse, le apr e guard gi nell'abisso. Di sotto, delle sentinelle sollevarono le torce per vedere chi era. Un soldato grid, indicando la base della torre: - Non c' nessuna traccia di una scala di corda. Il terreno  umido ma non ci sono impronte.
Sato chiuse le imposte.
- Cosa dicono le guardie? - chiese Hani.
- Gran sacerdote, chiunque abbia ucciso Prem non  uscito dalla finestra.
-  impossibile - grid il capitano delle guardie. - La porta era chiusa dall'interno.
- Andate in cima alla torre - ordin Hani.
Le guardie corsero in terrazza, ma ritornarono molto deluse: - Abbiamo trovato soltanto un tavolino e due cuscini.
Tutti rimasero in silenzio e Sato cap subito cosa stavano pensando. La torre era stregata, solo un demone degli inferi poteva aver ucciso cos orribilmente il divino padre Prem. Hani stese delicatamente un lenzuolo sul volto insanguinato.
- Portate il corpo alla Casa della Morte e chiamate gli imbalsamatori.
Hani stava per andarsene ma poi si gir e percorse la stanza con gli occhi dalle palpebre pesanti, mentre il naso aquilino fendeva l'aria: - Io andr a palazzo.  la seconda morte nel nostro tempio, dovr informare la Regina-Faraone.
Amerotke s'inginocchi fino al pavimento nella grande sala delle udienze della Casa di Un Milione di Anni, attigua alla sala dei banchetti. Bianche nubi d'incenso si mescolavano al profumo dolciastro delle erbe e delle innumerevoli ghirlande di rose alle pareti. Davanti a lui, su una pedana simile a un altare dalle colonnine stuccate e con un fregio di serpenti d'oro sul baldacchino, sedeva Hatusu, Regina-Faraone d'Egitto.
Amerotke non ascoltava le due file di coriste che fiancheggiavano il baldacchino. Era piuttosto preoccupato ma rimaneva a capo chino per rispettare l'etichetta. Le pareti erano tempestate di pietre preziose e il soffitto verde chiaro scintillava di stelle d'argento.
Amerotke si rendeva conto dell'onore che la regina gli faceva. Lo stava ricevendo in pompa magna per far vedere a tutto l'Egitto la considerazione che aveva per lui. Il canto fin come portato via dal vento.
- Solleva pure il capo, Amerotke.
Il giudice si sistem meglio sui cuscini di piume sui quali era inginocchiato. Hatusu sedeva sul grande trono di alabastro, oro, avorio e gemme lucenti. I sandali tempestati di pietre preziose erano appoggiati su uno sgabello a zampe di leone. L'attillata veste bianca era coperta dal prezioso Nenes, il divino mantello del Faraone. Quel giorno aveva scelto di portare la corona dell'avvoltoio col suo disco doro decorato da splendide piume di struzzo. Amerotke osserv il bel volto impassibile. Hatusu aveva appena vent'anni e gi governava la Terra dei Due Regni. Gli occhi bistrati guardavano lontano e le dita dalle unghie rosate stringevano i braccioli a forma di leopardo. Alla sua destra stava Senenmut. Portava una veste bianca e il suo volto dai lineamenti marcati era sorridente. Con una mano si appoggiava al trono e con l'altra giocherellava con il pettorale doro da gran visir.
Senenmut tossicchi e strizz l'occhio ad Amerotke. Il giudice arross. Doveva rispondere adeguatamente all'onore che gli era stato fatto.
- Vedo il tuo volto, o divina, il tuo fulgore mi ha toccato il cuore. La mia anima  colma di piacere nell'osservare la tua maest.
Senenmut batt le mani e le guardie dalla corazza di bronzo e dallo scudo con l'emblema del reggimento dell'Ibis se ne andarono. Amerotke rimase inginocchiato. Due ancelle nascosero la divina sovrana dagli occhi mortali con un sipario di seta dorata. Anche i cortigiani se ne andarono. Solo poche guardie rimanevano a sorvegliare le porte d'argento. Senenmut avanz verso Amerotke e lo sollev in piedi, sorridendo: -  stato tutto un po' noioso ma sua maest insiste nel mostrare a tutti il suo divino fulgore. Vuole dimostrare all'intera citt quanto le  caro il giudice della Sala delle Due Verit.
- Alquanto doloroso per le ginocchia, ma sopportabile.
- Hatusu vuole parlarti in privato.
Lo condusse per uno stretto corridoio affrescato a colori brillanti. Gli affreschi erano nuovi e rappresentavano la grande vittoria sui Mitanni di qualche mese prima.
Il gran sacerdote Hani aspettava nell'anticamera. Con lui cera sua moglie Vechlis, alta, dagli occhi bistrati e dalle guance scarlatte. Sotto la nera parrucca unta d'olio con le trecce legate in tubicini d'argento, il suo volto era altero, gli occhi scintillanti e le labbra strette. Amerotke la conosceva da quando era bambino. Si ferm e s'inchin: -  un piacere rivedervi, mia signora.
- Cos  per me, Amerotke - sorrise lei. - Le tue imprese sono note in tutta Tebe. - Si copr con le mani gli occhi bagnati di lacrime. - Sembra soltanto ieri quando ti portavo nel giardino del tempio per farti sentire il canto degli uccelli. Eri un ragazzo tranquillo che osservava tutto. Ma ora abbiamo bisogno di te al tempio di Horus, la tua presenza sar d'aiuto alla regina e a mio marito.
Amerotke s'inchin e segu Senenmut nelle stanze di Hatusu. Le pareti erano bianche e disadorne e Hatusu si era tolta le insegne regali e si era seduta su un cuscino con la schiena contro il muro. La finestra era aperta e lei cercava di allargare la veste per rinfrescarsi alla brezza della sera.
- Il potere pu essere molto faticoso. Chiudi la porta, Senenmut. - Porse la mano ad Amerotke perch gliela baciasse e gli indic un cuscino. - Mettiti comodo.
Amerotke e Senenmut le si sedettero davanti. Il giudice era molto imbarazzato, Hatusu sembrava una ragazza qualsiasi che si rilassasse dopo aver ballato a una festa. Ricord quando molti anni prima, durante il regno di suo padre, si sedeva con lei a chiacchierare. Ora quella ragazza era diventata il Faraone d'Egitto e insisteva perch le si tributasse ogni onore, eppure sedeva come una donna intenta a spettegolare al mercato.
- Vuoi bere qualcosa? Del vino bianco o del succo di frutta fresco?
Amerotke scosse il capo.
- Sei stato inginocchiato troppo a lungo? - gli chiese lei maliziosa.
- La visione della vostra maest ha ripagato ogni secondo di fatica - rispose lui gentilmente.
Hatusu si mise a ridere e gli batt una mano sulla spalla, poi si fece seria: - Non sai mentire, Amerotke. Mi hanno detto dell'aggressione di Nehemu e ho ordinato che il suo corpo fosse impalato sulle mura della citt, come avvertimento per chiunque osi torcere un capello ai funzionari della Real Casa. - Si fece aria con un ventaglio. - Cos il figlio di Omendap  stato accusato di omicidio?
- Questa  l'opinione del procuratore. Lui dice che i due amici di Rahmose non si sono persi nel labirinto ma che il giovane li ha uccisi e li ha poi seppelliti nel deserto. Poco dopo,  arrivato un predone per saccheggiare il carro ed  stato ucciso da un leone.
- E Rahmose port via i cavalli? Non mi sembra l'azione di un assassino. Inoltre ha detto di aver seguito i due amici, e un assassino non l'avrebbe mai ammesso.
Amerotke scosse il capo: - Non  cos, mia signora. Secondo le prove raccolte dal procuratore, Rahmose  tornato a sera con i cavalli rubati. Le testimonianze dimostrano che non aveva detto a nessuno dove andava, aveva semplicemente informato uno dei suoi servi che avrebbe fatto una breve passeggiata lungo il Nilo e che sarebbe ritornato presto. Forse sperava che nessuno si sarebbe accorto di ci che aveva fatto.
Senenmut guard cupamente Hatusu.
- Ma una ruota del carro di Rhamose inizi a staccarsi e lui dovette fermarsi, cos uno dei cavalli rubati gli scapp e fu trovato da una pattuglia di cavalieri. Gli esploratori seguirono le tracce e trovarono Rhamose che stava per andarsene. L'ufficiale ha testimonialo che il giovane cerc di fuggire: liber anche l'altro cavallo e fil via come se l'inseguissero tutti i demoni degli inferi.
- Ma la ruota torn a staccarsi - intervenne Senenmut.
- S, mio signore, e Rahmose fu costretto a fermarsi. Gli esploratori si erano insospettiti, avevano visto che i cavalli erano di razza e che portavano il marchio di Peshedu.
- Perch l'ufficiale non ha mandato un esploratore all'Ingresso degli Inferi? - chiese severamente Hatusu.
- Era notte e i loro cavalli erano stanchi. Avevano poche provviste e volevano interrogare Rahmose.
- Quante persone sono a conoscenza di ci?
- Praticamente tutta la citt. Pare che all'inizio il figlio di Omendap abbia mentito alle guardie.
Senenmut un le dita e poggi i gomiti sulle ginocchia: - Cos abbiamo la storia di Rhamose e l'accusa del procuratore. Ora capisco dove vuole arrivare.  un uomo astuto e dir alla corte che Rahmose ha seguito gli amici di nascosto, li ha uccisi, li ha sepolti nel deserto e intendeva liberare i cavalli per far credere che fossero scappati o che fossero stati rubati. Se non avesse incontrato la pattuglia, la colpa sarebbe stata data ai predoni.
- E cos.
- Le impronte dei due uomini si dirigevano verso il labirinto - intervenne Hatusu.
Amerotke guard dalla finestra. Norfret lo stava aspettando e chiss dov'era Shufoy. Prenhoe l'aveva visto parlare con la Maiarca. Forse gli aveva fatto la stessa offerta che aveva fatto anche a lui.
- Quelle tracce non significano nulla. Se sono veramente le impronte degli uomini scomparsi, dimostrano soltanto che si sono diretti verso l'Ingresso degli Inferi.
- Ma come avrebbe fatto Rahmose a uccidere due soldati armati? - chiese Senenmut.
- Diciamo che  arrivato col suo carro. I suoi amici erano stanchi, avevano con s un otre di vino e forse si erano ubriacati. Quando Rahmose arriva sono davanti al labirinto. Gli vengono incontro barcollando e lo prendono di nuovo in giro. Rahmose  un buon arciere e con due frecce li uccide in un batter d'occhio. Seppellisce i cadaveri e le loro armi in modo che non si trovi altro che l'otre e la coppa rotta.  possibile che Rahmose non volesse ucciderli, ma il procuratore affermer che  scoppiata una lite e che l'assassino doveva far sparire i corpi per evitare di essere accusato.
- Cos - concluse la regina - il figlio di Omendap potr salvarsi solo se si ritroveranno i due ufficiali, vivi o morti. Se sono vivi non ci sono problemi, e se sono morti dovr comunque lottare per liberarsi di ogni sospetto.
-  per questo che sono venuto qui? La divina sovrana vuol farmi ascoltare tutta la sua saggezza?
- Non sono solita interferire con le decisioni della corte - sibil lei severamente.
Infatti, pens Amerotke, lo faceva soltanto se necessario. Si tocc l'anello. Se Hatusu gli forzava la mano avrebbe dato le dimissioni. Non voleva diventare lo zimbello degli ubriachi nelle locande, come se fosse una marionetta comprata da Hatusu.
- Pace, pace, Amerotke - intervenne Senenmut, battendo le mani. - Chiediti soltanto se Rahmose pu essere un assassino.
- Ho incontrato molti assassini dal volto sorridente, e le acque chete rovinano i ponti. Siete preoccupati, vero? La condanna di Rahmose vi farebbe perdere l'appoggio del generale Omendap. Ma se Rahmose verr assolto perderete l'appoggio del ricchissimo Peshedu, il padre dei due scomparsi.
- Non si pu trovare un compromesso?
- Dobbiamo aspettare di aver raccolto altre prove per decidere, mio signore.
- Andrai a frugare tu stesso nel labirinto? - chiese la regina.
- Certamente, mia signora, solo gli dei sanno cosa si nasconde nell'Ingresso degli Inferi.
- Ma non andarci subito - mormor Hatusu, scoprendosi uno splendido seno dipinto d'oro. Amerotke distolse lo sguardo e Hatusu rise maliziosa: - La nobile Norfret ti tiene troppo occupato, o mio giudice.
- Non tanto quanto voi, mia signora.
Di nuovo Hatusu rise come una ragazzina, poi disse lentamente: - Il figlio di Omendap pu aspettare. Ho ordinato a degli esploratori di andare nel deserto e di cercare tutte le possibili tracce. Ho un altro problema per te, Amerotke. Hai sentito le chiacchiere che girano tra i sacerdoti?
- Ah, s, la riunione al tempio di Horus.
-  molto importante - dichiar il primo ministro, togliendosi il pettorale e sfiorando con le dita l'incisione che rappresentava il dio Osiride. - Conosci la situazione, Hatusu  la nostra Regina-Faraone per diritto divino.  la figlia di Tutmosi I, ed  stata concepita da Amon nel grembo di sua madre.
Amerotke rimase impassibile. Quelle chiacchiere propagandistiche avevano girato tutta Tebe e la divina concezione da parte di Amon era stata rappresentata negli affreschi dei templi, sugli altari e sui fregi dei monumenti reali.
- La sua trionfale vittoria contro i nostri nemici e l'acclamazione del popolo hanno confermato il suo grande destino.
- Ormai avete solo bisogno del consenso dei Sacerdoti - fin Amerotke.
- Domani dovrai partecipare alla riunione - gli occhi blu di Hatusu erano pieni di malizia. - Sarai il campione della mia causa insieme al gran sacerdote di Horus e a sua moglie Vechlis.
- Non puoi avere sostenitori pi ardenti. Va bene, il processo di Rahmose pu aspettare, ma che altro ce?
- Uno dei tuoi vecchi amici  tornato - sorrise amara Hatusu.
Amerotke sembr perplesso.
- Il perfido Seth dai capelli rossi, il dio del male. Omicidio! - spieg drammaticamente la regina.

5.

Amerotke dovette aspettare che Senenmut avesse sostituito ai cuscini delle sedie per rendere l'incontro pi formale.
- L'apparenza  tutto - mormor maliziosamente il visir.
Hatusu sedette sul trono e gli altri due su degli sgabelli prima di far entrare Hani e Vechlis. Hatusu attese che le baciassero i piedi poi li fece accomodare a loro volta.
- Vostra maest, siamo subito accorsi - disse Vechlis. - Il divino padre Prem  stato assassinato in modo orribile.
Raccont brevemente le circostanze della morte. Suo marito era molto agitato. Noto ufficialmente col nome di Horus, non somigliava affatto al dio dalla testa di falco. Vechlis era molto pi dura e tagliente, e i suoi occhi scintillavano quando guardava Hatusu. Amerotke ascoltava affascinato. Questo non era il solito delitto rozzo e mal studiato. Quando Vechlis fin, Hatusu si rivolse ad Amerotke: - Secondo le prove, Prem  stato ucciso da una belva feroce. Cerano tracce di un simile animale nella stanza, Hani?
Il sacerdote di Horus scosse il capo.
- Aveva dei nemici?
Di nuovo la risposta fu negativa.
- Era molto amato - disse per lui Vechlis. - Chi poteva voler uccidere un vecchio studioso in maniera cos atroce?
- E poi c' l'altra morte.
- S, mio signore Senenmut - rispose Hani. - Neria, il capo bibliotecario. Era sceso nel labirinto di gallerie sotto il tempo, al cui centro si trova la tomba del pi antico Faraone d'Egitto, Menes, della dinastia dello Scorpione.  stato il giorno in cui sua maest ha visitato il tempio. Gli ospiti si riposavano dopo la festa quando un servo vide del fumo provenire dalle scale e diede l'allarme. Fu una vista terribile, Neria stava risalendo e qualcuno deve aver aperto la porta per tirargli addosso dell'olio e dargli fuoco.  stato ridotto completamente in cenere.
- Pensate che questi delitti abbiano a che vedere con la riunione dei grandi sacerdoti? - chiese il giudice.
- Pu darsi - rispose Hani. - Ma sono tutti dei santi uomini, mio signore, che portano i nomi degli dei d'Egitto: Iside, Osiride, Amon, Anubi e Hathor. Sono sei, se contate anche me.
- Per i delitti sono cominciati solo dopo il loro arrivo. Da quanto tempo sono l?
- Due o tre giorni. Per ora abbiamo discusso questioni materiali come gli introiti, le tasse, i rituali. - Pareva molto imbarazzato. - Avevamo incominciato a parlare della successione al trono di Tutmosi ma non abbiamo fatto molti progressi.
- Chi ha insistito che la discussione su questo argomento fosse procrastinata?
Hani scosse la testa: - Non lo so, mio signore.
- Andiamo - disse con impazienza il gran visir.
- Sappiamo tutti, mio signore Hani, che a parte voi e vostra moglie gli altri sacerdoti non vogliono accettare il volere degli dei. - Diede una rapida occhiata a Hatusu e alz le spalle. - Abbiamo deciso di accelerare i tempi, chiedendo la loro opinione. Qualcuno pensa che sia stato un errore, ma noi non siamo di questo parere. - Il suo tono si fece minaccioso. - Almeno tutti verranno allo scoperto, comunque noi esigiamo il sostegno dei sacerdoti!
- Sono tradizionalisti - obiett Hani. - Hanno visto i problemi causati da... - esit, guardando timoroso la regina.
- Patiate pure tranquillamente, Hani - disse lei con fermezza.
- Dopo la sconfitta degli Hyksos - balbett Hani
- l'Egitto  vissuto in pace per sessantanni. Perch dovrebbero accettare una regina quando...
- Quando ce il figlio di vostro marito, Tutmosi - fin per lui Vechlis. - Mia signora, io ripeto soltanto le loro parole. I sacerdoti ritengono che il bambino dovrebbe essere il nostro sovrano.
- Chi ha fatto correre queste voci? - chiese Amerotke.
- Dicono che le donne sono chiacchierone, ma i sacerdoti lo sono ancora di pi - sorrise Vechlis.
- Non parlare cos dei nostri fratelli - la redargu il marito, ma Vechlis lo guard con disprezzo.
- E che esito avr il dibattito? - chiese Amerotke. - Come farete a convincere i vostri fratelli che Hatusu ha il diritto di regnare?
- Studiando il passato, esaminando criticamente i vecchi manoscritti negli archivi.
Amerotke lev il braccio: - Ecco perch sono stati uccisi Neria e Prem: non erano studiosi della storia d'Egitto?
Hani annu.
- Scommetto un vaso d'incenso che le loro simpatie erano ben note.
- Erano della nostra stessa opinione - conferm Vechlis. - Ritenevano che Hatusu fosse di nascita divina e che i suoi trionfi sui Mitanni e sui nemici in patria sono un chiaro segno della volont degli dei.
- Hatusu controlla l'esercito e il popolo. Cosa potranno dire i preti? Che non ha il diritto di regnare? Le strapperanno la corona e lo scettro di dosso?
- No, no - Vechlis giocherell coi tubicini d'argento della sua parrucca. - Non saranno cos audaci o cos stupidi, ma sua maest sa bene cosa succeder.
- Una campagna denigratoria? - disse Senenmut.
- S, mio signore. La loro opposizione non sar un forte vento, ma una brezza gentile e insistente che esalter ogni dissenso e ogni segno negativo.
- E naturalmente gli omicidi saranno interpretati come un nefasto presagio - si adir la regina.
- Precisamente, divina maest - rispose Hani. - Andate al porto o al mercato, nelle birrerie o nella necropoli. Persino qui a palazzo troverete dei serpenti maligni in cerca d una occasione per sibilare. Sono in attesa.
- E io dovrei stanarli? - chiese Amerotke. - Ma non sono n uno studioso n un teologo.
- Sei un simbolo della nostra divina volont - gli disse Hatusu. - Sei intelligente e abile nel parlare. Potrai difendere la mia causa e smascherare l'assassino. - Si eresse sul trono con gli occhi ardenti di collera. - Credimi, chiunque sia il responsabile verr crocifisso sulle mura di Tebe.
Amerotke si gir sullo sgabello per fronteggiare Hani e sua moglie: - Queste morti hanno molte cose in comune. Entrambe le vittime facevano parte del vostro tempio, erano interessate alla storia dell'Egitto e sono morte in circostanze singolari e misteriose.
- Cosa state pensando? - chiese Hani.
- Che l'assassino deve conoscere molto bene il tempio di Horus.
- Dimentichi - rispose Vechlis - che ogni sacerdote egizio ha studiato nella nostra Casa della Vita.
Amerotke annui. Aveva dimenticato che il tempio di Horus era famoso per la sua accademia e che per il fatto che ospitava la tomba del primo Faraone d'Egitto, il misterioso dio Scorpione, era considerato un santuario e un luogo di pellegrinaggi. Il giudice giocherell con l'anello: - Avete detto che il dibattito sulla successione del divino Faraone ha sollevato molte controversie tra i sacerdoti. Soltanto voi e vostra moglie, mio signore Hani, siete noti come ferventi sostenitori della regina.
- E chi non lo ? - chiese subito Hani.
- Gli altri grandi sacerdoti - ribatt la regina. - Non mi hanno mai nascosto la loro ostilit.
- E chi altri? - chiese Senenmut.
- Lo sapete benissimo, mio signore - rispose Vechlis. - Sengi, il capo scriba della nostra Casa della Vita. Tra gli studiosi  ben nota la sua avversit alla Regina-Faraone.
Alla menzione di quel nome, Hatusu arross di collera. Anche nella Sala delle Due Verit, Amerotke aveva sentito parlare di quel brillante e franco studioso, molto sostenuto dal defunto marito di Hatusu, il divino Tutmosi II. Sengi non apparteneva a nessuna fazione ma riteneva che fosse impossibile che una donna regnasse sull'Egitto.
- Sengi  aiutato - prosegu Vechlis - da uno studioso mercenario, un grande retore. Ora, questo vecchio amico del nostro capo scriba si  affrettato a venire a Tebe per offrirgli il suo aiuto.
- Pepy! - esclam Hatusu.
- S, mia signora, Pepy.
Amerotke strizz gli occhi, ricordando i suoi giorni di studente nella Casa della Vita del tempio di Ma'at. Pepy era uno studioso esterno che per disprezzo dei preti e degli scribi non si radeva i capelli n la barba. Era alto, magro, con la bocca sottile e gli occhi maliziosi. Gli studiosi affermavano che non credeva n negli dei, n nell'Estremo Orizzonte. Proclamava che la mummificazione era una pratica dispendiosa e una perdita di tempo e che i morti non erano che particelle spazzate via dai venti del deserto.
- Conosco questo Pepy - mormor Senenmut.
- Tutti dicono che  un ateo.
- Mio marito avrebbe dovuto bruciarlo - sibil Hatusu.
-  troppo astuto - sussurr Senenmut, carezzandole una mano per calmarla.
-  un profondo studioso - intervenne Hani.
- Sengi l'ha pagato per farlo venire da Menfi. Pepy  molto attratto dall'oro e dalle pietre preziose.
- E voi l'avete lasciato venire nel vostro tempio? - esclam Hatusu.
- Mia signora, cosa potevo fare? - Hani allarg le braccia.
Amerotke not che le sue lunghe dita erano ricurve come le unghie d un gatto.
- Pepy  un noto maestro di retorica, le molte accuse nei suoi confronti non sono mai state provate e se l'avessi cacciato sarei sembrato troppo parziale.
- Sengi  un uomo che non perdona - sibil Vechlis. - Avrebbe detto che il tempio di Horus era dominato dalla regina e che si voleva soffocare ogni dibattito.
- Ora Pepy studia nel vostro tempio? - chiese il giudice.
- Fino a ieri - rispose il gran sacerdote. - Sengi e Neria gli avevano dato libero accesso alla nostra biblioteca. Nei nostri archivi ci sono preziosi manoscritti di molti secoli fa e una collezione di iscrizioni, disegni e scritti in lingue incomprensibili.
- Avete permesso a quella canaglia di entrare liberamente nella vostra famosa biblioteca? - esclam Senenmut. - Andiamo, mio nobile Hani, Pepy sar anche un famoso studioso ma  noto soprattutto per il suo amore per le ricchezze. Molte biblioteche e accademie lo hanno accusato di aver sottratto dei manoscritti.
- Lo so - rispose seccamente l'altro - per questo era sempre accompagnato in biblioteca da due guardie, che si sedevano insieme a lui e lo perquisivano prima che se ne andasse. Ma oggi non  venuto.
- Cosa volete dire? - chiese Amerotke.
- Gli abbiamo dato una stanza ma lui  abituato a una vita pi lussuosa. Due giorni fa si  sistemato in una locanda del porto.
- Cos potr frequentare le sue adorate prostitute - ironizz Hatusu. - Mi dicono che siano questi i suoi gusti.
- Per oggi non  venuto al tempiocontinu Hani, spaventato dall'ira della regina. - Ho mandato una guardia al porto per vedere se stava bene, su espressa richiesta di Sengi. Pepy era l e a quanto pare stava spendendo e spandendo.
- Avete controllato la biblioteca? - chiese Senenmut.
Lo spaventatissimo Hani scosse il capo: - Sostenete che ci abbia derubati?
-  possibile - rispose Senenmut. - Con tutti quegli antichi manoscritti, di certo gli prudevano le mani. Sulla riva del fiume poteva trovare molti compratori, ricchi mercanti, sacerdoti di altri templi...
- Far controllare - balbett Hani. - Ma dopo la morte di Prem sono subito venuto qui...
Hatusu batt le mani: - Mio signore Amerotke, avete sentito abbastanza. Le cause della Sala delle Due Verit possono attendere ancora un po', come un buon vino in fase d'invecchiamento. Domani mattinaci sar un'altra riunione dei grandi sacerdoti e dovrete essere presente. Dovrete anche cercare Pepy, perch cercando lui troverete l'assassino.
Gli sorrise, poi allarg le braccia e apr le mani: - Questi sono per voi, Hani e Vechlis.
Hani sobbalz quando vide che erano due sigilli d'oro puro col nome di Hatusu.
- Sono un simbolo della mia amicizia - disse dolcemente la regina. - Se avrete successo sarete proclamati dal balcone delle udienze cari al divino Faraone.
Li conged tutti con un cenno. Hani, Vechlis e Amerotke si affrettarono a inchinarsi. Anche Amerotke era spaventato. Hatusu aveva ragione, nel tempio di Horus era arrivato il dio dai capelli rossi, Seth il distruttore.
Shufoy credeva di essere gi in cielo, nei Campi Benedetti. La Maiarca, la regina delle prostitute, l'aveva invitato in una delle sue case al porto. Non era un banale bordello, ma una vera casa dell'amore con sale tresche dalle colonne variopinte e bellissime fontane. Ora era semisdraiato su un divano circondato da cortigiane dai corpi nudi e oleosi, gli occhi bistrati e le unghie scarlatte. Una gli porgeva una scodella di fiori di loto per deliziare le sue quasi inesistenti narici e un'altra dei meloni freschi per placare la sua sete. Shufoy le ringrazi languidamente. Un gruppo di ilari ragazze nude stava disponendo su una scacchiera delle pedine di terracotta smaltata con teste di gazzelle, leoni e sciacalli. Due altre prostitute dietro a Shufoy agitavano grandi piume di struzzo profumate. Shufoy guard compiaciuto gli affreschi sulle pareti: stormi di uccelli su cespugli di rose, gazzelle nascoste nella boscaglia, azzurri flutti pieni di pesci.
Si udiva in lontananza la musica delle arpe e delle lire. Una ragazza di Kush gli s'inginocchi accanto e cant:
Mi condusse per mano,
Passeggiammo nel suo giardino.
Mi diede del miele preso da un alveare,
Le canne erano verdi e i cespugli pieni di fiori,
Ciliegie e bacche d'uva spina, rosse come rubini.
Il giardino era fresco e lei mi regal
Una collana di lapislazzuli con gigli e tulipani.
La musica si fece pi forte e comparvero delle ballerine dalle folte parrucche e dai capezzoli dipinti di blu.
Shufoy chiuse gli occhi. Questa era vita! Un riposo ristoratore del corpo e dell'anima!
- Shufoy!
- Conosco quella voce. - Il nano apr gli occhi.
Amerotke gli si era avvicinato, seguito dall'agitatissima Maiarca, che piagnucolava: - Mio signore, non potendo compiacervi abbiamo cercato di compiacere il vostro servo!
- Lasciatemi qui, padrone! Lasciatemi galleggiare come una ninfea!
- Te le do io le ninfee! Un giudice non pu ricevere doni, e nemmeno il suo servo!
Ma quelle parole gli sembrarono subito stupide e pompose, quindi disse a Shufoy: - Puoi rimanere se vuoi, io vado a casa.
Il nano scese dal divano e baci la mano grassoccia della Maiarca: - Sar per un'altra volta, ora devo tornare a occuparmi del mio padrone.
Raccolse il parasole e la sua borsa. Si assicur che le ragazze non si fossero appropriate dei suoi medicamenti e si affrett a seguire il padrone. Le strade erano piene di gente. I nobili prendevano il fresco e si univano cos alla variopinta folla degli umili. I potenti mostravano il loro rango con lo sfacciato sfarzo degli abiti e degli ornamenti. Dei funzionari tornavano dal lavoro, rasati e imbellettati, appoggiandosi a lunghi bastoni, in uno svolazzare di gonnellini e mantelli. Un gruppo di preti, radunati insieme come pulcini, sembrava una nube di lino bianco e di pietre preziose. Dei soldati fuori da una birreria assordavano la gente con le loro canzonacce militari.
Amerotke arricci il naso, nauseato dagli odori contrastanti di olio, di miele, di frutta, di fichi e di grasso cotto. Nei vicoli, gli spazzini ripulivano le fogne a cielo aperto, in un gran sciamare di mosche, simili a orde nerastre. La gente gridava dalle finestre, i cani abbaiavano, i bambini nudi s'inseguivano e si battevano tra loro con delle canne. Una squadra di guardie del tempio pass con aria burbanzosa. Superata quella folla, Amerotke e Shufoy uscirono dalla citt. Amerotke si ferm e guard tristemente il nano: - Mi spiace, mi spiace veramente, ero molto stanco.
- Spiace anche a me - disse seccatissimo Shufoy. - Ve lo dico di cuore, perch la lingua deve sempre dire la verit. E poi non mi avevate detto dell'aggressione di stamattina. - Batt in terra il parasole e fece una danza di rabbia. - Credevo che gli Amemet fossero morti. Avevate detto che erano rimasti tutti uccisi nel deserto, nella grande piramide di Saqqara.
- Qualcuno dev'essere sopravvissuto. Le spie del Faraone mi hanno detto che si stanno riorganizzando con delle nuove reclute.
Diede una pacca sulla testa al nano, che per gli allontan la mano.
- Ma tu ne sai pi di me, Shufoy, tu conosci i pettegolezzi del mercato.
Shufoy annu: - Loro adorano Mafdet, la dea Gatto. Se giurano di uccidervi...
- Mi hanno gi raccontato la storia delle carrube.
- Far delle indagini. Gli Amemet amano uccidere, ma preferiscono pur sempre l'oro. Credete veramente che Nehemu facesse parte della corporazione degli assassini?
- Forse era soltanto una vanteria. Non ci resta che aspettare. Hai chiesto ai tuoi amici barcaioli di fare delle indagini su Antef?
- Stavo proprio tornando dal fiume quando ho incontrato la Maiarca. Cos' quella storia dell'Ingresso degli Inferi?
- Ne riparleremo, Shufoy.
Amerotke guard il fiume ancora solcato da barche e traghetti.
-  bello essere di nuovo a casa. Scusami ancora, Shufoy.
Ma a Shufoy l'ira era gi sfumata e ora gli stava raccontando una storia salace su un sacerdote e una ballerina, che Amerotke ascoltava distrattamente. Oltrepassarono le capanne affollate degli operai che erano sciamati in cerca di lavoro ai margini della citt. Era un luogo arido e maleodorante. Il terreno era coperto di rifiuti e vi si combattevano ferocemente cani e avvoltoi, all'ombra di qualche acacia e qualche sicomoro. Alcuni operai riparavano le loro fragili case di mattoni, danneggiate da una recente tempesta. Amerotke si ferm a dare delle elemosine a un gruppo di fannulloni dagli occhi gonfi e dai denti rovinati dalla carne marcia e dalla cattiva farina.
Giunti in campagna, videro gli alti muri e le pesanti porte d cedro delle ville dei funzionari tebani. Amerotke si chiese se Hatusu intendeva ridistribuire le ricchezze, frenare i lussi e dare una qualche opportunit ai poveri. Ma finalmente erano a casa. Shufoy stava gi battendo alla porta col parasole in nome del suo padrone.
Amerotke entr nel suo paradiso privato, in quell'oasi di pace, sentendosi in colpa nei confronti dei poveri che aveva appena visto. Meli, mandorli, fichi e melograni vi crescevano a volont. Gli orti di cipolle, cocomeri e melanzane emettevano un piacevole profumo.
Norfret lo aspettava nell'ingresso. Gli tolse i sandali e gli lav i piedi, ungendogli la testa con l'olio preso da un vaso d'alabastro. Gli mise al collo una ghirlanda di fiori. Non cerano servi in vista e l'ingresso era deliziosamente profumato. Norfret portava dei sandali dorati e un semplice abito attillato. Imbarazzato, Shufoy la lasci sola con suo marito e and a cercare i due ragazzini, seguendo le loro voci che echeggiavano dall'altra parte della casa.
Amerotke baci gentilmente Norfret sulla fronte.
- Al di fuori di queste mura, gli uomini si comportano come lupi, ma qui  il paradiso - mormor.
Norfret sorrise maliziosa: - Ho sentito dell'aggressione in tribunale.
- Prenhoe  stato qui?
Lei annu, poi continu: - Sono cose che capitano.
- Non mi sono affatto spaventato. - La prese per un braccio, notando una sfumatura d'ironia nella sua voce: - Che altro ti ha detto Prenhoe?
- Che la Maiarca ti ha invitato a far visita alla sua casa dell'amore.
- A cosa mi servirebbe? Io ho gi un palazzo dell'amore!
- A proposito, un messo ti ha portato questo.
And in un'alcova e gli porse uno scrigno di sandalo magnificamente intagliato. Amerotke lo apr, disfece un pacchetto di papiro e guard sbigottito un dolce di carrube.
Pepy, lo studioso itinerante, era pieno di s oltre a essere pieno di birra. Ora si aggirava nei vicoli puzzolenti e pieni di mosche per ritornare a casa. Non riusciva a credere alla sua fortuna. Se gli dei esistevano, l'avevano molto favorito. Entr in un cortiletto con una fontana e sorrise alla vecchia custode seduta in un andito. Le mise in mano una moneta e sal barcollando le scale della casa dell'amore. Comparvero delle ancelle con ghirlande di fiori, che gli sparsero sul capo del profumo, guardandolo con disprezzo. Pepy aveva barba e capelli lunghi, e la veste bianca e il mantello a vivaci colori erano macchiati. Per, udirono tintinnare la sua borsa e notarono subito la sua costosa collana. Lo portarono nell'anticamera, dove le ragazze si riposavano sui divani, graziose come daini. Portavano soltanto un perizoma di lino, ma avevano le braccia, il collo e le gambe coperti di gioielli e sonagli.
Pepy si mise a ispezionare la mercanzia. Con la sua nuova ricchezza, si sentiva come il leone del deserto. Fu subito attratto da una giovane sinuosa dal corpo ramato. La prese per mano e la fece alzare, mentre lei fingeva ritrosamente di resistergli. Nell'ingresso mercanteggi con la padrona della casa, sorridendo al muscoloso schiavo della Terra di Kush, armato di mazza e spada.
La donna gli sorrise affettatamente: - Non vi fermate qui, mio signore?
Pepy scosse il capo e disse che avrebbe pagato la differenza.
Numerose monete cambiarono di mano prima che Pepy e la sua compagna potessero uscire. In strada, ogni tanto Pepy si fermava per cercare di baciarla, ma la ragazza gli resisteva, battendo le lunghe ciglia annerite dal kohl. Pepy l'abbracciava, stringendo a s voluttuosamente il suo corpo, facendo tintinnare i campanellini che aveva sulle braccia e sulle gambe. Un gruppo di soldati si ferm per offrire sarcasticamente dei volgari consigli. La ragazza gli sussurr qualcosa nell'orecchio e Pepy acceler il passo.
Ormai era sera e le finestre cominciavano a illuminarsi. Pepy raggiunse la locanda e sal dalla scala esterna. Apr una porticina di legno e fece entrare la ragazza, senza notare il secchio d'olio accanto alla soglia. L'odore fece storcere il naso alla ragazza ma Pepy le diede una pacca sul sedere. La prostituta lo guard con aria petulante. Pepy estrasse due cubetti d'argento dalla borsa: - Uno di questi  tuo - le disse con voce impastata.
Gli venne in mente un papiro con scene erotiche che aveva visto una volta a Menfi. Avrebbe dato a quella smorfiosa una lezione che di certo non si aspettava. La ragazza riemp due coppe di vino ma Pepy la prese per i polsi e la spinse sul letto. Continuava a resistergli, cos Pepy non si accorse che la porta si apriva. La ragazza sgran gli occhi allarmata, Pepy si gir ma non ebbe il tempo di alzarsi. Qualcuno vers il contenuto del secchio sulla prostituta e il suo cliente. Pepy si alz in piedi barcollando ubriaco, ma l'assassino vers un altro secchio dolio, poi tir una torcia che appicc il fuoco, trasformando la stanza in un inferno.

6.

Amerotke tamburell con le dita sul tavolo cercando di dominare la sua impazienza. Era arrivato al tempio di Horus poco dopo l'alba con Prenhoe e Shufoy. Dopo i convenevoli, era iniziata la riunione, ma in due ore si erano fatti ben pochi progressi. Amerotke pens alle cause che l'attendevano nella Sala delle Due Verit. Aveva aggiornato il processo di Rahmose, perch il procuratore voleva cercare nuovi indizi, e l'imputato era stato messo agli arresti domiciliari. Amerotke aveva ignorato la minaccia degli Amemet. Aveva cercato di scherzare per allontanare la curiosit di Norfret ed era rimasto a lungo abbracciato con lei sulla terrazza della villa a guardare il cielo stellato.
Sospir e si guard intorno. La riunione era tenuta nella parte antica del tempio, in una tetra stanza dalle pareti spoglie. Le ghirlande di fiori non riuscivano a rallegrarla o a coprire l'odore di muffa. Le strette e alte finestre lasciavano penetrare qualche sporadico raggio di sole, e si erano dovute accendere le torce. Tutti erano seduti su dei cuscini davanti a dei tavolini disposti a ellisse. Non mancava nessuno dei grandi sacerdoti. Amerotke non conosceva i loro nomi, ma non gliene importava molto perch sembravano tutti uguali, uomini astuti la cui apparenza d'umilt nascondeva una forte ambizione. Portavano tutti le stesse tuniche bianche di lino e le stesse pelli di leopardo e di pantera.
Alla sinistra del giudice, Hani era seduto coi piedi su uno sgabello per mostrare la sua eminenza. Dietro di lui c'era sua moglie, con una parrucca decorata d'argento. Aveva diritto di partecipare perch era la principale sacerdotessa del tempio e la favorita del dio Horus. Amerotke era pi interessato dall'uomo di fronte a lui, lo scriba Sengi, piccolo e grassoccio, dalle labbra carnose e con le orecchie sporgenti come i manici di una brocca. Sengi not lo sguardo di Amerotke, gli sorrise e volse gli occhi al cielo in segno di noia. Per ora si era parlato soltanto di etichetta, si erano distribuiti i posti a sedere e le precedenze nei discorsi, e si era deciso quali prove accettare e quali no.
Sengi gli sussurr qualcosa, ma dato che Amerotke non capiva glielo scrisse su una pergamena che fu poi recapitata al giudice da uno dei servi. Il gran sacerdote di Iside stava dichiarando che forse la riunione doveva essere tenuta in altro luogo. Amerotke lesse il messaggio: "Sei il rappresentante del Faraone, cerca di por fine a queste sciocchezze.
Amerotke annu e batt le mani. I sacerdoti lo guardarono stupiti.
- Mio signore Hani, da quanto tempo siamo seduti qui?
Vechlis soffoc un sorriso.
Un servo esamin l'orologio ad acqua che stava in un angolo poi sussurr la risposta all'orecchio del gran sacerdote che disse stancamente: - Da due ore.
- Signori, stiamo discutendo d'inezie mentre ci attendono cose molto importanti. Io porto il sigillo della divina Hatusu.
Lo mostr ai preti che s'inchinarono sottomessi.
-  proprio di questo che dovremmo discutere - ribatt furioso Amon, facendo una smorfia furbesca con la bocca a fessura.
- In qualsiasi altro luogo le vostre parole sarebbero considerale alto tradimento - gli rispose Amerotke. - La divina Hatusu  la Regina-Faraone del Regno delle Due Terre,  di sangue reale, ha il favore popolare e la sua ascesa al trono  stata salutata da grandi vittorie.
- Non ne dubito - ho la risposta del gran sacerdote di Amon - ma il nostro compito  decidere se ha il diritto di regnare.
Amerotke guard il suo volto sprezzante. La visione politica di quell'uomo era molto chiara: il Faraone doveva essere un maschio e Hatusu doveva rimanere con le altre donne nell'harem, lasciando Io scettro e il flagello. Vechlis trattenne il polso del marito per calmarlo.
- I grandi sacerdoti d'Egitto devono discutere la questione, mio signore Amerotke - continu Amon, cercando il sostegno degli altri preti - non accettare passivamente un semplice decreto regio.
- E poi ci sono i delitti - disse Hathor. - Dobbiamo proprio riunirci in questo tempio, reso impuro da due morti violente?
-  vero - disse Amerotke, felice che si iniziasse a discutere finalmente di cose importanti. - Due sacerdoti di questo tempio sono stati uccisi, ma questo riguarda la giustizia del Faraone. Se non sbaglio, entrambi mostrarono chiaramente di essere favorevoli a Hatusu prima di essere uccisi. Voi dite che la gente mormora che Hatusu non ha il diritto di regnare, ma si sta anche chiedendo il motivo di questi omicidi.
- Affermate che l'assassino sia uno di noi? - chiese il capo scriba. - Ma che prove avete?
- Non siamo gli imputati di un processo - dichiar Iside - e questa non  la Sala delle Due Verit. Noi siamo i grandi sacerdoti d'Egitto, non dei criminali!
- Non ho detto questo - rispose con calma il giudice. - Vi stavo solo riferendo le chiacchiere della gente. Dove eravate quando furono uccisi Prem e Neria?
Tutti si misero a gridare. Il gran sacerdote di Hathor, un ometto che sembrava una scimmia, balz in piedi e per poco non rovesci il tavolino, ma fu trattenuto da Amon. Amerotke prese il sigillo reale: - Potete mettervi a saltellare come danzatrici o potete rispondere alle mie domande qui, o nella Sala delle Due Verit, o davanti alla stessa sovrana. Prem e Neria sono stati uccisi perch sostenevano la Regina-Faraone. Quei delitti blasfemi sono stati astutamente calcolati.
La vista del sigillo reale calm la loro ira. Vechlis sussurr qualcosa nell'orecchio di suo marito, che lev le braccia per imporre il silenzio.
- Amerotke dice la verit.  il primo giudice d'Egitto e prima che continuiamo ognuno di noi dovr rendergli conto delle sue azioni. Neria  stato ucciso all'ora nona. Tutti noi dovremo spiegare i nostri movimenti - sospir - io per primo. Quella notte sono sempre rimasto con mia moglie nella nostra stanza.
- E noi come facciamo a saperlo? - chiese Amon.
- Siamo sempre stati insieme - rispose Vechlis. - Quando l'orologio ad acqua indic l'ora nona mi feci portare del cibo dalle cucine del tempio. Io garantisco per mio marito e lui per me. Tuttavia, quando fu ucciso il divino padre Prem, mio marito pregava davanti all'altare di Horus e io non ricordo dove mi trovavo.
A questo punto tutti si sentirono in dovere di rispondere alla domanda di Amerotke, ma queste spiegazioni affrettate non servirono affatto ad appurare la verit. Solo Sengi rimase impassibile in silenzio.
- Dove eravate, mio signore Sengi? - gli chiese il giudice.
Il capo scriba sollev la testa: - In verit, vi posso soltanto dire che in entrambi i casi ero intento ai miei studi.
- Cosa stavate studiando?
Sengi scosse le spalle: - Come tutti i miei fratelli, stavo compulsando gli archivi. Il tempio di Horus  antico e la sua biblioteca contiene tesori che non si possono trovare da nessun'altra parte in Egitto.
- Che cosa stavate cercando? - insistette Amerotke. Non volete condividere con noi i risultati delle vostre ricerche?
- L'Egitto ha una storia vecchia di secoli, che risale fino ai primi Faraoni della dinastia dello Scorpione. Come i miei fratelli, sto cercando di scoprire se in quella dinastia ci sia mai stata una donna che abbia indossato la duplice corona e si sia seduta sul trono di Ra.
- E avete trovato qualcosa?
Sengi scosse il capo.
- Che tipo di prove state cercando?
Ormai tutti pendevano dalle labbra di Amerotke. Hani sorrideva, felice che si stesse parlando finalmente del reale argomento della riunione.
- Potrebbe trattarsi di qualunque cosa - rispose il gran sacerdote di Hathor. - Una lettera, un decreto...
Improvvisamente bussarono alla porta. Entr una guardia e disse qualche parola all'orecchio di Hani, che schiocc le dita indispettito e si alz in piedi: - Divini padri, pare che lo scriba Pepy sia stato ucciso nella taverna del porto in cui viveva.
- Come  successo? - chiese Sengi, balzando in piedi.
- Abbiamo pochi dettagli. I Maijodou, la polizia cittadina, stanno indagando. Pare che il nostro studioso errante fosse diventato improvvisamente ricco e stesse scialacquando tutto in gozzoviglie. Ieri notte  tornato nella sua stanza con una prostituta, ma lui e la sua compagna occasionale sono periti nell'incendio dell'alloggio.
- Un incidente? - chiese Iside.
- L'intera locanda  andata a fuoco e l'oste  stato chiarissimo. La stanza di Pepy aveva a malapena un po' d'olio per tenere accesa la lucerna, era impossibile che vi scoppiasse un simile incendio. I corpi erano letteralmente ridotti in cenere.
Amerotke guard i grandi sacerdoti e pens che fosse inutile chieder loro dov'erano la scorsa notte, per udire soltanto vaghi balbettii.
-  la stessa maniera in cui  morto Neria. Amerotke si alz. - Non voglio sentire delle idiozie sul fatto che queste morti sono un segno negativo da parte degli dei. Divini padri, questi sono puri e semplici omicidi!
- La biblioteca! - esclam il capo scriba, portandosi una mano alla bocca.
- Cosa intendete dire?
- Pepy vi  andato l'ultima volta due giorni fa - rispose nervosamente Sengi. La nobile Vechlis fece allontanare la guardia e tutti si risedettero. Sengi si strofinava le guance grassocce.
- Non volete dirci cosa vi preoccupa, mio signore Sengi?
- Pepy era molto intelligente ma povero, lo sappiamo tutti. Chiedeva sempre questo e quell'altro. Ma all'improvviso se n' andato dal tempio, ha preso alloggio in una locanda e ha avuto il denaro per riempirsi il ventre e per pagarsi una prostituta.
- Pu avere rubato qualcosa - fin per lui Amerotke, e Sengi annu: - L'avevo pagato perch ci aiutasse nelle ricerche ma si  rivelato particolarmente inefficiente. Forse...
-  ridicolo! - intervenne Hani. - La biblioteca  ben sorvegliata e Pepy  stato sempre perquisito.
Amerotke torn ad alzarsi: - Sar meglio controllare.
Nessuno fece obiezione e tutti lasciarono la stanza. Prenhoe e Shufoy mangiavano dell'uva in un'alcova, ma balzarono in piedi separandosi dagli altri quando Amerotke venne verso di loro: - Prenhoe, prendi il mio sigillo e va' al tempio di Ma'at. Fatti accompagnare da Asural e dalle sue guardie. Andate al porto e indagate sull'incendio in cui sono morti un uomo chiamato Pepy e una prostituta. Le voci corrono in fretta e non avrete alcuna difficolt ad avere notizie.
Amerotke ritorn dagli altri e Hani fece strada per un chiostro attraverso il giardino, dove viti lussureggianti s'inerpicavano sui graticci di un pergolato ingemmandoli di grossi grappoli purpurei. Oltrepassarono la Vasca della Purificazione, circondata da stagni, palme e fichi; i servi del tempio stavano usando delle scimmie ammaestrate per cogliere i frutti di questi ultimi. Oltre il giardino si vedevano ampi prati dove pascolavano pecore e cervi. Passarono accanto ai magazzini, ai granai, alla Casa della Vita e ai macelli.
Amerotke not l'alta torre che sovrastava tutti gli altri edifici. I suoi merli si stagliavano contro il cielo azzurro. Le pareti erano nude, difficili da scalare. Ancora una volta il giudice si chiese come fosse stato ucciso il vecchio Prem.
Dall'altra parte del giardino, circondato da un muro di pietra dai cancelli sbarrati e sorvegliati da sentinelle, si trovava la biblioteca, uno spazioso edificio a due piani in pietra calcarea. L'architrave e le colonne che inquadravano la grande porta di legno di cedro erano decorati da geroglifici a vivaci colori e dai ritratti di scribi e studiosi intenti a scrivere, a leggere e discutere ai piedi dei loro insegnanti. Il piccolo ingresso dal pavimento di cedro del Libano era molto fresco. I lumi si trovavano all'interno di vasi d'alabastro. Servi e guardie si disposero sull'attenti all'arrivo di quegli importanti visitatori.
La sala principale della biblioteca era al secondo piano, una stanza lunga e rettangolare. Le persiane di sicomoro erano aperte ma le strette finestre erano munite di sbarre per impedire i furti. Le pareti erano coperte di scaffali per le pergamene e i rotoli di papiro. Al centro della stanza vi erano dei tavoli con dei cuscini per gli studiosi. Ogni tavolo era fornito d'inchiostro blu, rosso e verde e dell'occorrente per scrivere. La camera profumava di gomma, di resina, di pergamena e d'inchiostro. Un giovane scriba arriv da una delle camere esterne e s'inchin a Hani.
- La biblioteca  vuota? - gli chiese quest'ultimo.
- Divino padre Hani, abbiamo seguito i vostri desideri. La biblioteca  stata lasciata alluso esclusivo dei nostri visitatori e dello studioso Pepy.
-  proprio per questo che siamo venuti - disse Sengi. - Veniva qui a fare le sue ricerche?
- Fino a due giorni fa - disse il giovane scriba, tutto eccitato.
- Vi aspettavate il suo ritorno? - intervenne Amerotke. - Io sono Amerotke, il giudice della Sala delle Due Verit.
- Vi avevo riconosciuto, mio signore. Durante una causa avete dato ragione a mia madre riguardo un campo le cui pietre confinarie erano state spostate. S, Pepy avrebbe dovuto tornare.
Amerotke inizi ad aggirarsi per la biblioteca, guardando gli scaffali che arrivavano fino al soffitto, decorato da un fregio che rappresentava delle scimmie che raccoglievano libri dagli alberi. Al centro del soffitto vi era l'Ankh, il simbolo della vita eterna, e l'occhio di Amon che tutto vede.
- Pepy  morto - disse con calma Amerotke. -  stato assassinato in riva al fiume. Pare che ultimamente si fosse arricchito.
- Non mi sembrava affatto: quando veniva qui non aveva neanche uno stilo e continuava a chiedercelo in prestito - disse lo scriba, che all'improvviso impallid e si port la mano alla bocca. - Ora che ci penso...
- Quali manoscritti stava studiando?
Il giovane bibliotecario guard Hani.
- Il nobile Amerotke ha pieni poteri - rispose il gran sacerdote alla domanda inespressa dello scriba.
Il bibliotecario corse a dei cofani di quercia dalle borchie bronzee, ne apr uno e ne estrasse uno scrigno di lucido legno di sicomoro. Lo mise sul tavolo e i visitatori lo attorniarono mentre lo apriva. Hani prese dallo scrigno dei fogli di papiro, e Amerotke riconobbe gli antichi geroglifici che aveva studiato nella Casa della Vita: - Cosa sono?
- Sono antichi frammenti, vecchi di secoli - rispose Sengi.
Amerotke prese un manoscritto lungo e largo una spanna, dai colori sbiaditi. Rappresentava un sacerdote davanti a un altare con un'iscrizione che poteva essere sia una benedizione che una maledizione.
- Manca qualcosa?
Il bibliotecario cont i papiri e consult l'indice incollato al coperchio. Agitato, rifece il conto mentre delle gocce di sudore comparivano sulla sua fronte.
- Che succede? - chiese Sengi.
- Cerano undici papiri, ma ora sono soltanto dieci.
- Cosa  scomparso? - chiese il giudice.
- Una pergamena lunga due spanne e larga la met.  un estratto di un'antica cronaca di 1300 anni fa.
Amerotke emise un fischio, ignorando l'agitazione degli altri.
- Era un dipinto - balbettava lo scriba - che rappresentava il primo Faraone della dinastia dello Scorpione.
- Menes? - chiese Amerotke.
Lo scriba annu e si copr il volto con le mani.
- Valeva molto?
- Certamente - rispose Sengi, frugando tra i manoscritti e guardando con ira lo scriba. - S,  scomparso. Pepy lo stava studiando?
Il bibliotecario annu, terrorizzato. Il furto di un antico manoscritto dalla biblioteca di un tempio significava il carcere e la condanna a morte.
- Ma  impossibile! Quando Pepy veniva qui... Aspettate un momento...
Corse fuori e torn con due robuste guardie con la divisa dei veterani Nakhtuaa: gonnellino di cuoio e cinturone che attraversava il petto sudato e muscoloso, rigido copricapo rosso e bianco che riparava loro il collo.
- Queste guardie erano sempre presenti - disse il bibliotecario.
- Sorvegliavate lo studioso Pepy? - chiese Amerotke.
- Certo - rispose il pi alto, che aveva i capelli grigi. - Si sedeva a un tavolo e noi ci piazzavamo di fronte a lui. Qualcosa non va? - Sgran gli occhi allarmato e continu in fretta: - Quel tipo non mi piace, non l'abbiamo mai lasciato solo e l'abbiamo sempre perquisito prima che se ne andasse.
- Aveva per caso una borsa?
- Una borsa? - ironizz il veterano. - Non poteva permettersela, dovevamo persino dividere con lui le nostre razioni.
- Lo perquisivamo dalla testa ai piedi - aggiunse l'altro, inchinandosi a braccia tese. - Mio signore, Pepy non voleva dire niente per noi, lo consideravamo uno studioso puzzolente dagli occhi troppo astuti e dalle mani troppo svelte. - Ignor lo sguardo adirato di Sengi. - Noi siamo devoti a Horus, non a lui.
- Poteva nascondere un manoscritto?
- Il fatto  - intervenne lo scriba - che era cos vecchio che se lo piegava o arrotolava l'avrebbe sbriciolato.
- Era molto interessato a quel papiro?
Lo scriba scosse le spalle: - Aveva chiesto molti documenti, mio signore, ma passava molto tempo su quel manoscritto.
Le guardie annuirono.
Amerotke si sedette su uno sgabello e guard lo scrigno di sicomoro: - Cosa c'era scritto?
- Non lo so, sotto il dipinto vi erano dei geroglifici, ma non erano molto importanti.
- Ma era di valore?
- Oh, s, poteva venderlo per almeno tre o quattro once doro.
Amerotke sorrise al capo scriba: - Quell'uomo fu assunto da voi, Sengi.
- Io non ne so niente! - rispose questi, agitatissimo. - A Pepy non importava chi doveva regnare. Doveva cercare se c'era mai stata in Egitto una Regina-Faraone e poi riferirmi il risultato. Ma non mi aveva ancora detto niente - si umett le labbra.
- Non gli avete chiesto a che punto era arrivato?
- Certo, ma mi ha risposto che mi avrebbe detto tutto alla fine.
- E la fine  arrivata, almeno per lui - ironizz Vechlis.
Amerotke impose loro il silenzio e si mordicchi il labbro. Tebe era piena di ricchi mercanti e collezionisti di antiche reliquie del passato. Se Pepy aveva rubato il manoscritto per venderlo, l'acquirente poteva essere chiunque. Allontan le guardie e tutti si sedettero attorno al tavolo a un ordine del giudice, cui il furto aveva dato notevole autorit sugli altri. Tutti i templi erano propriet del Faraone e l'ira di Hatusu sarebbe stata grande.
-  un vero mistero - cominci Amerotke. - Se Pepy avesse rubato il manoscritto, le guardie lo avrebbero scoperto. Ma il manoscritto  scomparso e Pepy  diventato ricco e poi  stato ucciso. Neria non era il capo bibliotecario?
Gli occhi dello scriba si bagnarono di lacrime: - Era un buon padrone, mio signore, e un vero studioso.
- Aveva dei nemici?
- Era un uomo gentile e questi manoscritti erano la sua vita. Rimaneva qui anche di notte a consultare delle pergamene, parlando da solo.
- E nei giorni precedenti alla sua morte?
- Neria non era sposato e spesso mi diceva che quei manoscritti erano le sue mogli e i suoi figli. Era molto interessato alla riunione dei grandi sacerdoti e alla ricerca delle prove storiche dell'esistenza di una Regina-Faraone.
- Non vi ha mai parlato delle sue scoperte?
- No, amava troppo il segreto. Odiava Pepy e una volta li ho sentiti litigare, non so per quale motivo.
Vechlis tamburell sul tavolo con le unghie purpuree: - Amavamo tutti Neria, ma lui era geloso delle sue conoscenze. Era come un avaro che vuol tenere per s tutte le pepite d'oro che ha scavato.
- Ma anche lui era coinvolto nella ricerca di eventuali prove storiche che confermassero il diritto a regnare di Hatusu?
- Certamente - annu Hani.
- Non so niente di Pepy, ma Neria s'impegnava a fondo - disse Vechlis. - Lo vedevo sempre qui, intento a riempire rotoli e rotoli di papiro, ma quando gli chiedevo qualcosa mi sorrideva tutto eccitato e scuoteva il capo. Dopo la sua morte mio marito ha fatto perquisire le sue stanze ma i papiri in cui aveva raccolto il flutto delle sue ricerche erano scomparsi.
- Siamo stati io e Sengi a fare personalmente la perquisizione - conferm il marito - ma non abbiamo trovato nulla.
- E ora? - chiese il giudice.
- Ho ripreso le ricerche - disse il giovane bibliotecario - ma non sono uno studioso come Neria.
- Cosa avete trovato?
Lo scriba guard Hani, che annu: - Niente.
- Andiamo - intervenne il gran sacerdote di Hamon. - Non avete trovato niente perch nessuna Regina-Faraone  mai esistita prima dora!
- Non siate precipitoso - intervenne Vechlis - la questione non  ancora risolta.
Stava per nascere un altro alterco ma Amerotke chiese il silenzio: - Mio signore Hani, dovrete usare il tesoro del tempio per scoprire se Pepy ha venduto il manoscritto. Troverete molti informatori sulla riva del fiume; la vendita di un simile papiro avr eccitato la curiosit di mercanti e collezionisti. Ancora una domanda: il giorno della morte di Neria la divina sovrana ha visitato il tempio per offrire un sacrificio. Nel frattempo, cosa faceva Neria?
- Era stato organizzato un banchetto per i miei confratelli e i loro servitori - rispose Hani. - Stranamente, Neria non venne, ma scese nelle segrete del tempio per visitare la tomba di Menes.
- E perch?
Lo sguardo di Hani si fece vacuo.
- Cosa c' in quella tomba?
Fu Vechlis a rispondere: - Sotto l'altare vi  il sepolcro reale di Menes, il primo Faraone d'Egitto, fondatore della dinastia dello Scorpione. Quando gli Hyksos incendiarono l'Egitto e resero il Nilo rosso di sangue, quei sotterranei furono il nascondiglio dei sacerdoti di Horus. - Indic con un gesto la biblioteca. - Gli Hyksos s'impadronirono di ogni cosa ma qualche sacerdote riusc a sopravvivere nelle profondit della terra. Uno di loro pens che la gloria d'Egitto sarebbe scomparsa per sempre sotto il giogo degli stranieri e copia le pareti della tomba con degli affreschi che raccontavano la nostra storia perch le generazioni future conoscessero la nostra potenza d'un tempo.
- Neria amava andare l - sorrise il bibliotecario - diceva che era un posto tranquillo per riflettere.
- Quindi tutti sapevano di trovarlo l sotto - comment Amerotke.
- Certo - sorrise Vechlis - se lo cercavi, o lo trovavi qui o presso la tomba di Menes. Sebbene non fosse un gran sacerdote, si era fatto nominare custode di quel santuario.
- Una volta sono sceso, durante la festadisse Sengi. - Aveva acceso tutte le torce e parlava alla tomba come se si trattasse di un vecchio amico. Me ne sono andato in punta di piedi senza disturbarlo.
- Anch'io sono sceso, e a me ha parlato - il giovane scriba guard il soffitto, poi chin il capo. - Gli ho chiesto ancora una volta della divina Hatusu e della riunione dei grandi sacerdoti.
Fece una pausa e il silenzio fu rotto soltanto dal ronzio delle api che s'infilavano tra le sbarre delle finestre attirate dalla fragranza dei fiori e del legno.
- Cosa ha risposto? - chiese Amerotke.
- Sto cercando di ricordare, mio signore. Gli avevo chiesto la sua opinione e Neria mi rispose: Al principio ci fu la madre divina, tutte le cose all'inizio sono femmine.
- Vedete! - Vechlis batt le mani, eccitata.
- Ma questo lo sappiamo tutti - ribatte Hator. - I teologi affermano che prima che si formassero le terre emerse, che i mari smettessero di ribollire e che la luce fosse divisa dall'oscurit, esisteva solamente Nut, la dea del cielo.
- Credo che Neria volesse dire ben altro, ma io non sono un teologo - si affrett ad aggiungere il bibliotecario, notando l'aria seccata del gran sacerdote di Hator.
- Ci sono altre domande? - il magro e sardonico sacerdote di Osiride si alz. -  giunto il tempo della purificazione. Dobbiamo pregare e ristorarci.
Tutti annuirono ma Amerotke batt un pugno sul tavolo: - Voi parlate di riti e purificazioni, voi volete riempirvi il ventre e andare a riposarvi all'ombra di un sicomoro. Ma Neria non vedr mai pi il sole n Prem le sue amate stelle! Io vi parlo di omicidi. Seth, il rosso dio creatore del caos e della divisione,  in questo tempio, e un vino dolce e una focaccia al miele non ci aiuteranno a scacciarlo. Non capite, divini padri, che ognuno di noi potrebbe presto vedere la morte?

7.

L'indolenza dei preti fu scossa dalle parole di Amerotke. Sengi annu saggiamente, Vechlis congiunse le mani in un applauso silenzioso e Hani sorrise: - Avete detto bene, mio signore - disse. - La vostra franchezza ci  ben nota.
- La mia franchezza mi viene ispirata dalla dea della verit. Guardate questo tempio: i giardini sono spaziosi e soleggiati, rose e gigli profumano l'aria, i grappoli d'uva sono ricchi di chicchi purpurei, i chiostri sono freschi. Ma vi sono delle gallerie oscure, degli anditi sinistri. Quando cala la notte chi pu essere al sicuro? Possiamo metterci seduti a chiacchierare, ma non dimenticate perch sono qui. Due importanti sacerdoti e studiosi del tempio di Horus sono stati assassinati in seguito alla vostra riunione. Non voglio spaventarvi ma ritengo che l'assassino sia qui, tra noi. Quando avremo finito andr a visitare i sotterranei e forse sar io a essere in pericolo.
- Far accendere le torce - disse Hani. - Avete detto la verit, mio signore Amerotke, dobbiamo stare tutti attenti all'ombra rossa di Seth.
Gli altri preti annuirono riluttanti, ma la piega delle loro labbra rivelava quanto fossero scontenti.
Amerotke trovava difficile simpatizzare con quegli uomini ambiziosi, duri, rigidi. L'ascesa al trono di Hatusu aveva dato loro l'occasione di fare prediche tonanti, e non si sarebbero arresi facilmente. Si aspettava che protestassero astutamente che se il tempio di Horus era pericoloso, prima finivano la riunione e meglio era.
- Ci sono altre domande? - chiese Osiride.
- La morte del divino padre Prem  un vero mistero. Dopo aver studiato le stelle, scese dal tetto della torre e and nella sua stanza. Qui fu brutalmente assassinato, ma quando fu sfondata la porta l'omicida era scomparso. In che modo? Non poteva fuggire dalla finestra perch avrebbe avuto bisogno di una corda: il terreno al di sotto non recava impronte e non avrebbe avuto il tempo sufficiente.
-  un mistero - ripet Sengi.
- In realt i misteri sono due. Primo, come ha fatto l'assassino a fuggire? Secondo, perch uccidere Prem in quel modo?
- Come? - chiese Hathor.
Amerotke allarg le braccia: - Il divino padre andava spesso a passeggiare in giardino o si coricava sotto un albero. Mangiava e beveva. Era molto pi facile avvelenarlo o colpirlo con una freccia nel parco che dargli un colpo in testa nella sua stanza.
Fu il giovane bibliotecario a rompere il silenzio che era seguito alle parole del giudice. Si lecc le labbra, guard nervosamente il suo gran sacerdote, poi disse: - Una cosa  chiara, il divino padre  morto come se fosse stato aggredito da una pantera. - Indic gli scaffali di manoscritti alle sue spalle. - Le antiche cronache parlano spesso della crudelt degli Hyksos, che usavano pantere e leopardi per uccidere i loro nemici. I guerrieri Hyksos avevano inoltre una mazza di bronzo con la zampa imbalsamata duna pantera.
- E queste mazze esistono ancora?
- Nella nostra Casa della Guerra conserviamo ancora alcune armi dell'epoca. E poi si possono far fabbricare appositamente o le si possono comprare al mercato.
- Ma perch non hanno usato un pugnale o una semplice mazza?
Tutti guardarono il giovane bibliotecario che arross all'idea di trovarsi al centro dell'interesse dei suoi superiori.
- La torre  molto antica, si dice che l'abbiano costruita gli Hyksos con l'aiuto di molti schiavi. Quando il nonno della divina sovrana attacc gli invasori, quei barbari trasformarono i nostri templi in cittadelle e in centri di resistenza.
- Ma questo cosa centra con la morte di Prem? - lo interruppe il gran sacerdote di Osiride.
Amerotke fece segno allo scriba di continuare: - Si dice che gli Hyksos impastarono il fango dei mattoni con del sangue umano e che seppellirono vivi dei prigionieri nelle fondamenta, in sacrificio al loro dio della guerra. Pare che la torre sia infestata dagli spettri di quei poveretti e dei loro persecutori.  possibile che l'assassino volesse creare il caos nel tempio, e a questo scopo non c'era niente di meglio che una morte brutale e impossibile a opera delle forze del male.
Amerotke osserv il volto liscio del magro bibliotecario dalla testa rapata e dal naso arcuato come se glielo avessero rotto. Doveva tenere al suo aspetto, perch portava un orecchino d'oro all'orecchio destro. Amerotke ammir la sua sottile sagacia di studioso.
- Come ti chiami?
- Khaliv, mio signore.
- I tuoi ragionamenti sono sensati, Khaliv. Mio signore Hani, il tempio di Ma'at vorrebbe avere molti scribi come il vostro bibliotecario.
Il giovane arross, soddisfatto e confuso.
- Inoltre - continu - gli Hyksos erano dei guerrieri e trattavano le donne come animali. Non adoravano nessuna dea.
- Quindi tu sostieni che l'assassinio del divino padre Prem doveva servire a creare il caos nel tempio nel momento in cui i grandi sacerdoti di Tebe erano venuti qui per discutere il diritto della divina Hatusu di sedersi sul trono dell'eternit.
- S, mio signore.
- Credo che tu abbia ragione - Amerotke minacci con un dito i grandi sacerdoti. - In circostanze normali avremmo discusso il diritto di Hatusu in un sereno confronto di studiosi, ma quei delitti misteriosi hanno portato un'atmosfera di caos e di oscure minacce.
- Questo non baster a scuoterci - disse Amon. - Noi continueremo a proclamare sinceramente qual  la volont degli dei.
L'espressione testarda di Amon faceva capire chiaramente qual era la sua opinione sulla divina Hatusu. Ma era per lui solo una questione di principio, oppure Hatusu gli aveva mancato di rispetto o non aveva voluto corromperlo? Ora Amerotke capiva perch la regina aveva insistito che partecipasse alla riunione. Se si dava mano libera ai grandi sacerdoti, il regno di Hatusu sarebbe stato minato dalla loro malevolenza e dalla loro silenziosa ostilit.
- Posso capire perch  stato ucciso Neria - disse all'improvviso - ma perch assassinare Prem?
Fu Hani a rispondere: - Anche lui era uno studioso e si era interessato alla questione dell'ascesa di una donna al trono d'Egitto.
- Prem era amico di Neria?
- Erano molto amici, anche se non si occupavano dello stesso genere di studi - disse Vechlis. - Avevano piuttosto una relazione di tipo spirituale: Neria considerava Prem il suo confidente.
- Gli chiedeva spesso dei consigli?
- Come tutti gli altri sacerdoti - rispose Hani.
- Cos  possibile che Neria abbia scoperto qualcosa e che l'abbia detto a Prem, quindi entrambi dovevano morire. Ma non sappiamo cosa abbiano scoperto e chi li abbia uccisi.
- Questo significa che l'assassino doveva essere al corrente della scoperta segreta - disse Vechlis.
- Certo. Cos dobbiamo chiederci a chi altri l'avrebbe comunicata Neria.
Tutti guardarono Hani, che impallid e si tampon la bocca con la cintura di lino: - Io non ne so niente. Assolutamente. Il giudice Amerotke ha finito?
- Per il momento s.
Tutti se ne andarono, salvo Khaliv.
- Avete bisogno di qualcosa?
- I sacerdoti non sono stati perquisiti.
- No, mio signore, si perquisisce solo chi chiede di studiare un manoscritto. Soltanto allora devo chiamare le guardie.
Amerotke lo ringrazi e il bibliotecario se ne and in una stanzetta attigua. Il giudice si sedette a guardare gli scaffali. Nulla turbava l'armonia di quella bella stanza dal profumo fragrante. Cerc di mettere ordine nelle immagini che si affollavano nella sua mente. Troppi i problemi in sospeso. La giovane Dalifa col suo nuovo marito e il volto arrogante di Antef che la guardava con odio. Rahmose agli arresti domiciliari per omicidio. A questo proposito, Amerotke avrebbe dovuto andare a vedere con i suoi occhi il labirinto, ma avrebbe dovuto farsi accompagnare dalle guardie. L'oasi di Amarna era un posto pericoloso; leoni, predoni e briganti nubiani vi si aggiravano in cerca di vittime. Pi ci pensava, pi quel caso gli sembrava sospetto.
Rahmose era stato molto stupido o molto astuto. Perch aveva preso i cavalli? Cosa era capitato ai due giovani soldati? Non potevano essere scomparsi dalla faccia della terra! Ma quando Amerotke avrebbe avuto tempo di andare all'Ingresso degli Inferi? E infine c'era il misterioso assassinio di Prem e la morte brutale di Neria. Neria doveva essere l'anello pi importante della catena. Dopo i suoi studi nella biblioteca, era sceso nei sotterranei ed era stato ucciso.
Amerotke aveva gli occhi stanchi. La porta si apr ed entr la nobile Vechlis con un'ancella.
- Dovresti rilassarti - sorrise la favorita di Horus.
Si era cambiata e aveva indossato una veste di leggera lana bianca con una cintura d'argento lavorata a sbalzo. Si era tolta la parrucca e ora sembrava molto pi giovane, una donna snella e atletica, d'aspetto maestosa.
- Io vado a nuotare - gli disse.
- Non andrete al Nilo!
- Ammetto che qualche collega di mio marito lo desidererebbe. Il tratto di fiume che passa accanto al tempio  pieno di coccodrilli, ma forse mi ignorerebbero perch non sono pi un tenero bocconcino.
- Siete ancora bellissima. Quando studiavo nella Casa della Vita...
- Lascia perdere, i dolci ricordi mi intristiscono. Gli altri stanno banchettando in giardino. Va' con loro, Amerotke, anche se non amano la tua compagnia. Hanno paura di te e delle tue domande. Con la tua voce ferma e i tuoi occhi impenetrabili non mi stupisco che i criminali di Tebe tremino soltanto a sentire il tuo nome.
- Mi state adulando.
Vechlis se ne and ridendo. Amerotke sospir. Era stanco e aveva fame ma voleva prima visitare la tomba sotterranea del Faraone Menes.
Chiese informazioni a un servo e si inoltr per i corridoi deserti. La luce si rifletteva negli affreschi dorati sulle bianche pareti calcaree, sui pavimenti di marmo e sui vasi di costosi profumi. Udiva le risate in giardino e i cori in una delle cappelle. Alcune danzatrici provavano i loro passi in un cortile soleggiato. I loro corpi voluttuosi erano appena dissimulati dalle vesti trasparenti. Si muovevano all'unisono e quel ritmo lento e sinuoso acceler i battiti del cuore di Amerotke. I campanellini che ornavano gambe e braccia tintinnavano mentre le ragazze scuotevano il sistro, la cui musica sembrava il rullo di un tamburo.
Una di esse gli sorrise ma la maestra di danza batt subito la sua canna sul pavimento. Amerotke assunse un'aria di scusa e se ne and. Attravers altri chiostri ombrosi dalle pareti affrescate da scene di dei e di re. Poi si trov in una zona di penombra dove filtrava appena la luce del sole. Ogni tanto sporgeva da un'alcova oscura la statua di granito nero di un dio o di un animale esotico. Quella era l'ala pi antica, molto pi fresca e dalle mura umide e macchiate di muffa. Le risate del giardino e il suono delle arpe echeggiavano sempre pi lontane.
Chiese un'informazione a una guardia e raggiunse la tetra scala che portava nei sotterranei. La porta dalle borchie di rame era aperta. Hani aveva fatto accendere le torce e le lucerne nelle nicchie delle pareti. Amerotke, dopo aver attraversato una serie di cupe gallerie, scese in una caverna piena di ombre danzanti. Al centro vi era il grande sarcofago decorato da strani simboli e geroglifici.
Il marmo nero della tomba era gelido. Amerotke trattenne un brivido quando vide gli occhi dipinti sulla porta rossa. Menes lo stava guardando? Il suo Ka aleggiava ancora nel sepolcro? Amerotke si ricord di Neria e si affrett a ritornare alla scala. L'odore di olio e di carne bruciata era scomparso, i gradini erano stati puliti con la sabbia, ma si vedevano ancora le macchie e le bruciature sulla parete.
Torn di nuovo nel sepolcro e ne osserv le pareti. Gli affreschi erano rozzi e frettolosi ma avevano un notevole vigore. Rappresentavano la storia d'Egitto: la nascita delle citt e delle piramidi di Saqqara, l'attacco dei re pastori e l'invasione degli Hyksos. Questi ultimi erano dipinti come tenibili guerrieri e i loro cavalli dagli occhi fiammeggianti come demoni degli inferi. Gli affreschi erano molto particolareggiati, come se l'artista non avesse voluto omettere nessun dettaglio della gloria d'Egitto. Amerotke prese una torcia per esaminare meglio gli affreschi, ma ogni parete aveva moltissime scene e ci sarebbero volute delle settimane per esaminarle tutte. Cosa sperava di vedere Neria che non potesse trovare negli antichi manoscritti della biblioteca? Alcuni dipinti erano sbiaditi, in altri punti l'intonaco si era staccato.
Amerotke and all'inizio di quella singolare cronaca. Riconobbe il cartiglio della dinastia dello Scorpione col simbolo del mare e della sabbia. Ogni sovrano era rappresentato sul trono in tutta la sua maest. Amerotke individu Menes, dal volto liscio e dagli occhi a mandorla. Parte del dipinto era sbiadito e il muro era scrostato. Improvvisamente ud echeggiare una voce che chiamava il suo nome.
- Che cosa c'?
Il grande sarcofago nascondeva la soglia. Stava per andare a vedere ma si ferm. Quanti sapevano che si trovava l? Se era uno schiavo, perch non si faceva avanti?
Amerotke imprec al pensiero di non avere nemmeno un pugnale. Una freccia fendette l'aria, colpendo il muro alle sue spalle. Si nascose dietro il sarcofago e vide un'ombra accucciata, pronta a ricaricare l'arco. Un'altra freccia sibil, piantandosi nell'intonaco. Amerotke appoggi la schiena sudata al gelido marmo della tomba. Cosa poteva fare? Ci sarebbe voluto del tempo per incoccare un'altra freccia, ma se si metteva a correre troppo in fretta la luce delle torce lo avrebbe reso un ottimo bersaglio. Si accovacci dietro il sarcofago, che era il miglior riparo possibile. Un'altra freccia arriv sibilando. Ora la stanza sembrava vuota. Il misterioso arciere era fuggito o si era nascosto dall'altra parte del sarcofago?
Amerotke si domin con le tecniche che aveva appreso nella Casa della Vita: respir profondamente e lasci le braccia rilassate lungo i fianchi. La stanza era in silenzio, ma se ci fosse stato ancora l'arciere avrebbe udito il suo respiro. S'inumid le labbra e scivol dall'altra parte del sarcofago. Non c'era nessuno. Corse per i corridoi immersi nel silenzio, sal le scale, apr la porta e si guard intorno. Sicuramente l'assalitore non l'avrebbe atteso l. Attravers il chiostro, cercando di dominarsi. Sentendo un rumore, si appiatt contro il muro. Ud dei gemiti di piacere e vide Amon che amoreggiava con una delle danzatrici. Le loro gambe erano allacciate e le mani del gran sacerdote erano sulle natiche della ragazza. Sembrava un marinaio con una prostituta in un vicolo puzzolente del porto. Il volto della ragazza era alterato dal piacere e i suoi campanellini tintinnavano mentre Amon faceva l'amore con lei.
Amerotke sorrise e se ne and. La vista del gran sacerdote nudo con una danzatrice del tempio gli aveva fatto dimenticare i terrori della cripta. Presto sarebbe tornato, ma armato e in compagnia di Shufoy e di Prenhoe.
Finalmente arriv al giardino. Ci avrebbe messo ore a scoprire dove erano stati tutti gli altri. La calura era diminuita. Si sedette sotto un albero e cerc di calmarsi ascoltando il canto degli uccelli. Al pensiero di Amon, si chiese se le morti erano collegate veramente al conclave o se non erano motivate piuttosto da intrighi interni al tempio. Sollev lo sguardo, vide al di sopra degli alberi i merli della torre e decise d'ispezionarla. Attravers il prato. Il parco era bellissimo, pieno di aiuole fiorite, di pozzi, di canali d'irrigazione e di alberi d'ogni genere: palme, fichi, sicomori. L'aria profumava di pane, di focacce, di birra, di vino, di frotta e verdura. Si stavano preparando le offerte per il servizio mattutino. Amerotke era affamato ma per fortuna quella sera ci sarebbe stato un grande festino.
Arriv alla torre e le gir intorno. Era di forma ovale e si elevava alta nel cielo. Le pareti erano lisce ma i muratori avevano inserito qua e l dei mattoni appuntiti per scoraggiare le scalate. Le finestre erano grandi e squadrate, in quel piacevole giardino un piccolo esercito avrebbe potuto resistere a un assedio.
Sal alcuni gradini e apr una porta di legno. Le pareti erano spesse almeno una spanna. Ci sarebbe voluta una catapulta, o un ariete, per sperare almeno di scuotere leggermente quella robusta torre. All'interno, i fiori sparsi sul pavimento emanavano una dolce fragranza. Sal la scala a chiocciola tenendosi alla ringhiera di corda. A ogni piano vi era una stanza. Erano soprattutto dei magazzini; quelle camere asciutte e simili a grotte erano piene di cesti, casse, botti e reti. Tutto ci che la gente del tempio voleva tenere all'asciutto e al riparo dai parassiti. Amerotke sal fino in cima. Una porta si apr e ne usc uno schiavo corpulento, tutto sudato e con un semplice gonnellino assicurato da una cintura, che portava una tavolozza per gli acquerelli in legno di bosso. Sgran gli occhi alla vista di Amerotke: - Che ci fate qui?
Amerotke disse chi era, e l'uomo si fece untuoso e servile: - Mi chiamo Sato ed ero il servo del divino padre Prem. Mi hanno parlato di voi, mio signore, un tempo eravate un paggio del palazzo reale. Tutti sappiamo che siete venuto qui al tempio per fare domande.
- Davvero? - sorrise Amerotke, indicando la porta. - Questa era la stanza di Prem?
- S, stavo raccogliendo le sue cose - i suoi occhi si riempirono di lacrime. - Lo stanno imbalsamando e presto lo porteranno dall'altra parte del fiume, nella tomba di propriet del tempio. Mi hanno promesso che avr anch'io un piccolo andito accanto al mio padrone.
- Te lo sei meritato.
Entr nella stanza. Era come una scatola dalle pareti bianchissime. Rimanevano ben pochi mobili: il letto di canne, qualche sgabello, una sedia e dei cuscini. Gli scaffali erano vuoti a parte qualche vaso e una bacinella incrinata.
- Dove teneva i suoi manoscritti?
- Non ne aveva molti. Prendeva tutto in biblioteca o nella stanza dei papiri della Casa della Vita.
- Per, la notte in cui mor aveva delle mappe celesti.
-  vero, ma sono gi state portate via.
- C'era qualcos'altro?
Sato sbatt gli occhi e port un dito alla bocca. Non gli piaceva quell'astuto giudice che era arrivato silenziosamente sulle scale come un gatto in cerca di preda. Gli faceva ricordare quella terribile sera, che voleva invece dimenticare, per questo si era affrettato a ripulire la stanza. Il divino padre Prem aveva iniziato il suo viaggio verso occidente ed era meglio lasciare riposare in pace la sua anima.
- Ti ho fatto una domanda - insistette Amerotke.
Sato sospir e sedette sul letto: - Il divino Hani mi ha chiesto la stessa cosa. Sapete... - tossicchi. - Il mio padrone aveva sempre con s un rotolo di papiro legato con una cordicella rossa, negli ultimi tempi. Si chiudeva nella sua stanza e ricordo che quando gli portavo da mangiare, mi diceva gentilmente di entrare ma copriva il manoscritto con la mano per non farmelo leggere.
- Ma tu sei riuscito a vederlo lo stesso?
Amerotke apr la borsa e prese una moneta d'argento.
Sato sorrise. In quel momento difficile aveva bisogno di denaro, non era che uno schiavo di mezz'et che amava molto la birra.
- Due giorni fa gli ho portato la cena, e mentre copriva il manoscritto ha dovuto muovere il braccio per non rovesciare la coppa.
- Cosa hai visto? - chiese seccamente Amerotke.
- Non sono sicuro, mi  sembrato il disegno di uno scarabeo.
- Uno scarafaggio?
- A pensarci bene poteva anche essere uno scorpione.
Amerotke gli mostr la moneta: - Di' la verit!
Sato chiuse gli occhi: - Sono sicuro che era lo schizzo di uno scorpione.
- Molto bene, ma dove finito il papiro?
Mise la moneta nella mano carnosa di Sato poi gli strinse il pollice.
- Non lo so, signore, quando abbiamo fatto irruzione nella stanza ero molto curioso ma non l'ho pi visto.
- Non hai notato niente di sospetto?
Sato scosse il capo.
- Nei giorni precedenti la sua morte, aveva parlato spesso col bibliotecario Neria?
- No.
- Neria  venuto qui?
Sato scosse il capo.
Amerotke disse esasperato: - Allora Prem  andato in biblioteca?
Sato guard la porta: - No, ma credo che le loro morti siano collegate.
Ora non sembrava pi un sempliciotto e nei suoi occhi si notava uno scintillio d'astuzia.
- Dimmi tutto quello che sai, Sato.

8.

Nella Casa della Morte del tempio di Horus, l'assassino guardava gli imbalsamatori mentre preparavano il corpo di Prem per il suo ultimo viaggio. Su una lastra di marmo giacevano i resti carbonizzati di Neria, avvolti in bianche bende. Gli imbalsamatori avevano fatto del loro meglio, ma cosa potevano fare con quelle ossa carbonizzate? Neria era stato un brav'uomo e forse Osiride avrebbe capito e avrebbe lasciato accedere il suo Ka ai Campi Benedetti. Quando la sua anima sarebbe stata pesata i divoratori sarebbero stati scacciati, quei demoni malefici che stavano sotto la bilancia della giustizia in attesa delle anime respinte dagli dei. L'assassino non aveva rimorsi, aveva fatto ci che doveva fare. Come poteva una donna patetica come Hatusu portare la duplice corona e poggiare i suoi bei piedi sull'antico sgabello dei Faraoni?
L'assassino era venuto apparentemente a dare l'estremo saluto a un sacerdote defunto, ma in realt voleva controllare che niente fosse stato scoperto. Per fortuna non c'era molta luce, e gli imbalsamatoli erano troppo occupati dai sacri rituali del Libro dei Morti.
Il corpo di Prem era nudo e avvolto dalla penombra di quella stanza sotterranea. Le rosse candele mortuarie nei candelabri d'argento filigranato rivelavano appena i suoi lineamenti grassocci. Il gran cerimoniere si chin sul cadavere ed estrasse il cervello dalle narici con un uncino di bronzo, per poi metterlo in una tazza d'oro. Un prete inton una preghiera e uno scriba tracci una riga rossa sul fianco sinistro del corpo, dove Horus aveva aperto le spoglie del divino Osiride. Si fece un taglio profondo lungo la linea con un coltello d'ossidiana etiope. Mormorando una preghiera, un imbalsamatore estrasse gli organi del defunto e li mise dentro altri vasi per poi lavare la cavit con vino di palma speziato. Gli imbalsamatori se ne andarono e gli schiavi sollevarono il corpo e Io immersero nel natron liquido. Sarebbe rimasto nella vasca per settanta giorni prima che la cavit venisse riempita di lino, segatura e lana odor osa.
L'assassino not le suppellettili pronte per la tomba: una maschera d'argento, un pettorale d'oro che rappresentava l'estremo viaggio del Ka di Prem, anelli, cavigliere, uno scrigno prezioso su di un cuscino sopra il Libro dei Morti. I canopi dalle teste di uomini, falchi, sciacalli e babbuini erano pronti a ricevere il cervello e le interiora.
L'assassino mormor una preghiera: era andato tutto bene, non avevano notato nulla. I medici e gli imbalsamatori erano troppo occupati a preparare il corpo per avere dei sospetti. L'assassino si rilass. L'astuto Amerotke doveva essere eliminato ma finora era riuscito a sfuggirgli. Comunque, c'era ancora tempo, era meglio non affrettarsi. I pettegolezzi avevano gi cominciato a girare nel mercato e sulla riva del fiume, per essere ripetuti infinite volte nelle osterie e nelle birrerie. La gente cominciava a chiedersi se Hatusu, una semplice donna, poteva regnare sull'Egitto, nonostante le prodigiose imprese propagandate dai suoi sostenitori.
Un boccale di birra aveva fatto diventare Sato pi loquace. Era onorato dal fatto che il giudice glielo fosse andato a procurare lui stesso. Ma ora si era lasciato prendere dalla tristezza e chiedeva con voce lamentosa che fine avrebbe fatto adesso che il suo padrone era morto. Amerotke beveva la sua birra e aspettava in silenzio, ricordando il detto di Shufoy: La birra riempie il ventre e scioglie la lingua.
Finalmente pot riprendere l'interrogatorio: - Prem studiava sempre qui?
- S. La torre  deserta e le altre stanze sono semplici magazzini. Il mio padrone era un astronomo e da giovane veniva consultato dallo stesso Faraone.
- Ma dato che non correva nessun pericolo, perch aveva una guardia personale?
Sato rispose guardingo: - Mi lasciavano di guardia perch il divino Padre era smemorato, dimenticava le cose e poteva anche addormentarsi senza spegnere il fuoco. A volte lasciava una lucerna accesa vicino alle pergamene o si svegliava di notte e chiedeva da bere e da mangiare.
- E la notte in cui  morto?
Sato fece un sorriso lascivo: - All'inizio non  stata molto diversa. Ero molto stanco perch una ballerina si era degnata di notarmi. Avevo passato il pomeriggio con lei e con un boccale di birra.
- Sei stato molto fortunato. Non temere, non lo dir a nessuno, ma scommetto che sei arrivato in ritardo.
Sato confess che era vero.
- Dimmi la verit, mi hai nascosto qualcos'altro?
-  vero, mi ero dimenticato di portargli da mangiare, cos sono dovuto ritornare di gran fretta in cucina. Ma quando sono tornato non c'era niente di sospetto e la stanza di Prem era chiusa a chiave.
- Era sempre cos?
- Qualche volta.
- Ma hai detto che era uno smemorato.
- Ma non era mai trascurato riguardo la sua stanza. Ho pensato che fosse intento a studiare o pregare sulla torre. In questi casi non voleva essere disturbato, comunque sono andato a vedere.
- Cosa stava facendo?
- Era inginocchiato con uno scialle sulle spalle e il suo cappello di paglia.
- Di notte?
- Temeva molto l'aria notturna.
- E poi?
- Sono tornato di sotto ad aspettare.
- E Prem ti ha raggiunto?
- Ho sentito che scendeva le scale ansimando. Un anello d'argento gli si  sfilato dal dito e ho dovuto chinarmi per raccoglierlo. Quando mi sono rialzato, Prem si era seduto al suo scrittoio. Ho lasciato qui l'anello - indic un tavolino lucido e incrostato di lapislazzuli accanto alla porta. - Il mio padrone si  chiuso dentro col chiavistello e poco dopo c' stato quel terribile urlo - fece una smorfia e rote gli occhi. - Il resto lo sapete.
- Non lo so affatto, racconta - sorrise Amerotke.
- Sono corso fuori e mi sono messo a gridare. Subito sono arrivate le guardie, i servi, gli altri preti.
- Chi, precisamente?
- Oh, tutti. Abbiamo sfondato la porta e abbiamo trovato il cadavere sul letto col cranio fracassato e il volto graffiato.
- Ma la mazza non c'era?
- A proposito - Sato bevve rumorosamente - non l'ho detto al divino Hani ma Prem aveva una mazza con una zampa di pantera.
- Prego?
- Me lo sono ricordato soltanto adesso - balbett lo schiavo. - Prem rideva quando me la faceva vedere, diceva che gli ricordava la Stagione della Iena, il tempo della fame e delle spade.
- Ma la mazza  scomparsa?
- S, mio signore.
Amerotke and alla finestra, era tutto chiaro a parte la fuga dell'assassino. Si gir a guardare la porta. Non era stata riparata e si vedeva benissimo dov'era stata forzata. Ma in che modo era fuggito l'assassino? Guard gi dalla finestra. Persino un guerriero esperto avrebbe impiegato del tempo a calarsi con una corda, e le pietre aguzze gli avrebbero ferito braccia e gambe.
- Andiamo sulla terrazza.
Sato pos la birra e lo condusse di sopra. La porta in cima alla torre era aperta e lasciava passare un venticello fresco. Il muro era alto e aveva dei merli con feritoie per gli arcieri. Al centro c'era un tavolino segnato dalle intemperie, che il divino Prem usava per le sue mappe. Amerotke guard gi dal muro, nell'aria fresca. Era pomeriggio avanzato; si vedeva la gente camminare al di sotto e si sentiva il profumo delle cucine e dei vitigni. La torre offriva uno splendido panorama di Tebe. Amerotke vide gli obelischi dalla punta d'oro, le alte colonne della Casa di Un Milione di Anni, la via delle Sfingi, gli stendardi rossi dei templi. L'altezza della torre dava le vertigini. Amerotke fece cautamente il giro. La terrazza era pavimentata di ghiaia per evitare alla gente d'inciampare. Il giudice vide che ai fianchi della torre non vi era vegetazione, eccetto che da una parte, dove crescevano dei roseti. Non vi erano tracce di violenza. Si chin e raccolse dei fili intrecciati. Sembravano dei crini di cavallo ma erano pi resistenti ed erano ingrassati con olio. Li mostr a Sato.
- Non sono i fili di una corda?
- Il divino padre non ha mai portato qui nessuna corda. Veniva soltanto con del cibo, delle pergamene e l'occorrente per scrivere.
Amerotke si sedette con la schiena contro il muro, rigirandosi i fili tra le dita: - Molto astuto, ma non so se la mia teoria  costruita sulla sabbia o sulla roccia. - Si alz in piedi. - Ti ringrazio, Sato. Mi hai aiutato pi di quanto pensassi.
Gli batt una pacca sulla spalla e Sato aspett che scendesse le scale, per poi seguirlo lentamente e fermarsi sulla soglia come aveva fatto dopo la morte di Prem. Aveva visto qualcosa di sospetto, allora? E che cosa? Il giudice era stato generoso. Con una moneta d'argento poteva pagarsi quella ballerina, che ora faceva la ritrosa. Non era stata cos fredda la sera del delitto, quando avevano fatto l'amore. Sato si sedette e cerc di ricordare cosa aveva visto quella sera, ma non vedeva l'ora di andare a cercare la giovane e snella danzatrice.
Amerotke and a dare un'occhiata ai rosai che aveva visto dalla torre. Si mosse attentamente tra le spine fin quando non trov dei gambi rotti cui erano impigliati dei fili. Chiuse gli occhi e mormor una preghiera: - Mi hai mostrato il tuo volto, o Divino, e mi hai sorriso.
- Non sapevo che amaste le rose.
Amerotke si gir e vide Shufoy col suo bastone e la sua bisaccia, accompagnato da due stanchi e polverosi Asural e Prenhoe.
- Ti abbiamo cercato dappertutto. - Il capo delle guardie del tempio si asciug la fronte e si strofin il grosso naso. - Siamo stanchi e abbiamo fame.
- Non mi stupisco, insisti ad andare in giro armato fino ai denti e con un'armatura di cuoio! Venite.
Oltrepassarono le vigne e andarono all'ombra delle acacie. Le farfalle svolazzavano tra i fiori e le api ronzavano frenetiche nell'aria profumata. A una certa distanza, il lago sacro scintillava alla luce morente del sole. Si sedettero sotto gli alberi. Una nera upupa pareva godersi come loro, su un ramo, la brezza pomeridiana.
- Non addormentatevi - disse Shufoy, avvicinando il volto grottesco a quello del padrone - abbiamo molte cose da dirvi.
- Lo stesso vale per me.
Amerotke aiut Asural a togliersi l'armatura, diede a Shufoy il suo anello e lo mand in cucina per far portare dai servi pane fresco, frutta e un'oca arrosto. I vassoi furono lasciati davanti a loro sull'erba.
- Stanno preparando una festa - disse raggiante Shufoy - e la nobile Vechlis ci ha invitati tutti.
Amerotke sorrise e lasci che gli altri si dissetassero.
- Parlatemi di Pepy.
- Ce poco da dire - grugn Asural - perch di lui  rimasto ben poco. I Maijodou si occupano delle indagini e non mi hanno detto molto. Pepy sar anche stato un brillante studioso ma viveva a scrocco finch all'improvviso non ha preso stanza in quella locanda con pi oro di un ricco mercante.
- E l'incendio?
- Tutta la locanda  ridotta in cenere. Di Pepy e della prostituta sono rimaste poche ossa annerite. Tutto  stato distrutto - Asural si terse il sudore dal collo.
- Dice il saggio - afferm cupamente Shufoy - che le femmine sciocche trovano dolce soltanto l'acqua rubata e il pane mangiato di nascosto.
- Che stai dicendo?
- Gli amori segreti della cortigiana l'hanno portata alla morte.
- Da dove veniva quell'improvvisa ricchezza? - si chiese Amerotke ignorando l'enigmatico servo.
- Nessuno lo sa - Asural scosse il capo.
- Si dice che abbia venduto dei manoscritti?
- No. Perch, aveva rubato qualcosa?
- Pu darsi.
- La paga del peccato  la morte - declam Shufoy. - Pu un uomo tenere una torcia sotto il gonnellino senza prendere fuoco? Pu camminare sui carboni ardenti senza bruciarsi i piedi?
- Viviamo in tempi pericolosi - sentenzi Prenhoe. - L'altra notte ho sognato che ero seduto in riva al fiume e una donna usciva dalle acque come un coccodrillo per unirsi a me.
- Va bene, va bene. Ora vi dico cosa ho trovato io - tagli corto Amerotke.
Asural si mosse irrequieto sull'erba: - Un momento, ti ricordi di Nehemu?
- Come potrei dimenticarlo?
- Non hai ricevuto una minaccia?
Amerotke sospir: - Gi, qualcuno mi ha mandato una torta di carrube in uno scrigno di sicomoro.
- Cosa? - si stup Shufoy.
- Bene, non sono stati gli Amemet - spieg Asural. - La corporazione degli assassini  fuggita a settentrione nella stagione della semina e non se ne sa pi nulla.
Amerotke chiuse gli occhi e ritorn con la mente nel sotterraneo della grande piramide, quando il soffitto era crollato sugli assassini vestiti di nero.
- Padrone?
Amerotke apr gli occhi.
- Dicono che si siano riorganizzati con nuove reclute - disse Shufoy.
- Oh, qualcuno  rimasto a Tebe - spieg Asural - ma sono poche pietruzze in un'anfora vuota. Voglio che tu venga con me dall'altra parte del fiume a trovare Lehket, un membro della confraternita dei Non Morti.
Amerotke ignor la disapprovazione di Prenhoe.
- I Non Morti! - esclam Shufoy con la bocca piena. - Che centrano i lebbrosi con gli Amemet?
- Lehket era un assassino prima di essere contagiato. Sono stato a parlargli e vuole incontrarsi con te. Comunque, dicci cosa  successo qui.
Amerotke nascose la sua preoccupazione. Cosa voleva dir gli Lehket? Era forse una trappola?
- Non preoccuparti - aggiunse Asural come se gli leggesse nel pensiero - non ti far del male, ma come tutti i sicofanti vorr essere pagato.
- Come l'hai trovato?
- Tu hai le tue leggi e io ho le mie spie - sorrise Asural. - Gli parleremo domani all'alba.
- E la donna con due mariti?
- Ho tutto in mano - sentenzi Shufoy. - Ma cosa sta succedendo qui al tempio?
Continuava a guardare Amerotke mentre si riempiva lo stomaco di oca arrosto. Qualcosa non andava. Il suo padrone era nervoso, irritabile. Quasi non toccava cibo ma continuava a bere birra.
- Mi hanno assalito - rispose Amerotke.
- Siete stato uno sciocco, ma io vi avevo avvertito. - Shufoy lo minacci con un dito. - Avete voluto indagare da solo! Se la nobile Norfret lo sapesse!
Amerotke afferr il dito del nano: - Ma tu non glielo dirai! Soprattutto, ho scoperto come fu ucciso il divino Prem. Era nella torre e l'assassino  andato a trovarlo, perch di certo Prem lo conosceva e si fidava di lui. Hanno bevuto un bicchiere di vino e Prem  stato narcotizzato. L'assassino ha preso la mazza hyksos che Prem possedeva e l'ha colpito alla tempia. Il vecchio cranio di Prem si  rotto come un uovo, poi l'omicida ha sottratto il papiro che il divino padre aveva sempre con s. Ma non ha valutato bene i tempi. Sato  tornato all'improvviso, ubriaco. L'assassino ha nascosto il cadavere sotto il letto, si  messo lo scialle e il cappello di paglia ed  corso sul tetto. O forse  stata semplice astuzia, forse Sato non lo ha affatto sorpreso. Comunque, l'assassino doveva andarsene senza farsi vedere. - Si gratt la testa. - Non tutti i particolari sono chiari. Comunque l'assassino  andato sul tetto col cappello, lo scialle e l'anello di Prem.
- E ha finto di essere il sacerdote - lo interruppe Prenhoe.
- Infatti. Al buio, una testa calva sotto un cappello di paglia si confonde facilmente con un'altra. Il deferente Sato ha pensato che fosse il padrone ed  tornato al suo posto. Poi l'assassino  sceso. Aveva la chiave della stanza ma per entrare doveva prima distrarre Sato.
- Cos ha fatto cadere l'anello!
- Gi. Il fedele Sato si china a raccoglierlo e l'omicida pu entrare nella stanza. Si siede nell'ombra dando le spalle alla porta quando Sato posa l'anello sul tavolo. Poi si chiude dentro col chiavistello.
Amerotke guard la cima della torre che emergeva dagli alberi.
- Fu allora che l'assassino si dimostr molto astuto. Lanci un grido come se stessero uccidendo Prem solo in quel momento. Poi prese il cadavere e lo mise sul letto. Forse, fu in quel momento che lo uccise con la mazza, forse era soltanto drogato.
- Ma come  uscito? - chiese il capo delle guardie.
- Parlando di una fuga da una torre - sorrise il giudice - pensiamo subito a qualcuno che si cala a terra, ma l'assassino fu pi astuto: prima di scendere nella stanza di Prem, leg una scala di corda a un merlo in modo che pendesse fuori dalla finestra.
Il nano batt le mani, ridacchiando felice: - Cos si  arrampicato di sopra, richiudendo le imposte con un calcio.
Amerotke annu: - Sul tetto ha sganciato la scala di corda e l'ha buttata tra le rose. Ora aveva due possibilit: poteva aspettare sul tetto finch non avessero sfondato la porta, per poi unirsi agli altri, o aspettare che Sato andasse a dare l'allarme per poi nasconderai in uno dei magazzini in attesa di fingere di accorrere con gli altri curiosi.
- Ma perch tutte queste astuzie? - chiese Asural.
- Perch non avvelenare semplicemente Prem o colpirlo con una freccia? Non era meno rischioso?
- Ci ho gi pensato - concord il giudice mentre un pavone gridava dietro gli alberi. - Ci sono molte spiegazioni: tutte quelle astuzie dovevano servire a rubare il papiro del divino padre. L'assassino voleva essere sicuro di potergli sottrarre il manoscritto.
Asural si riemp un boccale di birra: - Gi, il vecchio Prem doveva tenere il papiro ben nascosto. Forse l'assassino finse di essere interessato e lo spinse a farglielo vedere.
Amerotke continu, strappando qualche filo d'erba:
- E poi, Prem era un abitudinario e lo si poteva trovare soltanto in biblioteca o nella torre. Nella torre, Sato era sempre presente, quindi era necessario manovrare con astuzia. - Amerotke scacci una mosca. - Inoltre, l'assassino vuole creare deliberatamente un'atmosfera di terrore. La morte di Neria  stata improvvisa e brutale: stava risalendo dalla cripta quando l'hanno trasformato in una torcia umana, la stessa fine del nostro studioso errante e della sua prostituta. Tante morti misteriose e brutali atterriscono i sacerdoti, che non sono abituati alla violenza.
- E il papiro? La mazza hyksos? La scala di corda? - chiese Prenhoe.
- Scommetto che il papiro  gi stato distrutto. L'assassino ha buttato la corda e la mazza tra le rose e poi le ha recuperate in seguito.  vero, Asural, il colpevole ha corso un bel rischio ma la fortuna lo ha aiutato. L'unico vero pericolo era arrampicarsi dalla stanza di Prem alla cima della torre, ma era buio e non occorreva poi molto tempo.
- E il movente? - chiese Asural.
- Centra sicuramente il conclave e la questione della successione di Tutmosi. Ma cosa sta cercando di fare l'assassino? - mormor come tra s. - Neria e Prem erano veramente fedeli alla divina Hatusu? Che Ma'at mi sostenga!
- E voi mi rimproverate di essere misterioso e di parlare per proverbi - sbuff Shufoy
- Non capite? - sorrise Amerotke. - I delitti avvantaggiano l'assassino. Due fedeli sacerdoti del tempio vengono uccisi proprio mentre si sta discutendo il diritto di regnare della divina Hatusu. La gente dir che li hanno assassinati perch avevano scoperto la prova che una donna non pu regnare sull'Egitto. E il cinismo di Pepy era ben noto.
- Cos tutti gli omicidi sembreranno un tentativo della regina di chiudere la bocca ai sacerdoti.
-  vero. D'altra parte, se la divina Hatusu sapesse che hanno ucciso degli studiosi che avevano trovato delle prove importanti in suo favore, la sua ira sarebbe irrefrenabile. Cosa aveva scoperto Neria? Cosa ha rubato Pepy? Cos'era la misteriosa pergamena di Prem? L'ira di Hatusu, per, le inimicherebbe definitivamente i sacerdoti. L'assassino  riuscito a creare scompiglio nel conclave e a rendere l'atmosfera rovente, un'atmosfera di terrore.  chiaro che con la sua azione sta cercando di mettere Hatusu con le spalle al muro.
- Ma come andr a finire? - chiese il nano.
- Se dovessi emettere una sentenza, direi che la riunione non avr nessun risultato. Nessuno dei due partiti prevarr. Cresceranno il caos e l'incertezza e Hatusu, Senenmut e io stesso sembreremo colpevoli di aver organizzato questi delitti.
- Avete una soluzione per impedirlo? - chiese allarmato Shufoy, preoccupato che il suo padrone venisse coinvolto.
- Ho due soluzioni. Dobbiamo scoprire l'assassino o trovare la prova che una donna ha il diritto di regnare.

9.

Le grandi porte di cedro del Libano erano state chiuse. Le borchie bronzee riflettevano la luce delle torce e delle candele, come i raggi del sole sull'acqua. Amerotke si sistem comodamente sui cuscini e allontan il tavolino coperto di piatti d'oro e d'argento. La sala dei banchetti del tempio aveva splendide colonne dorate e pareti affrescate con scene della vita degli dei. Il Falco d'Oro era dappertutto. Sulle colonne vi erano curiose iscrizioni che facevano sorridere il giudice: "Il vino riduce l'uomo in cenere, "L'uomo che beve  un cammello senza pungolo, Una casa senza pane  pericolante e rischia da un momento all'altro il crollo.
Un gruppo di nani, uno dei quali molto simile a Shufoy, portava degli splendidi cani con dei guinzagli d'argento. Avevano delle gualdrappe scarlatte tempestate di smeraldi.
Hani e sua moglie sedevano a capotavola. Schiavi di razze diverse, vestiti con gonnellini bianchi, servivano piatti di cavoli rossi, semi di sesamo, di anice e di cumino. Quegli antipasti servivano a mettere sete e a rendere pi piacevole la birra gelata. Saggiamente, Amerotke non ne prese.
Si fece silenzio e Hani si alz con una coppa d'oro. Tutti si voltarono verso la grande statua di pietra di Horus dalla testa dorata, mentre Hani intonava una preghiera:
Mostraci il volto, Falco d'Oro
Le cui ali si estendono da un capo all'altro dell'universo
Signore della vita
Uccello di luce che allontani da noi le tenebre.
Ci fu un mormorio d'approvazione, poi furono servite oche e quaglie arrosto e cosce di vitello decorate con gale di prosciutto. In un angolo, alcune suonatrici accompagnavano con la siringa, la lira e l'arpa un coro muto di ragazze che battevano le mani con un ritmo ipnotico. Dei paggi si muovevano da un tavolo all'altro per disporvi piccole mummie di legno in una bara in miniatura, dicendo: - Mentre bevete e vi divertite, guardatela, perch un giorno sarete come lei.
Shufoy la infil subito nella bisaccia e si rimise a chiacchierare con Prenhoe. Amerotke si chin ad ascoltare. Shufoy affermava che presto sarebbe diventato un grande medico e voleva che Prenhoe lo finanziasse: - Se unisci l'urina di una donna alla farina saprai se avr un figlio maschio, e se l'unisci all'avena saprai se sar una femmina.
Amerotke soffoc una risata.
- Padrone, lo trovate divertente? Non sapete che dal colore che prender l'avena si pu prevedere il sesso del nascituro? - Indic la sala del banchetto con un gesto: - Anche qui potrei fare affari d'oro.
Gli fece notare i sacerdoti e le loro mogli, che portavano sulle parrucche delle mattonelle di profumo che ora si stavano sciogliendo. Amerotke aveva rifiutato la sua.
- Tutti si sentono bene sotto le loro parrucche profumate, ma presto soffriranno d'indigestione e avranno bisogno di datteri serviti con latte d'asina e olio d'oliva, o di dente di cane e...
Amerotke si gir a bere un boccale di vino quando fu interrotto da un grido. Il gran sacerdote di Hathor era balzato in piedi con una mano alla gola e l'altra sul ventre. La bella concubina seduta accanto a lui guardava terrorizzata il prete che barcollava, agitando le braccia. Hathor rovesci il tavolo, spargendo i piatti sul pavimento. Il suo volto era diventato violaceo: sgranava gli occhi ed emetteva dalla bocca una schiuma biancastra. Amerotke guard sbigottito il sacerdote che veniva ondeggiando verso di lui come se avesse avuto un attacco di epilessia. La musica s'interruppe, gli schiavi accorsero ma Hathor li allontan con un gesto. Cadde in ginocchio, apri e chiuse la bocca poi si accasci sul pavimento con le braccia in avanti. Amerotke si riprese e gir il cadavere. Gli mise due dita in bocca per vedere se non si fosse soffocato con il cibo. Ormai era morto, la pelle era stranamente fredda e non si sentiva pi il polso. I denti si richiusero di scatto e soltanto per miracolo Amerotke riusc a ritrarre la mano. Gli altri sacerdoti io attorniarono, e qualcuno mand a chiamare inutilmente il medico del tempio. Amerotke lasci che il capo del sacerdote crollasse da una parte: -  morto.
- Sgombrate la sala! - grid il gran sacerdote di Horus.
Irruppero le guardie del tempio coi loro scudi di pelle di vitello. Servitori, ballerine e suonatrici furono rapidamente allontanati. Il cadavere fu sistemato su alcuni cuscini e il medico inizi ad auscultargli il petto, a palpargli lo stomaco per poi chiudergli gli occhi. Come Amerotke, not subito che la pelle era singolarmente fredda.
- Cosa ha mangiato?
Amon prese un vassoio e vi mise i piatti e la coppa di Hathor. Il medico esamin il tutto e scosse il capo: - Cosa  successo? - chiese Hani.
- Divino padre, non ne sono sicuro ma...
-  stato avvelenato? - chiese Osiride.
Il medico annu.
- Con cosa? - chiese Amerotke.
- Mio signore, non lo so, ma esistono fin troppi veleni nei bazar di Tebe.
I grandi sacerdoti guardarono Hani con aria d'accusa.
- Credevamo di essere al sicuro qui - dichiar Amon - ma pare che nel tempio di Horus la nostra vita penda attaccata a un filo.
Gli altri quattro annuirono minacciosi.
- Dobbiamo andarcene - esclam Iside. -  ora di chiudere questa riunione.
Alle sue parole segu un coro di consensi.
Hani sembrava troppo sgomento per parlare, e fu Amerotke a rispondere per lui: - Questo  impossibile.
Anche Vechlis era rimasta a bocca aperta, con una mano a mezz'aria, come se non credesse che Hathor fosse morto.
- Perch no? - chiese Osiride. - Il vostro stesso medico dice che Hathor  stato avvelenato. Dovremo aspettare finch non saremo morti tutti?  per questo che siamo qui? Perch Sua Maest possa sostituirci con dei suoi fedeli?
- Se ripeterete una frase del genere fuori da questo tempio dovrete rispondere di alto tradimento - lo invest Amerotke.
Osiride impallid e mormor qualcosa tra di s.
Amerotke prese Hani per un braccio: - Divino padre, abbiamo solo la parola del medico che Hathor sia stato avvelenato, ma pu anche non essere cosdisse, fingendo una sicurezza che non provava affatto. - Ma se  un omicidio, non si pu accusare nessuno senza un'adeguata indagine. - Minacci Osiride con un dito. - Stiamo attenti a quello che diciamo, cosa vi fa sospettare del vostro ospite o della divina sovrana?
Si gir a guardare Shufoy e Prenhoe, che lo osservavano da dietro una colonna.
- Il nobile Amerotke ha ragione - rispose Hani, riprendendo in po' di vigore. - Chiamer un altro medico per esaminare il corpo.
Fece uscire tutti dalla sala dei banchetti e li fece passare nella piccola anticamera riservata ai visitatori importanti. Tutti si sedettero in silenzio, mentre Hani sbarrava la porta e si appoggiava contro il battente. Stava tremando. Chiunque fosse stato il colpevole, la responsabilit sarebbe stata sua, perch l'anfitrione era responsabile della sicurezza degli ospiti.
- Mi dispiace - balbett Hani.
Butt a terra la sua preziosa collana e diede alla moglie i bracciali da cerimonia, poi si sedette in terra con la schiena contro la porta, dondolando il capo come se fosse in trance.
- Non  il momento di lanciare delle accuse - dichiar Vechlis.
S'inginocchi accanto al marito e gli diede un cuscino.
- Cosa suggerisce il nobile Amerotke? - chiese Iside.
- La riunione  stata indetta dalla divina sovrana, e se verr interrotta non si risolver nulla, ci ordiner semplicemente di riprenderla da un'altra parte.
"Comunque" pens "a questo punto il danno sarebbe stato fatto."
Le sue parole furono salutate da un coro di proteste. Amon balz in piedi e si mise a battere i pugni contro la porta: - Sono venuto qui per discutere, non per morire!
Vechlis aiut il marito ad alzarsi. Hani si strofin il volto con le mani e disse lentamente: - Non morir pi nessuno. Il nobile Amerotke ha ragione, abbiamo cose pi importanti da discutere.
Bussarono alla porta e Amerotke and ad aprire. Asural, che non aveva partecipato alla festa, si affacci con aria cupa: - Un altro medico ha esaminato il corpo, mio signore, insieme a Shufoy, che conosce i veleni. Il gran sacerdote di Hathor  stato assassinato.
- Entra pure. I nostri timori si sono realizzati - spieg agli altri chiudendo la porta. - Il capitano delle mie guardie mi ha portato la notizia che Hathor  stato avvelenato.
- E come? - chiese il gran sacerdote di Amon.
- Non lo so, divino padre - rispose Asural. - I medici e il servo del nobile Amerotke dicono che si trattava di un veleno molto rapido.
- Quindi  stato avvelenato durante la cena - disse Horus.
- S, divino padre Hani.
- Perci - concluse Amerotke - il veleno era nella prima portata, che per fu servita su dei vassoi. Hathor mangi le stesse cose di tutti gli altri.
- E bevve la stessa birra di tutti gli altri - aggiunse Hani.
- Non  vero, i boccali di birra si trovavano gi sul tavolo - intervenne Iside.
- Cosa state dicendo? - chiese Vechlis.
- Quando ci siamo seduti - rispose lentamente Amerotke - ognuno trov al suo posto un boccale di birra. Dopo la prima portata, i piatti e le coppe furono cambiati. Dunque il veleno si trovava nel boccale di Hathor, lasciato davanti al suo piatto prima dell'inizio della cena. Dopo l'antipasto Hathor aveva sete, e come tutti noi bevve subito la sua birra.
-  possibile? - chiese Horus.
- Perch no? - disse il gran sacerdote di Amon. - Nessuno guarda nel boccale prima di bere. Era facile sciogliere nella birra un pizzico di polvere velenosa. E poi, il gusto delle spezie avrebbe coperto quello del veleno.
-  inutile interrogare le persone che si sono aggirate nella sala prima che arrivassimo - disse Amerotke. - La lista dei servi e dei musici  infinita e il veleno  stato messo in un batter d'occhio.
- Siamo in tribunale, mio signore Amerotke? - domand provocatorio Osiride.
- Non  questo il tempo dei giudici, domani mattina devo andare nella necropoli.
- A prepararvi la tomba? - chiese ironicamente Iside.
- La mia vita  nelle mani degli dei - rispose secco il giudice. Poi si rivolse a Hani per non mettersi a discutere con gli sprezzanti sacerdoti: -  molto urgente, mio signore.
- Avete bisogno della barca del tempio?
Amerotke annu: - Lascer qui il mio scriba Prenhoe. Partir all'alba e sar di ritorno a mezzogiorno. Non ho altro da dire, ma vi prego di stare in guardia.
S'inchin soltanto a Hani e se ne and.
Ritorn nelle sue stanze, disse a Shufoy cosa era successo e lo conged.
- Anch'io ho la mia stanza - disse Shufoy, rimettendosi il mantello. - Una stanza adeguata a un medico.
Amerotke si sedette e sorrise al suo servo e amico: - Sei veramente un medico, Shufoy?
- Mi sto specializzando, e presto ne sapr pi di quei ciarlatani che si fanno chiamare medici - strinse le labbra con aria determinata. - Diventer un custode dell'ano, specializzato nelle malattie dell'intestino.
- Mi sembra la giusta frase con cui finire questa giornata.
Amerotke si tolse la veste e i gioielli, simboli della sua carica, si aggiust il perizoma e si coric. Shufoy gli rimbocc le lenzuola.
- Perquisisci la stanza - gli sussurr il padrone gi mezzo addormentato.
- L'ho gi fatto, padrone. Gli aspidi e gli scorpioni non oseranno entrare, ho unto le pareti di grasso di mangusta.
Amerotke sorrise, lieto di sapere quale fosse il motivo di quello strano odore.
Al mattino, Shufoy dovette scuoterlo per svegliarlo. Aveva la testa pesante quando usc sulla terrazza che dava a settentrione, da dove proveniva il respiro di Amon. Si mise faccia a terra e preg per se stesso e la sua famiglia, poi s'immerse nel lago sacro e si fece ungere d'olio da Shufoy. 11 nano gli resse Io specchio mentre si radeva, continuando a chiacchierare di pozioni e medicamenti. Amerotke si mise il cinturone da guerra e Shufoy volle portare con s la faretra e il piccolo arco. Fecero colazione con gli altri sull'erba umida di rugiada, mentre sentivano i cori dei preti che celebravano il servizio mattutino.
Il sole disperse la foschia mentre scendevano sulla riva del fiume. Amerotke disse a Prenhoe di stare in guardia e raggiunse la banchina sul sentiero pavimentato di mattoni. La Giona di Horus era una lunga barca fatta di canne legate insieme. L'unico albero aveva gi le vele al vento. L'alta poppa aveva la forma d'una testa di falco, e su di essa stava il timoniere. A ogni fiancata vi erano due rematori. Al di sopra del boccaporto era stato eretto un baldacchino con dei cuscini, dove si sedettero Amerotke, Shufoy e Asural. A un ordine del timoniere, la barca attravers la foschia, diretta verso la necropoli.
Le rive del fiume erano piene di gente. L'equipaggio si ferm a guardare i gioiosi riti dei sacerdoti di un tempio minore accompagnati da una cacofonia di nacchere, flauti, comi, cembali e tamburi. Uomini e donne ballavano intorno alle statue sacre. Il ritmo aument e la danza si fece frenetica. Dei nani Danga con corone di paglia facevano le capriole, strappandosi le vesti.
I marinai gridarono loro delle oscenit, mentre Shufoy agitava le mani con aria di rimprovero. Asural sentenzi che erano ubriachi e che era meglio che cercassero piuttosto di non cadere nel fiume, in pasto ai coccodrilli.
Amerotke guard le case e i templi che sovrastavano gli alberi e si chiese cosa stessero facendo Norfret e i ragazzi. A un ordine del timoniere, la barca vir di bordo. La vela si gonfi, mentre i marinai manovravano perch prendesse meglio la brezza mattutina. Si ud un tonfo nella stiva e Amerotke guard allarmato uno dei rematori, che sogghign: - Sono soltanto le anfore d'acqua. Spero che quegli idioti le abbiano chiuse bene, l sotto ci sono anche i nostri abiti e il nostro pranzo.
L'imbarcazione prese velocit. Il vento permetteva ora ai rematori di riposarsi; ma, quando la brezza cal e la vela inizi a pendere mollemente, a un ordine del timoniere i rematori tornarono a chinarsi sui remi, cantando in coro: "Il petto della mia ragazza  morbido e succoso, pi fertile di qualunque albero. La barca scricchiol mentre i remi si tuffavano in acqua ritmicamente.
Amerotke si guard dietro le spalle e vide le scaglie verdi di un coccodrillo. Gli occhi sporgevano appena dall'acqua, mentre l'animale puntava verso di loro. Di solito all'alba i coccodrilli assorbivano il calore del sole prima di andare a caccia.
Asural segu il suo sguardo e lo prese per un braccio: - Guarda!
Erano apparsi altri cinque, sei, sette coccodrilli. Altri ancora si raggruppavano sul fianco sinistro. Anche il timoniere li not, preoccupato: - Cosa sta succedendo? - grid.
Per tutta risposta, lo scafo trem come se avesse sbattuto contro uno scoglio. Altri colpi seguirono a tribordo.
- Ci stanno attaccando! - grid un rematore, balzando in piedi.
Shufoy incocc una freccia e Asural e Amerotke sguainarono le spade. La barca cominci a inclinarsi. I coccodrilli stavano colpendo lo scafo al di sotto della linea di galleggiamento con le teste scagliose.
-  impossibile! grid un rematore.
Amerotke guard atterrito un grosso coccodrillo schizzare dall'acqua con le fauci spalancate, una vista orribile. I denti afferrarono il collo del rematore, che fu trascinato in acqua prima ancora che Amerotke potesse balzare in piedi. Anche la freccia di Shufoy fu inutile. Altri coccodrilli si unirono per dilaniare il rematore urlante. Uno dei feroci sauri lo afferr alla vita con le sue fauci crudeli e l'acqua divenne rossa di sangue. Il timoniere si mise a gridare degli ordini per imporre la disciplina ai marinai.
- Cosa li ha attirati? - esclam Asural.
Amerotke spinse via i cuscini, apr il boccaporto e scese per la scaletta di legno. Due o tre anfore si erano versate e l'acqua gli lamb i sandali. C'era uno strano odore che gli ricord i macelli del tempio. Ci fu un altro colpo contro la fiancata. Le canne iniziavano a rompersi e l'acqua filtrava attraverso il fasciame. Annus la pozza ai suoi piedi e corse di sopra urlando: -  sangue! Le anfore sono piene di sangue!
Tutti rimasero a bocca aperta, rendendosi conto del pericolo. Le barche che attraversavano i bracci di fiume infestati dai coccodrilli non portavano mai carne di nessun genere.
- Quelle belve hanno fiutato l'odore - esclam Asural, cercando di tenersi mentre la barca tremava sempre pi forte.
Tutti si allontanarono dalle fiancate. Amerotke rimand i rematori ai loro posti e sostitu lui stesso quello che era morto: - Avanti! Allontaniamoci o affonderemo!
Il timoniere afferr la barra mentre tutti si chinavano sui remi e Asural e Shufoy rimanevano di guardia alle fiancate. Tutto sudato, Amerotke aveva male alle braccia e alla schiena ma continuava a mantenere il ritmo. Cercava di concentrarsi sul remo senza badare alle grida del nano. Le falle dello scafo erano sempre pi grandi e l'acqua cominciava a salire. Erano troppo lenti, e la linea di galleggiamento era sempre pi alta. Shufoy continuava a lanciare trecce. I coccodrilli erano cos furiosi che si sarebbero anche sbranati fra di loro, ma le frecce del nano non riuscivano a scalfire le loro dure scaglie.
La barca procedeva lentamente. Si era alzato il vento ma non avevano il tempo di manovrare la vela. Amerotke pensava solamente a quei terribili colpi. Ogni tanto un coccodrillo emergeva facendo schioccare le mascelle. Asural teneva a bada con la spada i rematori che volevano abbandonare il loro posto, presi dal panico. A poppa, la vedetta suonava la campana per chiedere aiuto. L'acqua insanguinata cominciava a riempire la stiva. Amerotke chiuse gli occhi e invoc Ma'at. Se la barca affondava, non c'era pi niente da fare. I coccodrilli li avrebbero presi d'assalto. Erano incidenti frequenti, gli ubriachi che cadevano nel Nilo erano spesso vittime dei mostri del fiume. Ormai i coccodrilli avevano assaggiato la carne umana, abituati a predare gli annegati e gli incauti che si avventuravano sulle rive.
Come in risposta alla sua preghiera, Amerotke ud un'altra campana. A tribordo, una nave rossa e verde comparve dalla foschia, puntando verso di loro la polena a forma di fiore di loto. Amerotke tent di tenere al loro posto i rematori, ma uno corse alla fiancata per fare dei segnali. Un coccodrillo balz rapido come un gatto che d la caccia a un uccello, e lo addent a un braccio, trascinandolo in acqua.
- Forza! Continuate a remare! grid Amerotke.
Adesso la nave era pi vicina. Ai remi vi erano delle donne seminude. Doveva essere una barca nuziale. Il timoniere riusc ad affiancarsi, e per fortuna la Gloria di Horus non si rovesci.
Furono lanciate delle scalette di corda e Amerotke aiut Shufoy e Asural a salire sulla nave. Il giudice fu l'ultimo ad abbandonare la barca. Vide delle mani che lo tiravano su, prima di potersi sedere sul ponte.
Lo trascinarono gentilmente verso il grande baldacchino sotto l'unico albero. Sentiva dei profumi delicati. Vide dei cuscini, delle vesti a vivaci colori, una coppa di vino ghiacciato che gli avevano messo in mano. Ne bevve un sorso, poi si sent male e chin il capo. Fu preso da un crampo, bevve un altro sorso e guard i suoi salvatori. La nave era lunga come una galera da guerra. Aveva innumerevoli mazzi di fiori, tavolini pieni di cibarie e vini ed era decorata da strisce di carta colorata. Un giovane con una ghirlanda di fiori gli si sedette accanto.
- Non eravate invitati al nostro matrimonio ma siete i benvenuti.
Amerotke lo abbracci: - Assumer un prete per cantare i vostri elogi agli dei.
Shufoy e Asural non stavano meglio di lui e uno dei marinai era svenuto. Gli altri singhiozzavano, insieme atterriti e sollevati. Reggendo la coppa di vino, Amerotke and a poppa. Mentre la nave virava, vide affondare la barca del tempio. I coccodrilli stavano dilaniando lo scafo di canne, attirati dal ferrugginoso sapore del sangue.

10.

Lo schiavo Sato sal tristemente le scale e and nella sua stanza sopra i magazzini del tempio. Era una cameretta maleodorante con pochi mobili e una finestrella. Si prese il volto tra le mani e asciug insieme le lacrime e il sudore. La sera prima aveva cercato la danzatrice che era stata cos generosa con lui e le aveva offerto le monete che gli aveva dato Amerotke, ma la ragazza non aveva voluto saperne.
Sato non riusciva a capire perch lo avesse cacciato via. Avrebbe voluto parlarle, spiegarle cosa sapeva.
Aveva cercato Amerotke, ma una guardia gli aveva detto che era andato nella necropoli, dall'altra parte del fiume.
Poi era stato preso dal lavoro, nonostante le sue proteste, perch come servitore del defunto Prem era in lutto, e il lutto andava rispettato. Tutti erano sconvolti dalla morte del gran sacerdote di Hathor. Felice di mostrare tutto ci che sapeva, Sato aveva tentato di raccontare infinite volte la morte del suo padrone, ma nessuno lo ascoltava. Avrebbe dovuto andarsene da quel tempio!
Guard la statuetta di Iside sul suo piedistallo di legno in un angolo della stanza. Era la sua dea preferita, ma ora gli ricordava soltanto la bella danzatrice. Doveva farai sentire di pi, l'unico che lo avesse trattato gentilmente era stato Amerotke. Se fosse riuscito a spremerai il cervello e a ricordare pi chiaramente quella notte, Amerotke lo avrebbe ricompensato e gli avrebbe trovato un impiego in un posto meno pericoloso, lo aveva detto a tutti gli altri schiavi. Per la prima volta not l'anfora di vino sul tavolo. Era bellissima, di ceramica vetrificata, decorata con un motivo di cicogne, oche e altri uccelli, e protetta da un rigido papiro legato da un nastro nuovissimo. Era chiaramente un regalo del generoso Amerotke.
Disfece il nastro e bevve d'un fiato una coppa di vino. Era alla seconda coppa quando il dolore lo colp come una pugnalata al ventre. Balz in piedi e cerc di vomitare, senza riuscirci. Si sentiva soffocare. Barcoll in avanti e rovesci l'anfora. Non si trattava di un regalo!
Il vino si rovesci a terra, una striscia simile a sangue si form sul pavimento. Sato ricord allora cosa aveva visto quella sera, intinse un dito nel vino e and alla parete. Riusc a tracciare qualche segno poi fu di nuovo preso da una fitta e cadde svenuto sul pavimento.
Amerotke, Asural e Shufoy erano seduti sotto una palma davanti a un'osteria della necropoli, in riva al fiume. Amerotke aveva offerto loro dell'ottima carne di gazzella alla griglia, molto speziata, un cestino di pane fresco e un boccale di birra leggera. Mangiarono in silenzio, ma ogni tanto Asural si alzava a passeggiare nervosamente. Era cos pallido che doveva sentirsi molto male.
Amerotke lo convinse a respirare forte e a lungo per rilassarsi. Lui stesso cerc di concentrarsi sull'odore pungente dei sali dei laboratori degli imbalsamatori. Nella necropoli tutti lavoravano per preparare i morti al viaggio verso l'Estremo Orizzonte. Le banchine erano piene di sarcofagi. Le famiglie pi ricche li avevano dorati e li facevano trasportare da carri d'argento, tirati da quattro buoi bianchi con le corna inghirlandate e seguiti da preti e coristi che spargevano all'intorno acqua profumata e latte.
- Siete diventato muto, padrone? - gli chiese il nano, ancora teso per l'attentato. Da quando era sbarcato nella necropoli, non faceva che imprecare.
- Almeno sei vivo - ribatt Asural, che ora si sentiva meglio.
Shufoy batt un pugno, adirato: - Ho perso la mia borsa, che bastardi! Dentro c'era tutta la sapienza d'Egitto, medicine che avrebbero destato l'invidia di qualunque sacerdote. Se li prendo...
Amerotke rise cos forte che un gruppo di prefiche lo guard con disprezzo.
- Dove sono i marinai? - chiese Asural. - Vorrei interrogarli.
- L'ho gi fatto. Ho dato loro del denaro, invitandoli a rivolgersi al tempio di Ma'at per essere risarciti.
- Sono dei codardi - grugn Asural.
- Anche noi abbiamo avuto paura.
-  stato un attentato, vero?
- Gi, sono morti soltanto due uomini, ma avremmo dovuto fare tutti la stessa fine, e questa sera tutta Tebe l'avrebbe saputo.
- Perch non hanno controllato il carico? - chiese irritato il nano.
- L'hanno fatto, mio brillante medico, hanno guardato nella stiva e hanno visto le anfore d'acqua, riempite dalla cisterna del tempio. Il timoniere aveva avuto ieri sera l'ordine di preparare la barca per la nostra traversata. Doveva soltanto radunare la ciurma e le provviste.
- E poi l'assassino ha agito - disse Asural.
- Gi, durante la notte la barca non era sorvegliata, e perch avrebbe dovuto esserlo?  stato sin troppo semplice salire a bordo, vuotare le anfore e riempirle col sangue dei macelli del tempio. I tappi furono rimessi poco saldamente, in modo che potessero saltar via con facilit e le assi che bloccavano le anfore furono allentate. - Amerotke cacci le mosche che ronzavano attorno al suo boccale. - Quando la barca lasci rollando la banchina, io stesso ho sentito le anfore rovesciarsi e ve rea re il sangue.
- Un piano astuto - disse Shufoy.
- I coccodrilli sono come le mosche, ne arriva uno e attira tutti gli altri. I marinai non sono stati dei codardi, anzi, sono riusciti a tenere a galla la barca finch  stato necessario, ma se non ci fosse stata quella nave...
Asural impallid di nuovo e anche Shufoy fu atterrito al pensiero di cosa sarebbe successo: una fine terribile e sacrilega, i loro corpi sarebbero stati dilaniati dai coccodrilli, e nessuna preghiera li avrebbe accompagnati verso l'Estremo Orizzonte.
- Giuro su Ma'at che catturer l'assassino e lo vedr morire con i miei occhi - disse cupamente il giudice.
Fin la birra e si alz. Aveva rotto un sandalo, la sua tunica era sporca e nella fuga aveva perso il cinturone da guerra.
- Non abbiamo fatto una grande traversata - disse sarcasticamente.
- E adesso siete rimasto senza denaro - soggiunse maliziosamente Shufoy.
Amerotke sollev di peso il nano scuotendolo e sogghign sentendo un tintinnio nelle sue vesti voluminose.
- Mettetemi gi - grid Shufoy.
- Mi presteresti del denaro, se te lo chiedessi?
- Con gli interessi.
Si misero in cammino per le strade della necropoli. Le ampie arterie erano piene di cortei funebri e di persone che visitavano le tombe dei loro cari. Altri venivano a comprare sarcofagi e arredi funebri e a consultare muratori e scultori su come far costruire e decorare i loro sepolcri. Gli apprendisti con i vassoi appesi al collo chiamavano i clienti offrendo campioni in miniatura dei prodotti dei loro laboratori.
Superarono le innumerevoli statue di Osiride, di Bes e degli altri dei che assistono i defunti, e storsero il naso all'odore dei sali usati dagli imbalsamatori. I laboratori di questi ultimi sembravano macellerie: i cadaveri bluastri erano appesi a uncini sopra i calderoni di natron ribollente. I tre iniziarono a salire sulle rupi giallastre, verso il misero quartiere dei laboratori pi economici. L'aria era densa di fumo e la fuliggine danzava come uno sciame di mosche. Le case erano sistemate su terrazze digradanti su entrambi i lati e le strade, nere di mosche, erano invase da ogni genere d'immondizia. Cani e gatti lottavano tra i rifiuti. I mendicanti e i venditori ambulanti cercavano di afferrare i passanti, importunandoli con i loro richiami. Asural li condusse in uno stretto vicolo tutto curve. Si fermarono davanti a una casa e un uomo venne sulla soglia, coperto di bende sporche come un nomade del deserto. Amerotke riusc a vedere sulla sua fronte le orrende lacerazioni rosse della lebbra. Asural gli disse di stare lontano: - Siamo venuti a vedere Lehket.
L'uomo sal per la scala esterna di legno e fece cenno di seguirlo. La terrazza sul tetto era incredibilmente pulita. Vi erano dei vasi di fiori e dei cuscini sui quali era seduto un uomo molto simile alla loro guida, che sorbiva lentamente qualcosa da una scodella.
- Tu sei Lehket? - chiese Asural.
- S, avvicinatevi.
Li fece sedere dall'altra parte del tavolo. Anche lui era coperto di bende, ma i suoi occhi erano intelligenti e la voce abbastanza educata.
- So che volete parlarmi, mio signore Amerotke. Conosco gi Asural, e questo dovrebbe essere il nano Shufoy.
- Uno dei migliori medici di Tebe - soggiunse altezzoso il servitore.
- Allora hai una cura per la lebbra?
I suoi occhi erano divertiti e Amerotke apprezz quella calma e filosofica dignit nei confronti della sua orribile malattia.
- Sai qualcosa degli Amemet? - gli chiese.
- Sapete bene che sono morti - rise l'altro.
- Abbiamo sentito delle voci...
Lehket lo interruppe sollevando una mano bendata: - Tebe avr sempre i suoi assassini e col passar del tempo nascer una nuova corporazione, ma ci dovr essere prima un grande spargimento di sangue. Conosco i vostri problemi, giudice, le chiacchiere sono come il vento del deserto. Ma vi posso dire che Nehemu non era un Amemet, non ha mai venerato la dea Mafdet. Era solo un ubriacone e uno smargiasso, e di certo non  morto troppo presto.
- Come fate a sapere tutte queste cose? - chiese il nano.
- Da giovane ero un Amemet, piccolo uomo, e prima che gli dei mi colpissero ero il loro capo. Io toglievo la vita agli altri uomini, gli dei la tolsero a me, condannandomi alla morte vivente. Per lungo tempo errai nel deserto prima di tornare per espiare. Ora lavoro per i morti, imbalsamo gratuitamente i poveri, chiedendo solamente il vitto per me e per i miei schiavi. Conosco bene gli assassini, Nehemu non faceva parte della corporazione.
- Ma io ho ricevuto un tortino di carrube, non  un segno degli Amemet?
- Come  arrivato?
- In uno scrigno di sandalo avvolto nel papiro.
Lehket scoppi a ridere: - Se fossero stati gli assassini, non avrebbero sprecato uno scrigno cos costoso, e le loro minacce le consegnavano sempre personalmente in mano alla vittima. Chi vi ha mandato quel tortino, giudice, pu essere un Amemet quanto il vostro capitano delle guardie. La corporazione degli assassini si  sciolta, hanno smesso di compiere le loro imprese sanguinarie. Guardate tra i vostri nemici, giudice, l troverete il vostro assassino. Mi hanno gi parlato della vostra traversata.
Amerotke lo ringrazi e fece per alzarsi, ma l'altro lo ferm: - C' un'altra cosa. Il figlio di Omendap non  stato accusato di aver ucciso due amici nell'Ingresso degli Inferi?
Il giudice annu.
- Quando ero un Amemet, e gli dei sanno quanto sangue ho sulla coscienza, portammo l un mercante che ci aveva assunti ma che non voleva pagare, e lo lasciammo nel labirinto.
- E allora? - chiese Shufoy.
- Non  mai pi uscito.
- Che cosa accadde? - lo interrog il giudice.
- Non lo so. Attendemmo tre giorni, perch se usciva il nostro debito sarebbe stato saldato. Uno di noi si arrampic sul labirinto ma non riusc a trovarlo. Giuro che nessuna belva entr e che il mercante non venne pi fuori.
Amerotke e gli altri ritornarono al tempio di Horus. Vechlis e Hani corsero loro incontro nella Sala del Benvenuto. Sembravano molto turbati, come del resto anche Prenhoe che era rimasto sulla soglia, bruciando dal desiderio di sentire che cosa era successo. Vechlis prese la mano del giudice e lo guard negli occhi: - Abbiamo sentito la notizia da un marinaio. Siano ringraziati gli dei per la vostra salvezza.
- E cos sia. - Il gran sacerdote di Amon era arrivato insieme ai suoi confratelli. Spinsero da parte Prenhoe e avanzarono, pronti a una nuova discussione e con evidente disprezzo: - Ricordate le vostre parole della scorsa notte. Sapete bene, mio signore, che le barche non portano mai carne e sangue sul fiume. Il sangue  stato messo deliberatamente per uccidervi in maniera sacrilega.
- Ci consigliate ancora di rimanere? - chiese il gran sacerdote di Osiride.
- Non potevamo evitare che succedesse - lo interruppe seccatissimo Hani. - Chiunque poteva salire a bordo e mettere il sangue nelle anfore.
Amerotke osserv i sacerdoti dalle teste rapate. A parte Hani, erano come fratelli, uniti nell'astuzia e nel disprezzo. Si chiese se erano tutti complici per diffondere il terrore nella citt. Sarebbero stati felicissimi se la riunione si fosse interrotta in un'atmosfera di paura. Avrebbero potuto tornare nei loro templi a complottare, lasciando Hani a prendersi la colpa.
- Avete fatto delle indagini? - chiese a Hani, che scosse il capo: - Di notte il molo  un luogo desolato, aperto a tutti. I marinai preparano la barca e poi se ne vanno.
Vechlis prese di nuovo per mano Amerotke con le lacrime agli occhi: - Siamo veramente dispiaciuti. Dobbiamo informare la regina?
- Sicuramente lo sa gi - ironizz il gran sacerdote di Amon.
- Questo  un luogo di morte - disse Iside scuotendo il capo. - Mi dicono che oggi  morto anche uno schiavo.
- Ha avuto un colpo apoplettico - ribatt Hani
- era un noto ubriacone.
Amerotke chiese di chi si trattava, pur conoscendo gi la risposta.
- Si chiamava Sato - gli rispose Vechlis. - L'abbiamo trovato morto nella sua stanza a mezzogiorno. Stanno imbalsamando il suo cadavere. Mio marito crede che sia meglio che tu esamini la stanza, ma prima vorrai prendere un bagno...
Amerotke annu. Non ne poteva pi di tutti quei sacerdoti e voleva andar via. Ma soprattutto voleva esaminare la stanza di Sato. Era chiaro che la morte del grasso schiavo era accidentale quasi come la loro avventura sul Nilo. S'inchin e si avvi verso il giardino.
- L'altra notte ho sognato... - tent di dirgli Prenhoe, inseguendolo tutto agitato.
- Se non la smetti, sar il tuo ultimo sogno! Ci sono altre notizie?
- Un messaggio dal tribunale. Il procuratore insiste che Rahmose dev'essere condannato. Ti chiede scusa, ma dice che anche lui deve rispondere a delle pressioni.
Amerotke si asciug sulla veste la mano sudata:
- Lo so bene. C' altro?
- Omendap.
Amerotke chiuse gli occhi. Sicuramente il generale Omendap voleva spingerlo ad assolvere il figlio.
- Dice che il tempo passa e che non vede l'ora di proclamare l'innocenza di suo figlio davanti a tutta la citt.
- Dovr aspettare. Shufoy, trovami uno schiavo, voglio esaminare la camera di Sato.
La stanza era vuota, perch sicuramente gli altri schiavi ne avevano approfittato per fare man bassa. Ma Hani aveva ordinato che il tavolo non venisse pulito e che la coppa e l'anfora rovesciata venissero lasciate dov'erano. Rimaneva ancora una macchia rossa di vino coperta di mosche.
- Chi ha detto che  stato un colpo apoplettico? - chiese il giudice guardando dalla finestra.
- I medici del tempio, che hanno esaminato il corpo - gli spieg Prenhoe. - Tutti sanno che Sato era grasso e beveva troppo. Ma io mi sono dato da fare con le indagini...
Amerotke sedette sul davanzale: - Quanto da fare?
- Stamattina Sato ha cercato una ballerina che gli aveva concesso i suoi favori la notte in cui  morto Prem.
- S, me l'aveva detto. Sai di chi si tratta?
Prenhoe scosse il capo.
- Quando  tornato...
Lo scriba si gir, notando che Shufoy russava in un angolo mentre Asural era di guardia sulla soglia.
- Shufoy  stanco e sconsolato per aver perso i suoi medicamenti - spieg Amerotke. - Stamattina ha lottato come un vero guerriero, e anch'io sono cos stanco che non l'ho nemmeno ringraziato. Continua, Prenhoe.
- Quando Salo  tornato, aveva bevuto e i servi dicono che ti ha cercato, aveva qualcosa da dirti. Pare che avesse delle notizie importanti, ma sai come sono gli schiavi...
Prenhoe not che Amerotke fissava la parete e le impronte che vi erano su di essa.
- Sei o sette impronte fresche. Guarda, Prenhoe, Sato ha intinto le dita nel vino e ha sporcato il muro.
- Il medico dice che l'ha fatto durante l'agonia.
- Dov'era il cadavere?
- Era accucciato ai piedi del muro, con le dita sporche di vino.
Amerotke aveva gi visto degli uomini morire di un colpo apoplettico, ma la morte era istantanea. Guard la coppa e l'anfora rovesciata. Sato doveva essere al tavolo, ma poi era andato alla parete. Osserv di nuovo le macchie scarlatte.
- Hanno esaminato il vino?
- Sono arrivato mentre i medici guardavano il corpo. Hanno annusato il vino e l'hanno assaggiato, ma non era avvelenato.
Amerotke si chin e guard la densa macchia sul pavimento. Not che le mosche non erano morte, anche se spesso le donne usavano il vino avvelenato per uccidere gli insetti. Si sedette su uno sgabello per osservare il tavolo.
- Qualcosa non va?
Per tutta risposta Shufoy schiocc le labbra e borbott qualcosa nel sonno.
- Guarda, Prenhoe. Cosa vedi?
Prenhoe raccolse l'anfora, il nastro e l'imballaggio di papiro: - Sato non poteva permettersi del vino cos costoso.
- Certo. Ma l'anfora  molto economica. - Intinse un dito nel vino e l'annus. - Guarda la macchia.
- Le macchie sono due' - Prenhoe indic un'altra chiazza pi sbiadita. - Forse Sato aveva gi versato prima del vino.
- Non credo. Secondo me l'assassino ha versato dell'altro vino dopo. Sai cosa  successo? Sato stamattina mi ha cercato e l'omicida lo ha saputo. Forse voleva gi ucciderlo perch non parlasse, cos gli ha messo nella stanza un'anfora avvelenata. Sato  tornato, stanco e deluso. Quell'ubriacone non credeva ai suoi occhi quando ha visto che gli avevano regalato un'anfora di vino. Avr creduto che fosse un mio regalo o magari un pegno d'amore della sua diletta ballerina. Un tipo come Sato non si fa troppe domande, beve e basta. Si riempie un'altra coppa ma il veleno gli rode gi le viscere. Rovescia la coppa e l'anfora e si rende conto di essere stato avvelenato a causa di ci che voleva confidarmi. Quindi va alla parete, ma mi chiedo che cosa stesse cercando di dire.
Amerotke si gir a guardare l'impronta scarlatta della mano aperta dello schiavo.
- Poi muore, come per un colpo apoplettico. Non credo che Hani abbia indagato troppo, l'ultima cosa che voleva era un altro omicidio.
- Sta nascondendo qualcosa?
- Pu darsi, ma la spiegazione vera  sempre la pi semplice. - Torn alla finestra. - Hani non vuole che la morte di Sato sia considerata sospetta, l'esame dei medici  stato superficiale e ci sono dei veleni che non possono essere individuati. E a chi pu importare un grasso schiavo come Sato? La gente mormora, ma alla fine diranno che  morto di dolore per la fine improvvisa del padrone.
- Ma il vino non era avvelenato.
- Gi, perch l'assassino ha sorvegliato il ritorno di Sato, nascosto in questa parte solitaria e remota del tempio. Se Sato non l'avesse fatto, poteva intervenire per indurlo a bere il vino, invece il poveretto  morto da solo. L'assassino si  portato in una borsa uno straccio e un'altra anfora, ha lavato la coppa, ha pulito la macchia di veleno e ha fatto sparire il vino adulterato.
- E poi ha versato a terra l'altra anfora.
-  vero, mio dotto scriba. Cos ha lasciato un cadavere e dell'ottimo vino assolutamente innocuo. In questo modo nessuno avrebbe pensato che Sato fosse stato ucciso.
- Quando finir questa storia? - chiese stancamente Prenhoe.
- Molto presto. Neria ci dar la risposta,  stato il primo a morire. Se scopriamo perch, scopriremo anche chi  stato.

11.

Amerotke attravers il giardino portandosi in braccio Shufoy e and nelle sue stanze, mentre il nano continuava a russare come un maiale. Amerotke lo mise a letto e tir la zanzariera, dopo aver detto ad Asural di rimanere di guardia.
Poi si rivolse a Prenhoe: - Non ti dispiace di bagnarti?
- Piego?
- Cosa hai sognato l'altra notte?
- Nuotavo nel Nilo con due ragazze nude, poi mi sono fermato e ho visto che si poteva toccare il fondo. Le ragazze si sono avvicinate e i loro seni mi sfioravano...
- Perch non sogno mai cose del genere? - sospir Asural. - Bene, il tuo sogno si sta per realizzare, almeno in parte - continu. - Voglio che tu prenda un secchio d'acqua e me lo porti alla statua di Horus, quella nel boschetto di cedri del Libano.
- Un secchio d'acqua?
- Obbedisci senza discutere.
Prenhoe corse via, seguito da Amerotke, che lasci di guardia Asural. Il giardino era immerso nel sole e nel profumo dei fiori. I sacerdoti si dirigevano verso il santuario per il sacrificio pomeridiano. Avrebbero aperto il tabernacolo e vestito e nutrito il dio. La musica dei cembali e del sistro echeggiava nel tempio.
Malgrado quella pacifica atmosfera, Amerotke era guardingo. La persona che aveva cercato di ucciderlo sul Nilo aveva anche assassinato Sato. Amerotke sapeva ben poco dell'animo umano, a parte ci che aveva appreso facendo il magistrato. Ma i delitti che giudicava avevano sempre a che fare con l'avidit, l'ira, la lussuria o la semplice negligenza. Soltanto qualche volta si era venuto a scontrare con dei figli della notte eterna, malvagi apportatori di morte a sangue freddo. Si era sempre chiesto se costoro erano sani di mente o se erano invasati da Seth. Cos era l'assassino del tempio di Horus, astuto e determinato a realizzare i suoi fini a qualunque costo.
Amerotke si ferm nel boschetto dei cedri. Qual era il movente? I delitti erano cominciati dopo il conclave che doveva discutere il diritto di Hatusu a governare. Amerotke rivide l'immagine di Amon che amoreggiava contro il muro con una danzatrice. Qual era il suo atteggiamento verso le donne? Le riteneva semplici schiave o giocattoli? Amon e gli altri non avrebbero mai accettato che una donna portasse la corona del Faraone, una giovane che poteva essere loro figlia, o addirittura loro nipote. I grandi sacerdoti erano tutti uomini e nutrivano simili pregiudizi. Le sacerdotesse come Vechlis erano comunque subordinate. Alla radice dei delitti vi era l'odio e il risentimento maschile?
Si sedette all'ombra e guard una farfalla svolazzare tra i fiori nella brezza pomeridiana. Hatusu non mascherava il suo odio per le convenzioni. Amerotke venerava Ma'at ma non aveva rispetto per gli altri dei: non adorava babbuini, gatti e coccodrilli. Anche Hatusu nutriva lo stesso disprezzo per i sacerdoti? Aveva sempre vissuto all'ombra di suo padre e di suo marito e i preti e gli aristocratici l'avevano considerata una semplice nobildonna di corte di scarsa importanza, fin quando non era balzata fuori dall'ombra come una pantera. Era andata a settentrione e aveva distrutto i nemici dell'Egitto, poi era tornata a Tebe, aveva epurato il consiglio del re insieme a Senenmut, che non era di nobile origine, e aveva eletto i suoi ministri, facendo infuriare chi la pensava come Amon. Quella ragazzetta non aveva alcun diritto di portare la corona del Faraone e di vederli inchinarsi davanti a lei! Quei delitti dovevano essere opera di Amon o di gente della sua risma.
Intanto Prenhoe era arrivato col suo secchio.
- Seguimi - gli disse Amerotke.
Condusse Prenhoe negli oscuri sotterranei del tempio. In cima alle scale, Amerotke si chin e trov in un angolo una macchia scura. La tocc con la mano: - Non  acqua, probabilmente  olio.
-  dove l'assassino di Neria aveva posato il secchio.
- Gi.
Amerotke prese una torcia da una nicchia e la diede al cugino: - Scendi tu per primo.
Prenhoe rabbrivid. La cripta era buia e gelida ma poteva vedere benissimo le bruciature sui gradini e sulle pareti.
- Scendi e torna su, comportandoti nella maniera pi normale possibile.
Prenhoe obbed. Scese lentamente le scale, mentre la porta si chiudeva alle sue spalle. Poi risal, cercando di non guardare le ombre create dalle mobili fiamme delle torce. Aveva gi capito cosa sarebbe successo.
Dietro la porta, Amerotke sorrise. L'eco gli faceva percepire chiaramente i passi del cugino. Misur bene le distanze, poi spalanc la porta e inond d'acqua il tremebondo Prenhoe. Poi lanci il secchio vuoto, come se fosse la torcia dell'assassino. Quando Prenhoe arriv in cima alla scala era bagnato da capo a piedi.
- Mi spiace di averti inondato - sorrise Amerotke, asciugandogli la faccia con la sua tunica - ma ora capisco perch la morte di Neria  stata molto rapida.  la stessa cosa che succede negli assedi, l'olio brucia in fretta e basta una torcia per dar fuoco a un guerriero. L'assassino vide Neria andare nella cripta e decise di ucciderlo. Rimase in attesa in questa parte deserta del tempio, mentre tutti festeggiavano la visita della regina.
- Ma perch? Perch non avvelenarlo o accoltellarlo nel buio o colpirlo con una freccia da dietro una colonna?
- L'assassino era furioso e voleva negare a Neria la vita eterna. Ma sono d'accordo, quel povero bibliotecario poteva essere ucciso in mille altri modi.
- Anche Pepy  morto cos?
-  molto diverso. L'assassino voleva uccidere lo studioso errante e distruggere tutto ci che aveva in camera. Non voleva soltanto eliminare quelle persone, ma anche gli appunti che dovevano aver copiato in biblioteca.
- E ci che Pepy aveva rubato - fin Prenhoe.
- Se ha rubato davvero qualcosa l'aveva gi venduto, solo cos si spiega la sua improvvisa ricchezza. Sempre che le cose stiano cos e che la verit non sia un'altra.
- Cosa vuoi dire?
- Niente, niente - Amerotke gli mise una mano sulla spalla. - Scusami ancora per averti bagnato.
Nelle loro stanze, Shufoy si era svegliato e raccontava ad Asural di come si possa essere contagiati da certe malattie con un semplice respiro. Interessatissimo, il capitano stava per chiedergli dei suoi portentosi medicamenti quando arrivarono gli altri due. Il nano era indignato perch il padrone non aveva voluto il suo aiuto.
- Ma se russavi come un porco, o come un guerriero dopo una battaglia faticosa! Asural, so che al mercato hai posato l'occhio su un fodero ittita che andrebbe bene per la tua spada. Quando tutto sar finito sar tuo, e il nostro custode dell'ano avr una nuova bisaccia di cuoio e uno scrigno da medico in legno di quercia. Cos potr vendere le sue pozioni per tutta Tebe. Ora voglio andare in biblioteca.
Si tolse la tunica e usc in giardino, vestito del solo perizoma. Per un po' nuot in una delle vasche sacre che ricevevano l'acqua dal grande fiume. L'acqua era tiepida e resa fragrante dai gigli e dai fiori di loto che galleggiavano in superficie. Poi and nel vicino tempietto, si bagn con l'acqua sacra, si purific la bocca e le mani con i sali di natron e torn in camera per indossare una nuova tunica di lino e una cintura di broccato. Shufoy insistette che portasse con s un pugnale, mormorandogli di stare in guardia mentre il suo padrone si ungeva il volto dolio e si passava il kohl intorno agli occhi.
- Anche tu devi stare attento - ribatt Amerotke. - Non accettare nessuna offerta di cibo o di vino, va a mangiare direttamente in cucina.
Il giovane scriba Khaliv stava per chiudere la biblioteca, ma accett di trattenersi. Il giudice guard gli scaffali carichi di papiri.
- Cosa state cercando, mio signore?
Amerotke gli batt su una spalla: - Mi spiace di farti perdere del tempo.
- Oh, oggi  stata una giornata tranquilla, quegli orrendi delitti hanno gettato una nube sul nostro tempio, la gente  spaventata e tutti quelli che vengono in biblioteca tendono a rimanere in groppo.
- Gi - disse seccamente Amerotke. - Chi ha le chiavi?
- Soltanto io e il gran sacerdote. No - si port una mano alla fronte - abbiamo anche dovuto lasciare una chiave ai nostri visitatori, che  tenuta dal gran sacerdote di Amon.
- Cos, quando le guardie se ne vanno, qualcuno potrebbe anche entrare per rubare...
- No, di notte ce sempre una guardia e gli scrigni vengono tutti chiusi a chiave.
Amerotke sedette su uno sgabello e lo fece accomodare su una panca di fronte a lui: - Mi fido di te, Khaliv, e voglio farti delle domande. Neria  stato il primo a morire. Sai che cosa stesse studiando?
Lo scriba scosse il capo: - Neria era uno studioso e svolazzava come una farfalla da un papiro all'altro. Io gli davo tutto ci che chiedeva, era lui il responsabile della biblioteca.
- Parlava spesso con Prem?
- Naturalmente, il divino padre era il suo confidente.
Amerotke cel la sua delusione: - E con Pepy?
- Gli stava alla larga, perch come noi tutti lo trovava rozzo e volgare.
Amerotke vide entrare il capo scriba Sengi. Non doveva dimenticarsi di quell'uomo che si aggirava per il tempio come un'ombra.
Sengi sedette accanto a loro senza essere invitato: - Posso aiutarvi?
- Certo che potete. Provate a dirmi tutte due dove vendereste un manoscritto rubato qui nel tempio.
Sengi guard Khaliv: - Non qui.
- Volete dire nel tempio?
- Voglio dire a Tebe.
-  quello che pensavo - disse Amerotke. - Dunque, Pepy non pareva impegnarsi troppo nelle ricerche...
- Non vi seguo, mio signore.
- Pepy era un insolente - si intromise Khaliv - se ti salutava pareva che ti facesse un favore. Non sono nemmeno sicuro che fosse veramente un erudito, era solo interessato a bere e a cercarvi delle ragazze.
- Ma non vi ha mai detto di avere scoperto qualcosa?
- No, non mi aveva ancora fatto rapporto - rispose Sengi.
- Capisco cosa volete intendere - sorrise Amerotke - Pepy non aveva bisogno di impegnarvi. Non gli piaceva affatto che il nuovo Faraone fosse una donna. Gli bastava starvene seduto con le mani in mano e poi dire che tutti i suoi studi non gli avevano permesso di trovare alcuna prova in favore di Hatusu.
Sengi pareva a disagio, mentre Amerotke lo redarguiva: - Il vostro era un gioco pericoloso. La divina Hatusu non ama che si contraddica il suo volere e quello degli dei.
- Siamo degli studiosi,  stata la divina Hatusu a indire questa riunione. Non possiamo creare le prove dal nulla.
- E se le prove esistessero gi? E se Neria e Prem avessero scoperto qualcosa che poteva far riflettere la gente?
- Che cosa? - ironizz Sengi. - Io sono uno storico, mio signore, e vi assicuro che nessuna donna ha mai regnato sull'Egitto.  vero che ci sono state delle reggenti, delle regine madri...
-  questo che volete? Che Hatusu rimanga una semplice reggente? Per quanto tempo? Siete sposato, Sengi?
Lo scriba scosse il capo. Amerotke sent montare l'ira rendendosi conto che l'assassino che aveva attentato alla sua vita doveva essere un tipo come Sengi.
- Dove volete mandare Hatusu? sibil. Nell'harem con le altre donne, con una parrucca profumata e una ghirlanda di fiori di loto?
- Ho fatto soltanto ci che mi hanno ordinato - balbett Sengi.
- In che rapporto siete con gli altri grandi sacerdoti?
Sengi arross, lasciando sbigottito il giovane bibliotecario.
- Mi chiedo se vi hanno pagato. Voi siete il capo scriba della Casa della Vita del tempio di Horus, e forse vi hanno corrotto insieme al grande studioso Pepy perch diceste di non aver trovato nulla.
- Non voglio sentire queste insinuazioni - Sengi si alz in piedi. - Questa non  la Sala delle Due Verit.
- No, ma lo sta diventando - sogghign Amerotke, costringendolo di nuovo a sedervi. - Come dice il mio servo Shufoy, ogni giorno inizia una vita nuova e la ruota gira. Siete uno sciocco, Sengi. Non capite che il procuratore reale potr distorcere tutto ci che avete fatto? Hatusu vuole salire al trono nonostante l'opposizione dei grandi sacerdoti, per questo ha indetto il conclave, e per me ha commesso un errore. Comunque la divina sovrana ha fatto una domanda ai sacerdoti e la risposta sar prevedibilmente quella che i sacerdoti vogliono, che non c' mai stata nessuna Regina-Faraone sul trono d'Egitto.  vero che Hani e sua moglie sono simpatizzanti di Hatusu ma tutti gli altri sono feroci avversari. Immagino che tutti, voi compreso, foste sostenitori di Rahimere, il gran visir che si oppose a Hatusu.
Sengi era molto agitato.
- Credo proprio che il conclave sia stato una perdita di tempo - continu il giudice - fate finta di discutere ma sapete gi quale sar la risposta.
- Questo non fa di me un assassino! Io sono un prete e uno studioso e ho sempre servito la Casa Divina!
Senza attendere una risposta, si alz e usc dalla biblioteca.
- Devo farlo tornare indietro, mio signore? - chiese il bibliotecario
- Non ci ha detto perch  venutomormor Amerotke.
- Viene spesso qui, forse  stato sorpreso di vedervi. Dite veramente che a parte Hani, i grandi sacerdoti hanno gi deciso che risposta dare?
- Certo.
- Ma che senso hanno allora gli omicidi?
- Neria deve avere scoperto qui qualcosa di strabiliante.
- Ma non ne ha parlato con nessuno.
- Lo so, lo so - il giudice tamburell con le dita sul tavolo. -  questo che mi fa girare in tondo e che mi porta a una domanda alla quale Sengi non ha risposto. Oppure ha risposto, ma non abbiamo seguito le sue parole fino alla loro logica conseguenza. Pepy  considerato un ladro, crediamo tutti che abbia rubato un manoscritto d'inestimabile valore.  stato cos furbo da ingannare le guardie, ma cos sciocco da venderlo qui a Tebe.
Khaliv era perplesso.
- Ce un'unica conclusione possibile, Pepy non ha rubato nessun manoscritto. Qualcuno l'ha pagato per farci credere che l'avesse rubato, ma il manoscritto che stava studiando dev'essere ancora qui.
Khaliv si gratt la testa: -  vero, mio signore Amerotke, le nostre precauzioni rendono i furti quasi impossibili.
- Ma qualcosa pu aver cambiato di posto. Mio dotto Khaliv, il miglior modo per nascondere un manoscritto  metterlo in una biblioteca, tra gli altri volumi.
Amerotke si alz in piedi e prese a osservare gli scaffali: - Quando tutto sar finito, l'ira di Hatusu sar terribile e i suoi avversari si troveranno il suo piede sul collo. Ma i suoi amici, che avranno lottato per la verit, saranno generosamente ricompensati.
Khaliv rimase a bocca aperta con gli occhi scintillanti: - Trover il manoscritto di Pepy, mio signore.
- Bene - Amerotke torn a sedersi sullo sgabello
- ho gi detto che mi fido di te, Khaliv.
- Non pensate che io sia l'assassino?
- No, sei troppo giovane e innocente, mentre questi delitti denunciano l'astuzia di un vecchio. Se soltanto conoscessi meglio Neria... Amava le donne?
- S, ma era molto discreto.
- Discreto?
- Sapete bene che il nostro tempio  come un piccolo villaggio. La gente s'innamora - sorrise Khaliv
- e di notte i corridoi sono pieni di ombre fugaci.
- L'hai mai visto con una donna?
- No, mio signore Amerotke, ma come tutti qui al tempio, a volte i suoi sguardi si appuntavano su qualcuna.
- Ma prima di morire non fece niente di sospetto?
Khaliv scosse il capo.
- Ne sei sicuro?
- S, altrimenti ve lo direi.
Amerotke chiuse gli occhi e rivide la cripta silenziosa dalle pareti affrescate: - Non avete qualche testo che spieghi gli affreschi del mausoleo di Menes?
- Abbiamo una cronaca... Quando ci fu l'invasione degli Hyksos molti manoscritti furono nascosti o dispersi e la biblioteca fu bruciata. Poi il nonno di Hatusu cacci gli Hyksos e il tempio torn a rifiorire, fu allora che un vecchio prete scrisse una cronaca dei tempi.
Khaliv and a uno scaffale e trov la cronaca, un papiro ingiallito che a causa dell'et era stato trattato in modo speciale e vetrificato come una ceramica. Lo mise sul tavolo e Amerotke lo srotol. Era scritto in una mescolanza di stili: rozzi disegni, geroglifici nella scrittura ieratica dei preti, preghiere e invocazioni al Faraone. Cera una breve biografia dell'autore seguita dal racconto della terribile invasione: la crudelt degli Hyksos, i sacrifici umani, le citt devastate, i templi incendiati, gli altari distrutti, i preti esiliati o uccisi. Il cronista ricordava con orgoglio che i sacerdoti di Horus erano rimasti fedeli all'Egitto e ai suoi dei, rifugiandosi nelle catacombe. Amerotke era cos immerso nella lettura che sobbalz quando Khaliv gli tocc una spalla.
- Vuoi che me ne vada? - chiese il giudice, ma poi vide che Khaliv stava gi cercando il papiro scomparso.
- No, mio signore, e non ho ancora trovato nulla, ma vi posso dire ancora qualcosa di Neria.
Khaliv si sedette di fronte a lui e Amerotke allontan il papiro.
- Come sapete, molti preti hanno dei tatuaggi, come la testa di Horus o uno scarabeo, per allontanare la malasorte.
- Anche Neria?
- No... anzi, s - balbett Khaliv. - Due o tre giorni prima della sua morie arriv in biblioteca zoppicando. Gli chiesi se stava bene, se non era per caso caduto, e lui mi rispose che era stato in citt a farvi tatuare. Lo presi in giro, perch credevo che si trattasse del nome di qualche ragazza, ma lui mi disse che era soltanto un'immagine di Selket.
- La dea Scorpione!  un simbolo dei brucianti raggi del sole. Le era molto devoto?
- Veramente, non lo so - rispose Khaliv con una smorfia.
- Se zoppicava, doveva avere il tatuaggio su una coscia.
- Penso di s, mio signore, di solito si fanno tatuare la coscia, la schiena o il petto.
Ma perch un bibliotecario doveva fare una cosa del genere? Amerotke schiocc la lingua. C'era un legame tra Selket e gli antichi Faraoni? Dopotutto Neria era stato ucciso nella cripta di Menes. Gli affreschi della tomba ricordavano la dinastia dello Scorpione che un tempo aveva regnato sull'Egitto. Amerotke scosse il capo e riprese la lettura.
La luce iniziava a declinare. La cronaca era molto affascinante. Conosceva in parte la storia, ma il cronista aveva assistito a quegli orrori e li descriveva con passione. Si accomod meglio sullo sgabello, mentre Khaliv frugava borbottando negli scaffali. Amerotke ammirava il suo entusiasmo di fronte a quel compito immane. Le guardie bussarono e Khaliv disse loro di aspettare.
Ora il manoscritto si era fatto sempre pi interessante. L'autore descriveva il saccheggio della regione intorno a Tebe e delle Terre Rosse. Seguiva una descrizione dettagliata del mostruoso labirinto noto come l'Ingresso degli Inferi. Amerotke si sofferm su una frase e disse: - Non  strano, Khaliv, che cercando una verit se ne trovi spesso un'altra?
Ora non pensava pi a Neria e agli omicidi. Chiuse gli occhi e ringrazi Ma'at.
- Presto, Khaliv, manda una guardia nelle mie stanze! Voglio che Asural, Prenhoe e Shufoy vengano subito qui!
Amerotke torn ad arrotolare il papiro, lo restitu a Khaliv e gli batt una mano sulla spalla.
- Domani andr via per un po', continua le tue ricerche in segreto. Ma attento, se l'assassino scopre cosa stai facendo sarai morto prima del mio ritorno.

12.

I quattro cani da guerra attraversarono rombanti la scacchiera verde e gialla di campi fertili e di canali di irrigazione a oriente del Nilo. Al tramonto il cielo aveva assunto una sfumatura rosata. I carri seguivano il sentiero polveroso che portava nelle pericolose Teme Rosse, lasciandosi alle spalle le montagne della Valle dei Re. Le ruote e gli zoccoli risuonavano sul terreno roccioso e gli ultimi raggi del sole facevano scintillare il corrimano di bronzo e l'azzurro elettrico dei carri di vimini. Gli aurighi guidavano con destrezza i cavalli neri come la notte, i pi veloci delle scuderie imperiali.
Su ogni carro vi era un conducente e un soldato. Quello di Amerotke, in testa al gruppo, portava lo stendardo d'argento del reggimento di Horus, mentre gli altri avevano le insegne della cicogna, un'unit dei Maryannou, i veterani del Faraone.
Amerotke si aggrapp al corrimano, sferzato dall'aria calda del deserto. Il conducente era teso, con le redini strette intorno alla mano, pur essendo felice di essere uscito dagli affollati vicoli cittadini. I cavalli, ben nutriti e riposati, erano a stento tenuti a freno e galoppavano a testa bassa, facendo ondeggiare i piumaggi rossi da battaglia. Ogni carro era armato di due archi e tre lance. Nonostante la cautela del giovane ufficiale al comando, non si aspettavano di incontrare dei nemici. Quando aveva avuto l'ordine di portare Amerotke all'oasi di Amarna e di accamparsi vicino all'Ingresso degli Inferi, l'ufficiale aveva fatto una smorfia: - Non avrete paura di una leggenda? - aveva ironizzato il giudice.
- No, mio signore, ma non  un posto dove andrei di mia spontanea volont. Dicono che le trib del deserto si siano unite e che incomincino ad attaccare le carovane e i nostri avamposti. Ma in fondo capita tutti gli anni - aveva concluso scuotendo le spalle.
Amerotke aveva passato gran parte della giornata a fare i preparativi. Aveva mandato dei messaggi urgenti a Valu e Omendap, dicendo che la misteriosa scomparsa dei due ufficiali poteva essere risolta soltanto con una perquisizione del labirinto. Omendap gli aveva subito messo a disposizione un'intera squadra di carri, ma il giudice aveva voluto anche dei segugi addestrati dei canili imperiali. Omendap gli aveva risposto che ci voleva del tempo e Amerotke aveva deciso di partire subito e di attendere ad Amarna i cani e gli altri carri che sarebbero arrivati il giorno dopo.
Forse si sbagliava, comunque poteva sempre dire alla corte che aveva esaminato la scena del delitto.
Soltanto una lancia di lunghezza separava i vari carri. Gli aurighi avevano allentato le redini e i cavalli correvano come per una gara. A una certa distanza, delle rupi cineree emergevano dalla sabbia fulva come la criniera d'un leone. Un branco di gazzelle attravers il sentiero e la brezza della sera port la cupa risata delle iene e il guaire degli sciacalli. Le creature del deserto si preparavano per la caccia notturna. I conducenti fermarono i cani per dissetarsi, poi ripresero il viaggio.
Amerotke era affascinato dal deserto. Le Terre Rosse erano una distesa rocciosa interrotta da dune di sabbia e da strette gole tortuose. L'unica vegetazione era rappresentata da qualche sporadico ciuffo di erbacce. Ogni tanto superavano un'oasi, ma erano ormai ai confini del grande deserto orientale, che si estendeva fino al mare. Quando arrivarono ad Amarna per passarvi la notte, si era fatta sera e l'aria era pi fresca. Un carro and in avanscoperta, poi torn a riferire che l'oasi era deserta ma che vi erano i segni di un recente passaggio di nomadi.
Giunti all'oasi, Amerotke scese dal carro, e aiut il conducente a liberare i cavalli e a farli passeggiare per un po' avanti e indietro prima di lasciarli bere. I carri furono disposti verso il deserto come un recinto di protezione. Poi furono aperte le razioni da guerra: carne essiccata di quaglia, molto salata e speziata, pane azzimo e uva secca. Gli uomini accesero il fuoco e Amerotke li compliment per la velocit dei loro carni, poi si diresse da solo, senza accettare la compagnia del capitano, verso il temibile labirinto di granito noto come l'Ingresso degli Inferi.
Amerotke ricord la cronaca che aveva letto nella Casa della Vita. Il labirinto si estendeva per un miglio in ogni direzione, e sembrava formato da quei cubetti con cui giocano i bambini, disposti a caso per il deserto. Ora si era alzato un vento freddo, e Amerotke dovette ripararsi il naso e la bocca col mantello. L'ingresso era sinistro come una grotta oscura. Il giudice era spaventato dal senso di malvagit clic ispirava. In lontananza si udivano i nitriti dei cavalli e le risate dei soldati.
Amerotke prese dal cinturone un rotolo di filo rosso e inizi ad avanzare nell'oscuro labirinto, srotolandolo dietro di s. Si ferm a guardare il cielo. Da ogni parte si elevavano i cupi blocchi di granito e il suolo era coperto di ghiaia. La macabra oscurit gli giocava degli scherzi, e si accorgeva delle svolte e delle biforcazioni solo quando gli si presentavano davanti. Le rocce superavano di due volte l'altezza di un uomo ed erano lisce, molto difficili da scalare. Se ti perdevi, era impossibile arrampicarti per chiedere aiuto o per fare il punto. A volle il passaggio era cos stretto che doveva avanzare di sbieco, a volte invece doveva allargare le braccia per toccare le due pareti.
Era sempre pi a disagio, gli sembrava di vedere le ombre di coloro che vi erano morti, di udire i loro lamenti, ma era solo il vento che filtrava dalle fessure. S'imbatteva ogni tanto nel patetico mucchio di ossa di qualche vittima dal cranio fracassato; era soltanto da poco in quel luogo terribile e gi i suoi nervi erano messi a dura prova. Pens ai prigionieri che cercavano disperatamente di trovare l'uscita, inseguiti dalle belve affamate e furiose di essere prigioniere tra le scure mura di granito. Ogni tanto si chinava a esaminare il terreno, individuando a tratti le fondamenta dell'antica fortezza. A volte vi erano delle spaccature dove il terreno aveva ceduto in seguito al terremoto.
Si sentiva oppresso come se il labirinto si fosse chiuso su di lui. Torn indietro seguendo il filo, ma non era abbastanza veloce, e gli sembrava che qualcuno lo inseguisse o che nell'ombra vi fossero degli esseri malvagi in agguato. Quando usc, era tutto sudato; l'ufficiale che lo attendeva di fuori, avanz reggendo una torcia, sollevato, e quasi lo trascin fuori: - Non dovevate, mio signore, vi prego di stare con noi; il generale Omendap vorr la mia testa se vi capita qualcosa.
- Lo so, lo so - si scus Amerotke, voltandosi verso l'oscuro labirinto - credetemi, se avessi una qualche influenza a corte chiederei alla divina Hatusu di distruggerlo: hanno fatto bene a chiamarlo l'Ingresso degli Inferi! Vi ringrazio molto di esservi preoccupato per me, capitano.
Tornarono nell'oasi. L'oscurit era calata all'improvviso come un falco in picchiata. Nel deserto il giorno e la notte si inseguivano a rotta di collo.
- Signore, credo che ci siano dei problemi - il capitano acceler il passo.
- Dei problemi?
I soldati erano intorno al fuoco. Una vedetta era accanto alla barriera di carri e guardava nella notte.
- Non ne sono sicuro, ma uno dei soldati ha visto dei predoni tra le dune mentre preparavamo l'accampamento.
- Non ci attaccheranno, i predoni sono sempre in pochi e non assaltano mai uno squadrone di carri bene armati.
- A volte, come vi ho gi detto, le trib si alleano tra loro; forse ci hanno visti arrivare, sanno che siamo solo in otto e gli fanno gola i nostri cavalli, le nostre armi e i nostri gioielli. Ma non possiamo far altro che attendere.
Si sedettero ad ascoltare i versi degli animali notturni. Il deserto si era fatto minaccioso. I soldati temevano lo Shah, il mostro mandato da Seth per tramutare gli uomini in pietra con lo sguardo, o la Saga, l'orribile essere dell'abisso dalla testa di falco e dalla coda che finiva con un velenoso fiordi loto.
Amerotke si era addormentato durante il suo turno di guardia quando ci fu l'attacco. Delle nere figure strisciarono sulla sabbia, lanciando le loro inutili frecce, che ebbero solo l'effetto di dare l'allarme ai soldati. Anche i guerrieri scagliarono i loro dardi con poca fortuna. Amerotke intrise dolio il suo mantello, gli diede fuoco e lo gett sulla sabbia; la sua luce permise agli arcieri di migliorare il tiro. La notte fu presto lacerata dalle urla dei feriti.
I predoni attaccarono disordinatamente il muro di carri. Proietti dagli scudi, gli uomini di Amerotke li aspettavano all'interno dell'oasi. Le spade s'incrociarono ai pugnali, le mazze percossero gli scudi. Due nomadi caddero al suolo, e un egizio barcoll, ferito a un braccio.
Finalmente i briganti si ritirarono nella notte. Per un po', Amerotke e il capitano rimasero in attesa presso i carri, poi, quando fu chiaro che i nemici non sarebbero pi tornati, organizzarono la sepoltura dei caduti. I predoni avevano portato via i loro feriti, e i morti furono semplicemente sepolti nella sabbia.
- Non torneranno - dichiar il capitano - hanno trovato un osso troppo duro da rodere e hanno abbandonato ogni speranza di un facile saccheggio.
Amerotke pot coricarsi sul giaciglio improvvisato. Per un po' guard il cielo, pensando a Norfret e ai ragazzi. Rivide nel dormiveglia le ombre nere dei predoni, coperte di stracci come Lehket. Alcuni di loro si stavano irrigidendo per sempre sotto il freddo sguardo della luna. Questo gli fece ricordare ci che gli aveva detto Lehket a proposito del labirinto. I due ufficiali erano ancora l dentro e Amerotke preg Ma'at di guidarlo da loro.
Si svegliarono prima del sorgere del sole. Amerotke aveva freddo e si sentiva irrigidito. I primi raggi del sole donavano al deserto una miriade di colori. A parte qualche ferita e le frecce infitte nei tronchi degli alberi, non c'era pi alcun segno della battaglia notturna. I soldati si misero a mangiare di buon umore, ma all'improvviso la vedetta segnal l'arrivo di molti carri.
L'orizzonte era gi distorto dal calore. Amerotke si scherm gli occhi e vide qualche lampo doro e argento. Presto arriv un lento squadrone seguito da un reggimento di fanti dai copricapi striati di rosso. La brezza mattutina port i latrati dei segugi. L'oasi si anim. Valu scese dal suo carro. Il grasso volto era sorridente mentre stringeva la mano di Amerotke.
-  un bel cambiamento dalla Sala delle Due Verit. - Indic Rahmose, sorvegliato da due ufficiali, poi si terse il sudore dalla testa rasata. - Anche Omendap e Peshedu volevano venire, ma ho consigliato loro di stare a casa.
Schiocc le dita e un servo si fece avanti con un otre d'acqua. Valu si bagn il volto: - Il deserto non mi piace e non sopporto il calore. Sono venuto qui da ragazzo e non sono mai pi tornato, questo posto mi terrorizza. - And con Amerotke ai margini dell'oasi, verso il sinistro labirinto. - Allora, mi sembr di essere stato toccato da un'ala dell'angelo della morte. Pensate che i due giovani siano ancora l?
- Infatti.
Valu rugg al servo di portargli il parasole, poi prese Amerotke per un braccio: - Andiamo, voglio rivedere il mio incubo.
Ordin agli altri di rimanere nell'oasi, poi si avvi sulla sabbia con il giudice.
- Potevate attendere il mio ritorno - scherz Amerotke, mentre l'altro cambiava di mano il parasole per riparare anche lui.
- Ho saputo cos' successo al tempio di Horus.
- Naturalmente, voi siete gli occhi e le orecchie del Faraone.
- E la divina Hatusu non  affatto contenta delle voci che corrono su quei delitti. - Osserv Amerotke con i suoi occhietti astuti. - Ma evidentemente non sapete ancora che la regina e Senenmut sono intervenuti alla riunione dei grandi sacerdoti.
Amerotke distolse lo sguardo, seccato: - Che errore!
-  quello che ha detto anche Senenmut, ma la regina non ha pazienza con i preti, specie ora che si dice che la sua mano abbia ordito i delitti del tempio. Queste non sono ancora le Terre Rosse vere e proprie, giusto?
Amerotke scosse il capo, turbato da quelle notizie. Forse Hatusu era andata al tempio non solo per sconfiggere i suoi nemici ma anche per controllare i risultati della sua azione.
Valu guard gli avvoltoi sulla sua testa.
- I soldati li chiamano le gallinelle del Faraone. - Diede un calcio alla sabbia. - Mi dicono che ieri notte i predoni vi hanno attaccati. Comunque, se  stata una perdita di tempo, sar Rahmose a pagare.
Avevano raggiunto l'ingresso del labirinto. Nonostante la luce del sole e i soldati alle loro spalle, Amerotke si sentiva inquieto. Valu si ferm nella stretta entrata: - Avete visto le incisioni?
Amerotke si avvicin e vide che stava studiando due grandi scorpioni dai contorni colorati incisi nel granito. I due scorpioni si fronteggiavano come stessero per scontrarsi: - Cosa stanno facendo?
- Non avete mai visto due scorpioni che fanno l'amore? - rispose Valu. - Pare che danzino. E dopo l'accoppiamento, se il maschio  cos stupido da rimanere la femmina lo mangia, un po' come la nostra regina. Naturalmente mi riferisco alla sua forza e alla sua velocit e non alla sua perfidia.
- Naturalmente - sorrise Amerotke, guardando le incisioni che gli ricordavano gli scorpioni affrescati nella cripta del tempio. - Qual  il maschio?
- Non lo so, solo un esperto pu dirlo. Ma ora andiamo, ci troviamo nel labirinto dove sono successi terribili omicidi, con tutto l'esercito d'Egitto ai nostri ordini. A proposito, perch siamo qui? - tocc la mano di Amerotke col ventaglio.
- Ho parlato con un certo Lehket, che mi ha detto che un uomo vi entr, e non cerano belve. Lehket e i suoi amici sorvegliavano tutti gli ingressi ma l'uomo non usc pi fuori e quando uno di loro sal su una roccia non ne trov pi traccia.
- Sono favole.
- Non credo. Lehket non  un bugiardo e nel tempio di Horus ho letto una cronaca che raccontava una storia del genere. Diceva che il labirinto inghiottiva le persone.
-  un luogo sinistro e oscuro, ma in fondo non sono che delle rocce. Per  la scena adatta per un delitto.
- Avete portato i segugi?
- I migliori dei canili imperiali.
- Bene - Amerotke si freg le mani - possiamo cominciare.
Ritorn nell'oasi e fece un cenno all'ufficiale e ai battitori, che avanzarono con i loro animali.
- Dividetevi - ordin Amerotke ai preoccupati cacciatori. - Non spaventatevi, saranno solo i cani a entrare, voi starete sui blocchi e li guiderete con dei lunghi guinzagli, anche se ci vorr del tempo.
- Che cosa stiamo cercando? - chiese un battitore.
- Lo saprete quando lo avremo trovato. Vedo che siete in trenta. Salite sui blocchi di pietra e non scendete di sotto per nessun motivo. Far molto caldo, bistratevi gli occhi per proteggervi dal riverbero e mettetevi dei copricapi. Tornerete soltanto quando avrete finito. Bevete molto prima di iniziare, e controllate che i cani percorrano l'intero labirinto. Non lasciate che vengano distratti dagli scheletri. - Controll le loro calzature. - I vostri piedi suderanno ma le calzature vi proteggeranno quando le rocce diventeranno roventi. Se trovate qualcosa, rimanete dove siete e chiamateci.
I battitori borbottarono perplessi e Valu sussurr: - Ma le tracce degli uomini scomparsi saranno ormai svanite.
- Vedremo - rispose Amerotke, riparandosi gli occhi dal sole. - Speriamo di sapere qualcosa prima di mezzogiorno.
Arriv un cavallino da soma con delle scale e Amerotke sal su uno dei blocchi accompagnato dal capocaccia, che svolse il lungo guinzaglio e inizi a camminare in cima al labirinto. Avanzava lentamente sotto gli occhi di Amerotke, mentre il suo cane trotterellava cauto nello stretto passaggio al di sotto. Ogni tanto si fermava a guardare cupamente il suo padrone. Il cacciatore gli mormorava delle parole d'incoraggiamento e riprendeva a camminare. Era una scena irreale. Da un'altra parte del labirinto i battitori si stavano arrampicando, seguiti da un soldato con l'occorrente per segnare ogni blocco che avevano oltrepassato. Faceva molto caldo. Da tutte le parti comparivano ormai dei battitori. I cani abbaiavano, spaventati, rischiando di trascinare i loro padroni nel labirinto. Un segugio riusc a scappare e ritorn di corsa nell'oasi. Ma finalmente tutti i cani si misero al lavoro e Amerotke si pot riparare all'ombra, sperando che non fosse un'operazione inutile.
Ogni tanto qualcuno lo chiamava e doveva salire per controllare le scoperte, perch Valu si rifiutava. Di solito i cani avevano semplicemente trovato delle ossa ingiallite o dei cenci. Ormai il granito era diventato rovente. Amerotke fece salire dei soldati con otri d'acqua. Stava per tornare nell'oasi quando ud un terribile ululato come se un cane fosse stato ferito. I cacciatori si misero a gridare e si fermarono. Amerotke torn a salire sul labirinto. Un battitore faceva gesti frenetici e tutti lo raggiunsero al centro. Aveva le mani insanguinate tanto reggeva con forza il guinzaglio. Grid agli altri di aiutarlo. Il cane stava affondando nella sabbia, ormai si vedeva soltanto la sua testa. Un soldato stava per scendere di sotto ma Amerotke lo trattenne: - Non fare lo sciocco, o ci finirai dentro anche tu!
Non riuscivano a tirar su il cane; imprecando, lanciarono altre corde e finalmente riuscirono a estrarre il povero animale. Il cane era terrorizzato e le corde gli avevano piagato tutto il corpo. Amerotke lo fece riportare nell'oasi e ordin a tutti di andarsene. Provarono il terreno con delle lance: lo stretto passaggio non sembrava diverso dagli altri. Tutto intorno vi erano granito e ghiaia compatta, ma al centro le lance sprofondavano.
- Quel pozzo andr gi fino all'infinito - mormor una guardia.
- Non credo - gli rispose il giudice. - Nel deserto ci sono le sabbie mobili, ma queste sono solo buche coperte di ghiaia. L'Ingresso degli Inferi era una volta un avamposto di frontiera, queste erano forse le segrete della fortezza che si sono poi riempite di sabbia naturalmente, o che furono trasformate in un trabocchetto dagli Hyksos. Ben pochi poterono uscirne. Se non finivano nel trabocchetto, si perdevano e morivano di fame e di sete. Avete notato che tutti i passaggi portano qui? Era ben difficile sfuggire al pozzo mortale.
Valu lo chiam, mentre si arrampicava goffamente, tenendosi con una mano mentre con l'altra reggeva il parasole. Al giudice ricordava una vecchia che trotterellava tra le bancarelle del mercato.
Il procuratore reale guard severamente i soldati che se la ridevano e diede loro con rabbia il parasole. Poi s'inginocchi e guard di sotto: - Mi hanno detto cosa  successo. Una trappola mortale, solo un occhio esperto poteva notare un cambiamento nella composizione del suolo, e in quel momento poteva essere troppo tardi. Pensate che gli uomini scomparsi siano finiti l dentro, Amerotke?
- Il pozzo  abbastanza grande per far sparire due uomini armati.
Valu maledisse il calore del sole e fece cenno ad Amerotke di seguirlo: - Questo ci basta per assolvere Rahmose. Volete rimanere qui tutto il giorno? Dobbiamo ancora esaminare il trabocchetto.
- Avete mai provato a vuotare il mare? Possiamo provare, ma dipende da quanto  profondo. Tenteremo di sondarlo con dei pali. Legheremo in cima le lance: se ritorneranno pulite  troppo profondo* ma se saranno macchiate...
Allontanarono i segugi, e degli esploratori iniziarono a sondare il pozzo con i pali. Faceva un caldo opprimente e Valu ordin che tutti si riposassero nell'oasi ombrosa.
Finalmente incontrarono resistenza e organizzarono un argano di fortuna, agli ordini di un ingegnere che aveva seguito la spedizione, e che afferm che il pozzo conteneva qualcosa e che anticamente doveva essere stato una cantina. Svuotarono la sabbia e nel tardo pomeriggio rinvennero il primo cadavere coperto di ghiaia. Rahmose chiese di vederlo poi si copr il volto e s'inginocchi verso settentrione. Valu gli mise una mano sulle spalle: - Troveremo anche l'altro cadavere.  chiaro che non  avvenuto nessun omicidio e che la tua innocenza potr essere proclamata davanti a tutto l'Egitto.
Amerotke guard il grottesco ghigno del cadavere dovuto a quell'orribile morte: - Non sono d'accordo, sono stati uccisi come tutti gli altri dall'Ingresso degli Inferi. - S'inchin al fiduciario del Faraone. - Ora la questione  nelle vostre mani, mio signore Valu, come sapete ho altre cose da fare in citt.

13.

Shufoy e Prenhoe si stavano divertendo nella grande osteria piena di clienti in riva al fiume frequentata da ambulanti, ciarlatani, maghi e indovini, che per fortuna avevano abbastanza buon senso da non rifilarsi l'un l'altro la loro mercanzia. Shufoy e Prenhoe guardavano a occhi sgranati le ragazze di ogni nazionalit. L'iscrizione sul muro diceva che ce n'erano per tutti i gusti: nubiane, libiche, cananee, della tema di Kush, persino ragazze dalla pelle chiara delle isole al di l del Delta.
Questo posto  visitato da tutte le canaglie del fiume - mormor Shufoy indicando un marinaio fenicio. - Quello l  stato in posti che noi possiamo soltanto sognare, foreste fitte come gli aghi di un porcospino e montagne coperte di neve. Le sue storie ti possono far venire degli incubi per settimane intere.
- E sono vere? - chiese timoroso Prenhoe.
- Chi se ne importa! - Shufoy si strofin il naso che non aveva. - Non  interessante la storia in s, ma come la racconti, Prenhoe.
A Prenhoe piaceva quel posto ma era un po' preoccupato. Le lucerne rendevano l'atmosfera pesante e ombre scure scivolavano negli anditi. Nel cortile era scoppiata una rissa al coltello. Un tipo della necropoli invitava gli avventori ad andare a visitare la mummia di un uomo sepolto vivo.
- Ha i capelli color del grano - raccontava - e la pelle chiara come la sabbia.
Shufoy lo allontan con un gesto osceno.
- Cosa stiamo aspettando? - gli chiese Prenhoe.
- Il mio padrone mi ha dato degli ordini e devo obbedire - rispose il nano con aria d'importanza.
Un uomo comparve dall'ombra e si sedette di fronte a loro. Era snello, muscoloso, con gli occhi a mandorla e il naso appuntito come uno spillo. La sua pelle era bruciata dal sole e da giorni non si tagliava barba e capelli. Portava una tunica giallastra e sporca e aveva un braccio solo, l'altro era un moncherino cauterizzato con la pece nera. Fece un gesto con l'unica mano: - Ho trovato ci che cercavi.
- Chi ? - domand Prenhoe, ma fu l'uomo a rispondere: - Non sono affari tuoi. Chi  quest'idiota, Shufoy?
- Un mio buon amico, uno scriba.
- Gli scribi scrivono e gli asini scorreggiano. Io non ho nessun nome, la gente mi chiama il vagabondo del fiume.
Shufoy gli diede un lingottino d'argento: - Se menti...
- Non mentir, ma le notizie non sono buone. L'uomo chiamato Antef  partito con l'esercito ed  stato ferito nella battaglia del Delta.
- Lo so, c'era anche il mio padrone.
- Poi  comparso a Menfi, dicendo di aver perso la memoria, ma la gente dice che invece aveva disertato e che si era anche risposato.
- Con chi? - chiese Prenhoe.
- Naturalmente con una puttana, scriba - sogghign il vagabondo del fiume. - La figlia di un mercante che aveva una bancarella in un tempio di Menfi.
- E poi?
- Non so bene cosa successe, ci fu un litigio e fu cacciato dal suocero.
- Per quale motivo?
- Perch rubava.
- Del denaro?
- No, degli scrigni di legno di sandalo.
- Chiss se lo fa ancora? - sorrise Shufoy. - Mi faresti ancora un favore? - gli sussurr qualcosa all'orecchio, e l'altro fece una smorfia: - Ti coster parecchio.
- Ti ho gi pagato fin troppo, ma se lo farai non dir alle guardie del tempio di quei tuoi furtarelli...
Il vagabondo del fiume sogghign e se ne and.
- Cosa succeder? - disse Prenhoe. - L'altra notte ho sognato che ero su un ippopotamo con una ragazza e le sfioravo il sedere con il mio... Pensi che sia di buon augurio?
- Certamente, ma prima devi trovare l'ippopotamo e la ragazza.
Due prostitute, due gemelle identiche, vennero verso di loro tenendosi per mano. Erano pesantemente truccate e portavano solo un perizoma d'argento e dei campanellini sui seni.
- Qui i letti sono morbidi - dissero all'unisono - potete scegliere o prenderci tutte due.
Prenhoe tossicchi eccitato, ma quando le ragazze videro il volto di Shufoy scapparono via.
- Meglio cos - disse Shufoy - non avevo voglia di sporcarmi le mani di vernice.
- Cosa vuoi dire?
- Vieni a vedere.
Lo accompagn fuori nel portico mentre le gemelle salivano le scale insieme a un marinaio. Prenhoe vide con stupore che il muro era coperto d'impronte di mani di diversi colori.
Shufoy gli indic la piccola impronta gialla in fondo al muro e Prenhoe cap che era la sua.
Il nano annu orgoglioso: -  passato molto tempo, era una bella nubiana. Giuro su Hathor che abbiamo persino rotto il letto. Per prenderti una ragazza, scegli il tuo colore e lasci un'impronta sul muro.
- Perch?
- Il padrone di questa specie di bordello viene da Kush, e nella sua terra questo  il modo per fare un'offerta agli dei quando vai con una prostituta del tempio. Giuri che pagherai e fai un'impronta con la tua mano sul muro del tempio, con la vernice rossa. Quel posto dev'essere coperto di impronte! Cos, il padrone ha introdotto anche qui quell'usanza.
Si ud del baccano e un vecchio scese le scale imprecando. Si chin a raccogliere le vesti e agit le magre terga verso il buttafuori in cima alle scale.
- C' un altro motivo - sogghign Shufoy. - Possono salire solo quelli che hanno le mani sporche di vernice. Cos possono cacciar via quelli che non hanno pagato o che vogliono soltanto guardare.
Tornarono dentro e scoprirono che due barcaioli si erano seduti al loro posto. Shufoy li minacci con il nome di Amerotke e i marinai scomparvero. Ordinarono un'altra birra, ma Prenhoe era turbato da quelle impronte, che gli ricordavano quelle di Sato. Perch lo schiavo aveva intinto la mano nel vino per fare delle impronte sul muro? Cosa voleva dire?
- Glielo hanno raccontato qui! - esclam balzando in piedi.
- Sei impazzito, Prenhoe? Non sar un altro dei tuoi sogni?
- No, no - Prenhoe scosse il capo e gli raccont di Sato.
- Vuoi dire che c' una connessione tra Sato e questo bordello?
- Certo, ecco cosa voleva dire Sato, che il vino avvelenato era stato portato da una delle ragazze dell'osteria. Amerotke mi ha detto che il giorno della morte di Prem, Sato era in ritardo perch era stato con una prostituta, e che fu ucciso dopo essere stato rifiutato dalla stessa ragazza.
- Rimani qui, Prenhoe.
Shufoy se ne and. Prenhoe guard una prostituta che scommetteva con un incantatore di serpenti che non avrebbe avuto paura del suo animale. L'incantatore mise il serpente sul tavolo e la ragazza lasci che strisciasse sul suo braccio come se fosse il ramo d un albero. Poi il serpente scatt in avanti e le si attorcigli attorno il collo. La ragazza si mise a urlare tra le risate dell'incantatore. Le grida attirarono i buttafuori, e allora l'incantatore fischi e il serpente liber la prostituta. Aveva vinto la scommessa e la ragazza dovette salire al piano di sopra con lui per pagare il suo debito.
Intanto Shufoy era tornato: - Ho chiesto al padrone. Non conosce Sato, non l'ha mai visto qui.
Prenhoe era molto deluso.
Il vagabondo del fiume ricomparve e mormor qualcosa all'orecchio del nano: -  nel cortile, gli ho detto che avevi delle buone notizie per lui.
- Hai un coltello?
Il vagabondo del fiume scost le sudicie vesti.
- Bene, seguimi - gli disse Shufoy.
Antef era all'imbocco del vicolo, e Shufoy lo sospinse nell'ombra.
- Sono contento che tu sia venuto.
Antef vide gli altri e sollev un randello: - Chi sono loro? Mi hanno detto che avevi delle buone notizie per me.
- Certo, ti sto dando il tempo di fuggire da Tebe prima del ritorno del mio padrone, cos non finirai nelle cave di pietra o imprigionato in un'oasi delle Terre Rosse.
Antef fece una smorfia di disprezzo: - Dalifa  mia moglie, dir alla corte che mi hai minacciato.
- Se non abbassi quel randello, sentirai delle minacce vere. Non credo affatto che tu abbia ricevuto una botta in testa, hai disertato e ti sei messo a girare di citt in citt recitando la parte dell'eroe ferito.
- Non hai nessuna prova.
- No, ma le ha un certo mercante di Menfi.
Antef diede un'occhiata guardinga all'imbocco del vicolo.
- A Menfi ti sei sposato e questo vale come un divorzio. Hai rubato dei cofanetti di sandalo a tuo suocero e lui ti ha buttato fuori di casa, cos sei tornato a Tebe con la coda tra le gambe e hai saputo che la tua prima moglie aveva ereditato: era di nuovo il momento di far la parte dell'eroe ferito che ritorna a casa. Eri cos fiducioso che hai portato il caso in tribunale, ma il mio padrone  un uomo astuto, pi furbo di una mangusta, e ha subito capito che eri una canaglia.
- Non so cosa stai dicendo!
- Ma s che lo sai! Eri furioso che il giudice non avesse accettato le tue richieste. Avevi assistito all'aggressione di quel bastardo di Nehemu, cos hai finto una minaccia degli assassini e hai mandato al mio padrone un tortino in uno dei cofanetti rubati.
Antef era molto agitato.
Shufoy tocc la borsa che il balordo aveva alla cintola: - Questa  per me.
- No! - Antef port la mano al pugnale.
Prenhoe era atterrito, la situazione stava diventando pericolosa.
- Questa  per me - ripet il nano. - Tu invece andrai al tempio per fare istanza di divorzio e poi lascerai la citt all'alba.
- Credi che obbedirei a un miserabile nano? Che scapperei lasciando gli altri a godersi la vita, abbandonando su un piatto d'argento la ricchezza che mi spetta?
Antef era furioso e mostrava ora tutta la sua perfidia.
- Se non lo farai, finirai nelle cave di pietra!
Antef sguain il pugnale e fece un affondo, ma il nano lo schiv e piant il suo coltello nello stomaco dell'altro, che cadde in terra con il sangue alla bocca. Antef si contorse nell'agonia poi rimase immobile.
- L'hai ucciso - balbett il vagabondo del fiume.
Shufoy non era affatto pentito e i suoi occhi scintillavano d'orgoglio.
- Era una canaglia e aveva minacciato il mio padrone, il giudice della Sala delle Due Verit. Gli avevo dato una possibilit, ma ha scelto di morire. Siete testimoni che  stata colpa sua.  stato un atto di legittima difesa.
- Ma tu l'hai fatto deliberatamente - esclam Prenhoe.
- Forse - sorrise Shufoy - Antef era un uomo violento e vendicativo, e non avrebbe dato tregua al mio padrone. Era un ladro, un codardo e un disertore - diede la borsa del morto al vagabondo del fiume. - Porta il suo corpo alla necropoli e assicurati che possa viaggiare fino all'Estremo Orizzonte.
Amerotke era seduto a gambe incrociate sul letto nella sua stanza al tempio di Horus. La sera prima era arrivato tardi, aveva mangiato e si era coricato. Ora sorrise ai suoi amici.
- Mi sembra di essere al tempio di Ma'at. Capisco dalla vostra espressione che avete delle cose da dirmi.
- Che cosa  successo nel deserto? - domand Shufoy.
Amerotke raccont la sua avventura nel labirinto.
- Cos Rahmose  stato assolto? - chiese Prenhoe.
- S e no, cugino. I due giovani sono entrati nel labirinto e sono stati inghiottiti dalla sabbia. Rahmose  innocente e non dovr pi giudicarlo. Tuttavia, ha commesso delle leggerezze: se avesse cercato i suoi amici invece di fare quello stupido scherzo avrebbe anche potuto salvarli. Rahmose vivr per sempre con quel rimorso. La vita non  mai bianca o nera. E voi, cosa mi dite?
Prenhoe gli disse che i sacerdoti stavano ancora discutendo senza costrutto. Era chiaro che il conclave non avrebbe portato a nessun risultato.
Poi Shufoy raccont della serata passata nell'osteria. Il nano attendeva a bocca aperta la sua opinione, e il padrone gli disse: - Molto bene, non sei uno sciocco, Shufoy. Sapevi che Antef era un uomo violento e pericoloso. Se avessi dovuto giudicarlo, sarebbe stato condannato a morte. La divina Hatusu non perdona chi ha minacciato un magistrato reale. Grazie anche a te, Prenhoe. Dite che Sato non  mai stato in quel bordello?
-  un vero mistero, perch un uomo dovrebbe lasciare un'impronta sul muro prima di morire?
- Ho perquisito la sua stanza - disse Asural che sembrava un pesce fuor d'acqua, non gli piaceva quel tempio pieno di recessi oscuri. - Non ho trovato nulla. Sono anche stato sul molo. Se avessi trovato quel bastardo che ha messo il sangue sulla barca, gli avrei fatto fare la fine di Antef.
- Ma non hai trovato nulla?
- Nulla, durante la notte la barca non era sorvegliata, non ce nera motivo. Ne hanno gi comprata un'altra. Ho provato a scendere nella stiva e ho visto che non occorreva molto tempo a vuotare le anfore e a riempirle di sangue. Sono anche stato nelle stanze di Neria e di Prem.
- E anche l non hai trovato nulla - concluse Amerotke.
- I loro averi li hanno seguiti nella tomba, ma il divino padre Hani mi ha detto di non aver visto niente di sospetto.
- E il nostro studioso errante?
- I servi mi hanno detto che si era portato via tutto, ma devo farti vedere qualcosa che ho trovato dietro la testiera del letto. - Si mise a ridere. - Non ho potuto portarla con me, e dovrai vederla per credermi.
Amerotke si strofin il collo con un panno umido: - Era chiaro che gli averi delle vittime sarebbero stati attentamente frugati dall'assassino. Non ci voleva molto tempo, e la stanza di Pepy  stata completamente distrutta. - Si terse il sudore dalla fronte. - Quanto al povero Sato, l'assassino ha avuto addirittura il tempo di cambiare il vino!
Si sedette sull'orlo del letto.
- Vuoi una birra?
- No, Prenhoe, voglio la verit. Che ci facciamo qui? Neria sapeva mantenere il segreto. Sappiamo che sosteneva la divina Hatusu e che aveva scoperto qualcosa nella cripta, ma non sappiamo cosa. Deve aver parlato al suo confidente della scoperta e cos ha provocato anche la sua morte.
-  vero - comment Asural - il vecchio Prem non aveva l'astuzia di Neria.
- Per qualche motivo Neria  stato ucciso in un modo orribile, e l'assassino non si  accontentato del veleno o di un silenzioso pugnale.
- Anche Pepy - comment Prenhoe.
-  diverso, Pepy era un ateo, cinico e litigioso. L'avevano assunto per fare delle ricerche ma era un imbroglione e un ciarlatano. Scommetto che non ha lavorato molto, era pi interessato a ficcare il naso che a studiare dei manoscritti in biblioteca. Gli avevano dato delle stanze confortevoli ma poi se ne and, ricco come un mercante. Abbiamo sospettato che avesse venduto un manoscritto rubato, ma Pepy era troppo astuto per rubare. Forse lo nascose semplicemente nella biblioteca, o forse non  stato lui.
- Cosa sospettate? - chiese il nano.
- Che Pepy fu pagato perch se ne andasse. Non avrebbe lasciato un comodo appartamento se la sua borsa non fosse stata riempita d'argento. L'assassino l'ha pagato e ha nascosto il manoscritto per far credere che Pepy fosse il ladro, poi l'ha bruciato nella sua stanza all'osteria per chiudergli la bocca per sempre.
- Quindi la morte di Pepy non ha niente a che fare con gli altri delitti - disse Prenhoe.
- Gi, per Pepy  morto esattamente come Neria.
- E Prem?
-  molto diverso - Amerotke prese una coppa. - L'assassinio di Prem  stato astuto ma piuttosto pasticciato. Sato fu distratto da una prostituta. Tutti sapevano che non aveva i soldi per pagarsi una ragazza, e l'assassino voleva che tardasse per avere il tempo di scoprire cosa sapeva Prem e di frugare la sua stanza. Sato ritorn prima che avesse finito ma l'assassino era preparato per questa eventualit e riusc a compiere tranquillamente il suo delitto.
- E Hathor?
- Non so, l'avr ucciso per creare dei disordini, o perch aveva visto qualcosa. Per non dimentichiamo che nessuno sapeva dove si sarebbero seduti gli ospiti, quell'omicidio pu essere assolutamente casuale.
- Ma perch?
- L'assassino odia Hatusu, i delitti e un conclave finito nel disordine e nell'incertezza non aiuteranno la divina sovrana - sospir Amerotke. - Veniamo a Sato, quel grasso ubriacone cos facile da ingannare. Dev'essersi ricordato qualcosa all'improvviso, cos ha seguito il suo padrone nel regno dei morti.
Asural, fammi vedere cosa hai trovato nella stanza di Pepy.
- Pensate che scopriremo mai la verit? - gli chiese Shufoy mentre s'infilava i sandali.
- Me lo chiedo anch'io. Ma forse il nostro bibliotecario trover qualcosa o l'assassino far un errore.
La stanza di Pepy era semplice e spoglia. Le finestre erano chiuse e su un davanzale vi era un vaso di fiori rinsecchiti. Alle pareti erano appese delle stuoie di canne. Il letto era ampio, con le gambe a zampa di leone e una lunga ringhiera ricurva. Avevano tolto il materasso, lasciando scoperta la rete di corde. La testiera purpurea aveva dei braccioli dorati a forma di fungo. Asural spost il letto e Amerotke s'inginocchi a guardare un disegno osceno sul muro dietro la testiera. Le due figure erano state rozzamente incise con un coltello. Una era inginocchiata e l'altra la stava sodomizzando. Portavano dei manti di leopardo, come i grandi sacerdoti, ed erano sovrastati da un piccolo falco.
-  opera di Pepy?
- I servi dicono di s, hanno dovuto ricoprire con la vernice degli altri graffiti, ma questo non l'avevano visto. Ho detto ai servi di lasciarlo stare per fartelo vedere.
- La sodomia  comune tra i preti - comment Shufoy.
- Bisogna per scoprire chi sono e cosa aveva scoperto Pepy. Forse, qualche scandalo sessuale nel tempio. Il nostro studioso errante era il tipo del ricattatore.
Rimise a posto il letto, poi bussarono alla porta ed entr Khaliv.
- Vi stavo cercando, ho trovato qualcosa, mio signore. Non ho potuto portarla con me, ma...
-  importante?
- Non ne sono sicuro,  meglio che la vediate voi stesso.

14.

Khaliv mostr ad Amerotke il vecchio papiro. I suoi colori erano sbiaditi dal tempo, trasformandosi in varie sfumature di grigio. I geroglifici erano antichi, deformati dal trascorrere dei secoli. Amerotke era deluso, era solo un ritratto del Faraone con la corona e le insegne regali, con qualche pia frase d'esaltazione.
-  il manoscritto che Pepy aveva sottratto?
- S, ma l'ho studiato attentamente e non ha niente d'eccezionale. Non so nemmeno chi sia il Faraone,  molto antico ma non fa parte della dinastia dello Scorpione.
- E allora perch l'hanno nascosto per far credere che fosse stato rubato?
- Per un collezionista pu valere molto denaro, ma la biblioteca  piena di simili papiri. Comunque, nella mia ricerca ho trovato altri due manoscritti spostati.
- Neria l aveva studiati?
- Direi di s, perch non erano pi nel loro scrigno. - Khaliv si assicur che la porta fosse chiusa. - Non credo che ci disturberanno, ma ho scoperto qualcosa che piacer alla divina Hatusu. Prima di farvela vedere vi far una piccola lezione di storia. - Si sedette su uno sgabello come un maestro di fronte alla classe. - 1500 anni fa, come sapete, l'Egitto fu unificato dal Faraone Menes della dinastia dello Scorpione, il cui corpo...
- Riposa nella cripta del tempio.
-  vero, mio signore. Menes era un principe dell'Alto Egitto, proveniente probabilmente da Abydo col desiderio d'unificare in un unico grande regno tutto il paese. In quel tempo la dea del Basso Egitto era Neit, venerata a Sais, nel Delta.
- Neit viene sempre rappresentata come una donna con la corona rossa del Basso Egitto.
-  vero. Neit era una dea primigenia e bisessuale, che cre il mondo e concep, vergine, un figlio. Uno dei suoi simboli era l'ape e il tempio di Sais era chiamato la Casa dell'Ape. Quando Menes spos una principessa del Nord, ne spos in realt la regina. - Vide la sorpresa negli occhi di Amerotke. - Voglio dire che il Nord era governato dalle donne, e la regina si faceva chiamare col nome di Neit. Sia Menes che il figlio Horaha assunsero il titolo di "Colui che appartiene all'ape cio a Neit.
- Se seguo cosa stai dicendo, mio dotto bibliotecario, allora l'Egitto era diviso in due regni: Menes governava il Sud e il Nord era governato da una donna che portava il nome di Neit, la loro dea venerata a Sais. Quindi erano le donne a portare la corona rossa. Ma dopo che Menes spos la regina del Nord, pot governare su entrambi i regni e portare la corona rossa soltanto dopo aver proclamato la sua sottomissione nei confronti della moglie e della dea che venerava.
- Non solo, la dinastia di Menes adott il simbolo dello scorpione.
- E lo scorpione - disse Amerotke ricordando le incisioni del labirinto -  un simbolo ermafrodita. Come hai scoperto tutto ci?
- In un'antica cronaca, ma c' di pi. - Apr un cofano e ne tir fuori due rigidi papiri. - Guardate attentamente questo ritratto di Menes.
Amerotke fece un'esclamazione di sorpresa. Per salire al trono, Hatusu aveva adottato deliberatamente un simbolo maschile come la barba cerimoniale, invece Menes si era fatto rappresentare in quel ritratto in versione femminile: collo sottile, petto rigonfio e vita stretta. Il volto glabro era truccato come quello di una donna, le pani intime erano coperte dal perizoma che usavano le sacerdotesse, le dita erano affusolate e con le unghie verdi. Tutto intorno vi erano delle api, simbolo di Neit. Anche i sandali assomigliavano a quelli delle nobildonne, con la suola rialzata.
- Sembra proprio una donna - mormor Amerotke. - Menes pot diventare Faraone soltanto trasformandosi in una donna. Khaliv, la divina Hatusu si sieder ai tuoi piedi e ti far per sempre da coppiera.
- Date un'occhiata a questa preghiera a Menes.
Erano le stesse frasi convenzionali che si usavano ancora nei templi, ma Menes era chiamato "la divina madre, figlia prediletta di Neit che ha creato il mondo.
- Perch questi fatti non sono noti?  vero che sono passati 1500 anni.
- La storia viene continuamente riscritta. Pensate alla costernazione che creerebbero a Tebe questi manoscritti. Col passar del tempo, i sacerdoti maschi del Sud presero potere e cambiarono a poco a poco titoli e invocazioni, lasciando solo la corona dell'avvoltoio come unico attributo sacro per la sposa del Faraone.
- E Neria aveva scoperto tutto ci?
- Ceno, ed era cos eccitato che si fece tatuare uno scorpione sulla coscia.
- Disse tutto a Prem, e il vecchio studioso ne fu affascinato. Entrambi dovettero prendere degli appunti e copiare il disegno e la preghiera. Ecco perch il corpo di Neria fu bruciato, per far sparire il tatuaggio. Scommetto che si era fatto tatuare uno scorpione con le insegne regali. Dopo il delitto, l'assassino and nella stanza di Neria e fece sparire le prove. Poi fu il turno di Prem. L'assassino si fece dire cosa sapeva e lo uccise. Pepy fu eliminato perch lo ricattava, Sato perch aveva visto qualcosa. La morte di Hathor seni solo a precipitare nel caos il conclave.
- Poi - continu Khaliv - l'assassino and in biblioteca e nascose i documenti fu favore di Hatusu, dando a Pepy la colpa del furto.
- Sai chi li ha presi in prestito?
-  impossibile tener conto di tutti quelli che vengono in biblioteca e prendono fu visione dei manoscritti, ed  molto facile spostare un papiro da uno scaffale all'altro.
Amerotke si mise a passeggiare nervosamente per la stanza: - Ci sono ancora due domande molto importanti. A chi l'Ila detto Neria, e cosa c'era nella cripta? Non posso rispondere alla prima, ma verrai con me per risolvere il secondo problema?
Khaliv annu.
- Nascondi questi manoscritti e quando lasceremo la biblioteca fai finta di niente e non dire a nessuno cosa abbiamo scoperto. Hai un coltello?
- Ho addirittura un piccolo arco e una faretra ben piena.
- Valli a prendere.
Amerotke e Khaliv presero una torcia e scesero nel sotterraneo. Lo scriba accese tutte le lampade, restituendo vita alle oscure gallerie. Insieme andarono alla tomba: - Avevi ragione a dire che la storia viene sempre riscritta, Khaliv. Il sarcofago  recente.
- Gi, e scommetto che il vecchio rappresentava il Faraone come una donna. Molto prima dell'invasione degli Hyksos i sacerdoti di Horus sostituirono il sarcofago, ma la verit  scritta sul muro.
- Ma perch gli affreschi non continuano a perpetuare la menzogna che l'Egitto fu sempre e solo governato da maschi?
- Questi affreschi furono fatti da sacerdoti che credevano veramente che gli Hyksos avrebbero incenerito l'Egitto.
- E il momento del pericolo  anche il momento della verit.
- Il pittore aveva visto i manoscritti che abbiamo trovato e altri che furono poi distrutti, molto probabilmente. Ho studiato spesso gli affreschi e ho sempre pensato che fossero stati deliberatamente scoloriti.
Esaminarono l'angolo buio in cui si ritraevano le origini della dinastia dello Scorpione. Menes era seduto in tutta la sua gloria con la duplice corona d'Egitto. La figura che gli era seduta accanto era stata cancellata, e non certo dal passare del tempo. Anche i seni del Faraone e le api erano stati eliminati, ma chiunque avesse visto il dipinto in biblioteca avrebbe notato nel ritratto di Menes dei vaghi tratti femminili.
- Quando tutto questo si sapr - disse Amerotke, mettendo una mano sulla spalla del bibliotecario - la riunione finir col trionfo di Hatusu. Devo proteggerti, non puoi rimanere qui. Non discutere, devi andartene per un po' se vuoi rimanere in vita. Asural avr cura di te mentre scrivi cosa hai scoperto, intanto io mander una lettera a Senenmut.
In quel momento irruppero Shufoy e Prenhoe.
- Come avete saputo che eravamo qui? - chiese loro Amerotke.
- Una guardia vi ha visti - Shufoy guard con aria di sospetto Khaliv. - Non dovete aggirarvi da solo nei sotterranei.
- Non sono solo, Khaliv  un amico. Comunque ce ne stiamo andando, se vuoi fare qualcosa di utile, Shufoy, spegni le lampade.
- Avete scoperto l'assassino? - chiese eccitato Shufoy. - Lo vedremo impalato alle mura della citt?
- Non ancora, ma abbiamo scoperto il suo movente. Prenhoe, conduce subito Khaliv da Asural, voglio che sia ospitato a palazzo sotto la protezione del nobile Senenmut. - Giunto in cima alle scale, Amerotke si gir. - Khaliv, non dire a nessuno dove vai e non prendere niente con te. Ora andate, presto! In quanto a te mio dotto medico, porterai un messaggio a Hani, indicendo subito una riunione nella sala dei banchetti. Vienimi a cercare nel boschetto di acacie vicino alla fontana sacra. D'ora in poi, porterai sempre queste con te, finch non avremo finito - gli diede l'arco e la faretra di Khaliv.
- Direte tutto ai sacerdoti? - chiese Khaliv.
- Questo servir a impedire nuovi omicidi.
Un'ora dopo, i sacerdoti raggiunsero Amerotke, che era seduto su un cuscino nella sala dei banchetti. Sengi fu l'ultimo ad arrivare. Tutti si scusarono per il ritardo, dicendo che erano stati molto impegnati. Amon lasci capire che stava facendo i preparativi per la partenza. Amerotke stava per dire cosa aveva scoperto quando un messaggero reale sussurr qualcosa all'orecchio di Hani. Il sacerdote annu, pallido in volto, e lo allontan con un cenno.
- Ho ricevuto un messaggio dalla Casa Divina: domani mattina sua maest imperiale, la divina Hatusu, e il nobile Senenmut ci faranno il favore di una visita, e nessuno potr andarvene - profer severamente Amon.
Tutti rimasero in silenzio, molto turbati.
- Perch sua maest si degna di farvi vedere? - esclam Iside. -  soltanto per il piacere di vederci inchinati davanti a lei?
- Siamo degli studiosi - disse Amon - e serviamo l'Egitto da anni. Siamo dei sacerdoti, e nessuno ci pu intimidire.
- Nessuno vuole intimidirvi - ribatt sprezzante Amerotke - ma io ho qualcosa da dirvi, qualcosa che porr fine alla riunione e spiegher tutti questi orrendi omicidi.
Vechlis batt le mani, rossa in viso. Amerotke descrisse la scoperta di Khaliv, pesando le parole. All'inizio qualcuno esclam che non aveva intenzione di sentire una lezione di storia, poi i sacerdoti passarono dall'incredulit al timore quando si resero conto che si opponevano a qualcosa di pi antico e venerabile di loro stessi.
Nessuno os sfidare Amerotke, che non riusc a notare traccia di colpa o paura nei loro volti chiusi. L'assassino non aveva lasciato cadere la maschera.
Amon sollev un braccio in segno di pace, e per la prima volta guard Amerotke con rispetto: - So che avete detto la verit, mio signore Amerotke, ma dovete ammettere che  sorprendente - diede un'occhiata ai suoi compagni - questo cambia molte cose.
- E conferma la nostra opinione - intervenne Osiride.
A quel segnale, i sacerdoti offrirono rapidamente le vele al nuovo vento.
- La riunione  finita - disse Amerotke. - La divina Hatusu e il nobile Senenmut vi hanno fatto una domanda, vi hanno chiesto se una donna poteva regnare sull'Egitto. Ora, non ci pu essere alcuna obiezione a ci, se il primo Faraone che unific l'Egitto si faceva rappresentare con attributi femminili per poter regnare.
- Vorrei che fosse qui Hathor - disse tristemente Iside.
- Perch?
- Quando uscimmo dalla biblioteca dopo l'indagine sul furto di Pepy, io, Hathor, Iside e Anubi andammo a fare un giro in citt.
- Cero anch'io - disse Sengi, lieto di guadagnarsi la benignit della corte.
- Ci siamo seduti sotto un albero - continu il gran sacerdote di Iside - e Hathor, il gran sacerdote della dea dell'amore, ci ha esposto una teoria molto simile alla vostra.
Amerotke nascose il suo disprezzo per quei voltagabbana che ora non potevano far altro che accettare il potere di Hatusu.
- Sembrate un po' preoccupato, mio signore Amerotke disse Hani.
- Sua maest verr domani - sospir Amerotke - e sar meglio che presentiamo tutti le stesse conclusioni e i frutti della nostra ricerca.
I preti sorrisero dolcemente alle sue parole, ma Amerotke non voleva farsi dei nemici. Un giorno avrebbe potuto aver bisogno di loro per il bene dell'Egitto e della giustizia. Era meglio che la scoperta di Khaliv passasse come opera di tutti.
- Naturalmente, il merito  del nostro bibliotecario.
- Naturalmente - risposero in coro i preti.
-  giusto - disse Hani - Khaliv  un ottimo studioso e dev'essere presentato alla sovrana.
- Si trova gi al cospetto di sua maest - disse deciso Amerotke. - La mia fatica non  ancora finita. Ho mandato Khaliv a palazzo perch fosse sotto la protezione personale del nobile Senenmut.
- A causa dell'assassino? - chiese Hani.
- S, mio signore, a causa dell'assassino. E dobbiamo anche scoprire chi ha attentato alla mia vita e a quella dei miei compagni.
- La verit  vicina? - chiese Vechlis.
- Vorrei che lo fosse - sorrise Amerotke - ma ho scoperto qualcosa.
Raccont brevemente le sue conclusioni.
- Non so cosa dire - balbett Hani - non era ci che pensavamo. Neria amava il segreto, ma quest'affare del tatuaggio... - Si terse il sudore dalla fronte. - Per la cosa ha una sua logica...
- Gli affreschi sono stati deliberatamente cancellati? - chiese Amon.
- Oh, no, si sono scoloriti con gli anni, ma penso che i sacerdoti abbiano dato al tempo una mano.
- Ma che senso aveva lo stratagemma con cui  stato ucciso Prem? - chiese il gran sacerdote di Iside.
- E la morte di Sato  stata accidentale - intervenne Vechlis. - I medici non hanno esaminato il vino?
-  stata fatta sembrare accidentale - disse Amerotke. - Miei signori, ora ne sapete quanto me. Avete qualcosa da aggiungere?
Guard sul muro l'affresco di uno splendido uccello in volo. Qualcuno aveva detto qualcosa d'importante, ma non ricordava cosa.
- Forse Hathor  stato ucciso per le sue opinioni - disse Amon.
Amerotke scosse il capo: - No, fu ucciso soltanto per far precipitare la riunione nel caos.
Tamburell con le dita sul tavolo. L'assassino era in quella stanza e non sapeva come smascherarlo. Erano uomini astuti, muscolosi, tutti in grado di arrampicarsi su una corda o di tirare dell'olio al povero Neria. Chi poteva essere? 0 erano per caso tutti d'accordo?
- C' qualcos'altro? - chiese Hani.
Amerotke scosse il capo. Sent distrattamente i ringraziamenti dei sacerdoti e and nel boschetto di acacie dove lo aspettava Shufoy. Il nano lo guard negli occhi: - Avete sentito? Sua maest verr a trovarci. Siete malinconico, padrone. Dovreste prendere un osso di mangusta frantumato e mescolato con cera, papaveri e una zampa di daino.
- Lascia stare, sono troppo occupato a smascherare un astuto assassino.
- Ho parlato con Khaliv. Neria aveva scoperto qualcosa?
Amerotke annu.
Shufoy apr un sacchetto che portava sempre con s e prese una tavoletta di cera che usava per calcolare i suoi guadagni. Si sedette vicino al padrone e disegn una piramide: - Neria  il vertice, a un lato c' Prem...
- E all'altro?
- L'assassino. Sappiamo che c' un legame tra Neria e Prem e che entrambi dovevano conoscere l'assassino e avergli parlato insieme o singolarmente. Scommetto che si tratta di Hani. Conosce bene il tempio ed era il superiore di Prem e Neria. Per c' una cosa.
- Cosa?
- Hani soffre di vertigini.
Amerotke rimase a bocca aperta, mentre Shufoy sogghignava: - Sar piccolo, ma cos posso infilarmi dappertutto e sentire le chiacchiere dei servi. Hani ha gi le vertigini quando sale le scale, figuriamoci...
- Cos non pu essersi arrampicato su una corda?
- Ben detto, mio signore.
Amerotke ignor la sua ironia: - Cos'altro hai scoperto?
- Qualcosa che voi non sapete. Neria, Hani, Hathor, Amon, Iside e Osiride frequentarono insieme la Casa della Vita, anche se Neria era pi giovane degli altri.
- Dove?
- Qui nel tempio di Horus. Ma non erano affatto amici ed  per questo che Neria teneva per s le sue scoperte.
- Per ne ha parlato con Prem.
- S, perch Prem era stato un suo insegnante. Neria era il suo alunno preferito e per questo divenne il suo confidente.
Amerotke si appoggi al tronco duna acacia e guard un uccello dai vivaci colori che cantava su un ramo. Aveva pensato che Neria avesse detto delle sue scoperte all'assassino, invece l'unica fonte d'informazione doveva essere stata Prem.
Shufoy sollev un sopracciglio con aria di sdegno: - Cerano molti legami che li univano, in tutti i sensi.
- Qualche scandalo? - rise Amerotke.
- Gi. Cose risalenti alla loro giovent. Conoscete le mie debolezze, padrone, mi piacciono le ragazze e un buon boccale di vino. Invece quei preti andavano a letto insieme e si tradivano l'uno con l'altro.
- Ma se hai detto che non erano amici!
- Proprio per questo. Sono ancora peggio dei ragazzini innamorati.
Amerotke chiuse gli occhi. Shufoy aveva ragione, ricordava bene che nella Casa della Vita l'omosessualit era dominante. A volte veniva punita, a volte incoraggiata, e gli uomini erano quasi tutti bisessuali. I preti consideravano le donne una semplice appendice, ed era per questo che odiavano tutti Hatusu.
- Ti ringrazio per ci che mi hai detto, Shufoy. Ora lasciami solo, ma non allontanarti. Questo  un bel giardino, ma pu anche condurti in fretta dall'altra parte del fiume, nella necropoli.
Gli strinse la mano e Shufoy se ne and.
Amerotke ripens agli omicidi. Hani non poteva avere ucciso Prem, ma poteva lo stesso essere complice, e poi un uomo disperato pu fare qualunque cosa per realizzare i suoi fini. Negli altri casi, l'assassino poteva essere chiunque. Il graffito sul muro faceva pensare che Pepy avesse scoperto qualche scandalo. Amerotke batt un pugno sul terreno. Si sentiva come un topo in gabbia, e si chiese se non esisteva un'altra chiave per aprirla e liberarsi. Ripens a cosa aveva detto Osiride del povero Hathor.
Shufoy torn ad avvicinarsi: - Volete del vino, padrone?
- Per il momento no.
Sentiva un odore d'incenso e dei cori provenire dal santuario. Hani doveva aver aperto il tabernacolo per dare da mangiare agli dei. Amerotke ripens agli attentati. Era facile salire di notte sulla barca e mettere il sangue nelle anfore. E l'assassinio di Sato? Non riusciva a frenare la sua impazienza. Domani Hatusu sarebbe arrivata, felice perla notizia, ma assetata di vendetta. Certo, anche lui voleva che l'assassino fosse punito, ricord l'ombra nella cripta e le frecce sibilanti. Chi era stato? Dov'erano gli altri? Amon era accanto alla cripta, intento ad amoreggiare con una danzatrice... Improvvisamente rabbrivid e balz in piedi di scatto andando a sbattere contro un ramo. Shufoy comparve dietro un cespuglio, e guard allarmato il suo padrone che era rimasto a bocca aperta come un idiota: - Cosa succede?
-  solo un minuscolo frammento, ma l'unica persona che...
- Padrone!
- Siediti qui, Shufoy. Ascolta, ci vorr del tempo ma voglio che tu vada nel tempio di Horus...
Shufoy si accoccol accanto a lui e il padrone gli diede delle precise istruzioni: - Ma tutto questo dove ci porter?
Amerotke not uno scintillio negli occhi del nano: - Alla verit che entrambi serviamo. L'assassino ha fatto un errore cos piccolo che l'avevo trascurato, ma ora l'ho finalmente scoperto.
- Raccontate.
- No, Shufoy, ti conosco e so che ti faresti giustizia da solo.
- Avete le prove?
No, ma questo  un altro problema. Fa come ti ho detto, Shufoy. Dovremo intrappolare l'assassino e lo faremo davanti a sua maest.
All'improvviso giunse in giardino il generale Omendap.
- Sono venuto a ringraziarvi, mio signore Amerotke - sorrise il generale - e a parlarvi di un soldato di nome Antef.

15.

Sotto un sole cocente, nella grande barca reale, la Gloria di Ra, i soldati erano chini sui remi con le schiene lucide di sudore. La divina Hatusu, il Falco d'Oro prediletto dagli dei, si era degnata di mostrarsi alla gente viaggiando in trionfo sul Nilo verso il tempio di Horus. Sulle rive marciavano battaglioni scelti di fanteria seguiti da squadre di cani. L'aria rimbombava di musiche e di acclamazioni. La Regina-Faraone era seminascosta dai flabelli di struzzo profumati.
Era seduta sul trono d'oro con un'aria di maestosa serenit. Si era alzata all'alba per far ungere e profumare il suo corpo ramato. Gli occhi erano truccati col kohl e le palpebre avevano una sfumatura verde scuro. La parrucca con fili doro e d'argento era sovrastata da un diadema con l'Ureus, il feroce cobra che difendeva l'Egitto. Portava una veste di lino pieghettata e un mantello d'oro tempestato di pietre preziose e allacciato con catenelle d'argento.
Accanto a lei era seduto il gran visir Senenmut, bocca della regina, suo amico e convivente. Le mani di Hatusu stringevano i braccioli. Era molto felice di ci che le aveva detto il giovane Khaliv, ora gliela avrebbe fatta vedere lei ai sacerdoti! Avrebbero dovuto prostrarsi ai suoi piedi perch si degnasse di conceder loro il premio di una semplice occhiata. Le sue labbra scarlatte si aprirono in un lieve sorriso. Avrebbe ricompensato Amerotke e avrebbe punito senza piet il malfattore che aveva osato sollevare il braccio contro un servo della prediletta degli dei.
- Godetevi il trionfo, maest - mormor Senenmut. - Siamo nelle mani di vostro padre, Amon-Ra il glorioso.
Hatusu aveva preparato in tutti i dettagli quel viaggio trionfale. La barca era la migliore della sua flotta. Lo scafo era d'argento dorato e le polene a poppa e a prua, a testa di montone, erano tempestate di pietre preziose. Tra gli alti alberi d'argento con gli stendardi rossi al vento stava il baldacchino personale della regina. Hatusu aveva voglia di ridere mentre un'ancella le porgeva uno specchio. Nonostante esigesse il rispetto ferreo dell'etichetta di corte, a volte aveva voglia di mettersi a ballare come una ragazzina.
Senenmut tossicchi, notando la sua eccitazione. Hatusu si guard nello specchio. Sotto il pesante diadema dorato, ornato di piume di struzzo, sembrava un monumento. Soltanto di notte poteva danzare nuda davanti al suo amante, l'uomo che l'aveva portata sul trono.
Per distrarsi si volt e la folla sulla riva destra le fece un tonante saluto. La Regina-Faraone si era degnata di guardarli! Per non scontentare nessuno, si volt a sinistra. Sacerdoti e sacerdotesse seguivano a piedi la barca, cantando in coro e suonando il sistro e le nacchere. Hatusu vide gli obelischi dalla punta dorata e le colonne rosa del tempio. A un ordine del capitano delle guardie imperiali, la barca vir verso il molo. I soldati sollevarono i remi e l'imbarcazione scivol verso il tempio, dove era in attesa la portantina reale.
Hatusu guard freddamente i grandi sacerdoti. Tra loro c'era anche Amerotke, e Hatusu lo salut con un cenno prima di salire sulla portantina. Mentre la sollevavano delicatamente, una nube d'incenso si alz per salutare la regina, vennero lanciati dei petali profumati, e il coro sulla scalinata inton un inno alla gloria dell'Egitto.
Hatusu scese dalla portantina e segu la passatoia scarlatta nella fresca penombra del tempio. Offr un sacrificio nel santuario e and a togliersi le insegne reali nel piccolo vestibolo.
Nella camera consiliare era gi stato preparato un trono su una predella purpurea, con accanto una sedia per il gran visir. Hatusu si sedette e poggi i piedi sullo sgabello dorato mentre i cortigiani prendevano posto intorno a lei... I sacerdoti s'inchinarono fino a toccare il pavimento con la fronte, e Hatusu li lasci per un po' di tempo in quella scomoda posizione, prima di sussurrare: - Mio signore Amerotke, voi e i vostri compagni potete sedervi.
Tutti si affrettarono a eseguire l'ordine. Hatusu colse il disprezzo negli occhi dei preti, ma nessuno pot sostenere il suo sguardo. Ciononostante, era molto seccata dal fatto che Amerotke non la stesse guardando ma fissasse invece il pavimento.
- Lasciamo stare l'etichetta - inizi con durezza, ignorando la disapprovazione dei ciambellani. - Questo  ci che intendo dirvi: siedo sul trono del Faraone e porto la duplice corona, lo scettro e il flagello, perch questa  la volont degli dei!
Tutti annuirono all'unisono.
Hatusu continu, pesando le parole: - Il nobile Amerotke, con l'aiuto del bibliotecario del tempio,  giunto a una sorprendente conclusione.
Sorrise al giudice che si alz in piedi e raccont brevemente le sue scoperte sui primi Faraoni d'Egitto. Alla fine, a una precisa richiesta di Hatusu, i sacerdoti assentirono in coro, e Senenmut proclam: - Il giorno della festa di Iside la divina Regina-Faraone offrir un sacrificio nel santuario alla presenza di tutti i grandi sacerdoti, che l'acclameranno davanti al popolo, cos finiranno tutte queste chiacchiere - concluse con un gesto sprezzante.
Tutti rimasero in silenzio. Amerotke nascose la sua eccitazione. Si rendeva conto della tensione degli altri, Hatusu stava per parlare e per dare sentenza. Ora l'assassino sarebbe stato smascherato, anche se non sarebbe stato facile provare le logiche teorie di Amerotke. Il giudice evit lo sguardo dell'assassino e rimase impassibile, mentre la regina proclamava: - Abbiamo altre questioni da discutere a porte chiuse. Sono avvenuti dei terribili omicidi e giustizia dev'essere fatta!
La sera prima Amerotke aveva raggiunto una conclusione definitiva grazie alle importanti informazioni di Shufoy. Aveva subito scritto a Senenmut e, ricordando la morte di Antef, aveva rilasciato col suo sigillo il permesso a Dalifa di risposarsi sotto la protezione della sovrana. Ora si alz in piedi a un cenno del primo ministro: - Non racconter ci che tutti gi sappiamo. Seth, il dio dai capelli rossi,  arrivato nel tempio e ha fatto pesantemente sentire la sua presenza. Sua maest ha parlato di omicidio, ma alla radice di tutti questi delitti sta il tradimento. Una persona dal cuore nero ha rifiutato di accettare la volont degli dei. Se si fosse provato che le donne potevano regnare sull'Egitto come gli uomini, dal momento che i primi Faraoni dovevano la loro legittimit a una divinit femminile, la riunione sarebbe immediatamente finita.
- E questa prova esiste - esclam Hani.
Amerotke not che il gran sacerdote di Horus era terreo in volto e stava tremando.
- Gi, esiste. Neria era un bravo studioso ma amava troppo il segreto. Studiando gli affreschi della tomba di Menes, aveva notato qualcosa e ne aveva trovato la prova negli archivi del tempio. Felice di mostrare la propria abilit al suo vecchio insegnante, ne parl con Prem. Invece tenne all'oscuro Pepy, che era stato assunto da Sengi, ma che il bibliotecario considerava giustamente un pettegolo e un ficcanaso.
Il capo scriba nascose la testa tra le mani.
- Ma Pepy aveva accettato il compito solo per mangiare e bere a sbafo, non era interessato ai manoscritti ma alle chiacchiere del tempio. Essendo un tipo astuto, fu incuriosito dalla segretezza di Neria. Cap che aveva trovato qualcosa e inizi a sorvegliarlo di nascosto. Ma invece di trovare la prova, scopr qualcos'altro: Neria aveva un'amante. Probabilmente Pepy li sorprese insieme.
Hatusu lo guardava come una gatta davanti alla tana d'un topo.
- Pepy fece nella sua stanza un disegno osceno. All'inizio, credetti che rappresentasse due uomini, invece erano Neria e Vechlis.
Amerotke attravers la sala e si ferm davanti a Vechlis. La prese per mano. Era fredda come il ghiaccio. La guard negli occhi, mentre Hani gemeva.
Era chiaro che il gran sacerdote di Horus aveva da tempo dei sospetti sulla moglie.
Amerotke sostenne lo sguardo di Hani: - Non so da quanto tempo durasse la relazione. Mesi, forse anni. I giardini sono spaziosi e il tempio ha degli angoli oscuri e tranquilli. - Si rivolse al gran sacerdote di Amon: - Non  vero, mio signore? Una volta vi ho visto con una ballerina.
Amon abbass le palpebre pesanti. Amerotke torn a guardare Vechlis, che restitu lo sguardo con beffarda aria di degnazione. Era rimasta assolutamente impassibile.
- Perch non dici niente? - grid Hani.
Vechlis lo fulmin con un'occhiata di disprezzo.
- Neria vi ha raccontato cosa aveva scoperto, vero? - Amerotke si rivolse alla donna: - Avevate visto il tatuaggio dello scorpione sulla sua coscia, che lui si era fatto fare in maniera pretenziosa per ottenere i favori della regina, per far sapere a tutti che abile storico era stato. Quando la scoperta fosse diventata pubblica, Neria sarebbe stato ricevuto a corte e sarebbe stato elogiato personalmente dalla divina sovrana.
Tutti rimasero in silenzio. Hatusu aveva dimenticato l'etichetta ed era rimasta a bocca aperta, con gli occhi che bruciavano di collera. Anche Senenmut non credeva alle sue orecchie. Amerotke gli aveva detto che avrebbe smascherato l'assassino ma non gli aveva detto chi era.
- Avete ucciso Neria, vero?
Vechlis non rispose, sembrava sbigottita. Si mordicchiava il labbro tenendo le mani in grembo. Lo sguardo di Amerotke fu attirato dalle belle unghie scarlatte.
- Sapevate che Neria sarebbe sceso in quella cripta solitaria, mentre tutti banchettavano dopo la visita della regina. Mentre Neria risaliva, l'avete preso di sorpresa, spalancando la porta. In pochi secondi l'avete inzuppato dolio e gli avete tirato una torcia. Cos fu ridotto in cenere Neria e il suo ridicolo tatuaggio. Poi siete corsa nella sua stanza per cercare in tutta fretta le prove della sua scoperta. Conoscevate bene i suoi nascondigli e riusciste a far sparire ogni prova, ogni appunto, ogni cosa che potesse incriminarvi.
- Accettate che vi si accusi, donna? - la interpell il gran visir.
- Sto ascoltando e poi risponder, plebeo - rispose lei lentamente.
Senenmut tacque, punto sul vivo.
- Continua, Amerotke - prosegu con grazia Vechlis. - Ricordi? Quando eri ragazzo amavo sentire le tue storie.
- Allora ascoltate, mia signora. Dovevate uccidere anche Prem, perch Neria aveva parlato col suo confidente, e forse gli aveva detto anche della vostra relazione. Il vostro piano era astuto. Siete andata a trovarlo. Prem era un eremita e il suo servo andava sempre a caccia di ragazze. Era la favola di tutto il tempio. Avete assunto una prostituta per farlo ubriacare e per fargli perdere tempo? Comunque, siete andata alla torre e avete lasciato fuori della stanza una scaletta di corda. Prem era un chiacchierone e le sue parole vi hanno convinta a farlo tacere. L'avete ucciso con la mazza degli Hyksos e vi siete messa a perquisire la stanza. Ma Sato  tornato troppo presto. Avete nascosto il cadavere sotto il letto e siete salita di sopra. Avete legato la scala di corda ai merli della torre, poi vi siete messa il cappello e Io scialle del prete e l'avete impersonato.
- Come avrei potuto farlo?
- Era buio, mia signora. Vi siete tolta la parrucca e vi siete messa lo scialle e il cappello di paglia. Davate le spalle alla porta, immersa nel buio. Sato ha visto ci che si aspettava di vedere e se ne subito andato. Poi siete scesa, per distrarlo avete lasciato cadere un anello e, mentre lui lo raccoglieva, siete scivolata nella stanza di Prem. Sato ha messo l'anello sul tavolino, ma era buio e voi avevate ancora il cappello e lo scialle e davate le spalle alla porta. Poi avete tirato il catenaccio e avete gettato un urlo. Sato ha trovato la porta chiusa ed  andato a chiedere aiuto. Avete messo sul letto il cadavere, avete preso la mazza e vi siete arrampicata sulla scala di corda per ritornare in cima alla torre.
- Io mi sarei arrampicata su una scala di corda?
- Vechlis, siete pi agile d un soldato del Faraone. Siete un'abile nuotatrice, una donna sportiva, potevate farlo molto facilmente. Giunta sulla terrazza, avete buttato la scala di corda e la mazza tra le rose, per recuperarle pi tardi. Poi vi siete unita agli altri mentre sfondavano la porta di Prem.
-  vero, ceravate anche voi, siete comparsa all'improvviso disse Iside, facendo una smorfia.
- Che ne sapete di me? - esclam sprezzante Vechlis, che non pareva affatto intimorita dalla corte. - Tenete a freno la lingua, donnetta!
- Poi uccideste Pepy - continu il giudice - ma non credo che vi ricattasse, forse vi disse semplicemente che vi aveva vista con Neria. Pepy voleva le tasche piene d'argento per potersi sbronzare e andare a letto con qualche prostituta. Gli avete lasciato nella stanza il prezzo del silenzio e Pepy ha potuto andare nei suoi amati bordelli. Ma i ricattatori tornano sempre alla carica e dovevate distruggere lui e le sue prove, poteva anche aver lasciato degli appunti su ci che aveva visto. Sapevate che come tutti i fannulloni sarebbe andato in giro per osterie e per case di piacere.
- E io, una sacerdotessa, sarei andata nel porto?
- Non avete paura di nulla e certo non ne avevate di quel vecchio satiro. Con un mantello potevate sembrare una vecchia e vi sarebbe anche servito a nascondere l'otre dolio che avevate comprato al mercato. Avete aspettato che tornasse e l'avete ucciso. Al tempio, nessuno teneva d'occhio la potente Vechlis.
- Avete delle prove di tutto ci? - chiese il gran visir.
- S, mio signore.
Vechlis s'irrigid, guardinga.
- La vittima successiva, Hathor, fu scelta a caso per aumentare il caos. I tavoli erano pronti per il banchetto. Mio signore Hani, chi ha deciso i posti e ha controllato l'opera dei servi?
Hani sembrava molto invecchiato ed era impallidito per il terrore. Apr la bocca ma non rispose.
- Non  forse stata Vechlis? Prima del banchetto, con tutto quell'andirivieni di servi e musici, era facile mettere del veleno in una coppa. Chi avrebbe sospettato qualcosa? Cos  morto il gran sacerdote di Hathor. Ma bisognava eliminare anche Sato, perch nel caso di Prem avevate combinato un grosso pasticcio. Non eravate sicura che quell'ubriacone non avesse notato qualcosa. Dovevate liberarvi di quel chiacchierone dalla bocca sempre aperta come una finestra senza imposte. Quel giorno, Sato voleva vedermi e voi decideste di ucciderlo.  impossibile che un gatto assetato non beva del latte, Sato non avrebbe mai rifiutato un'anfora di vino. Dopo la sua morte, siete andata nella sua stanza, avete pulito la macchia e avete lasciato al posto del vino avvelenato un'anfora innocua. Sato era uno sciocco ma sapeva di essere stato avvelenato, bagn le dita nel vino e fece delle impronte sul muro. Cosa cercava di dirci? - Prese Vechlis per mano. - Forse si era ricordato della figura che aveva visto mentre posava l'anello, forse aveva visto le sue dita, forse aveva notato il colore delle vostre unghie. Non sapremo mai esattamente cosa voleva dire, ma certo aveva notato le vostre mani.
- Immagino che direte che ho anche attentato alla vostra vita?
- Certo. Era facile per la moglie del gran sacerdote salire di notte sulla barca con un otre pieno del sangue dei macelli del tempio. Avete vuotato le anfore, le avete riempite di sangue, avete allentato i tappi e le tavole che le tenevano bloccate nella stiva.
Vechlis si eresse sulla sedia e guard Hatusu: - Maest, ho ascoltato pazientemente tutte queste menzogne. Dove sono le prove, a parte uno schiavo ubriaco che macchia il muro di vino rosso?
- Come sapete che il vino era rosso? - chiese Amerotke.
- Me l'ha detto mio marito - balbett lei.
- Non  vero! - grid Hani con disprezzo. - Giuro davanti alla divina sovrana che non ti ho mai detto questo.
Vechlis lo guard sprezzante.
- Volevate delle prove? - Amerotke s'inchin a Hatusu. - Le divider in due parti, maest. Quando sono arrivato al tempio, sono sceso nella cripta per esaminarne gli affreschi, ma qualcuno mi tir delle frecce e scomparve.
- Perch Vechlis voleva uccidervi? - chiese il gran sacerdote di Amon.
- Come nel caso di Hathor, la mia morte serviva a far fallire la riunione e ad aumentare il caos. Il conclave sarebbe finito nel sangue, un pessimo presagio per il nuovo regno.
- Continuate -- ordin la regina. - Avete detto che siete sceso nel sotterraneo?
- S. L'attacco fall ma l'arciere doveva aver partecipato alla riunione per sapere che io sarei sceso nella cripta. All'inizio credevo che fosse impossibile sapere dove si trovavano tutti in quel momento, ma per caso ebbi un'informazione: avevo visto Amon insieme a una ballerina e in seguito seppi che Hani era andato nel santuario per un sacrificio e che Hathor, Iside, Osiride, Anubi e Sengi avevano fatto un giro in citt. Ma il caso di Vechlis era diverso. Ricordate? Siete venuta in biblioteca con un'ancella e mi avete detto che andavate a nuotare nel lago sacro. In un primo tempo non ci pensai, ma poi mi chiesi se la vostra frase non servisse a darvi un alibi. Ho mandato Shufoy dall'ancella, e lui ha pensato anche a metterla al sicuro. Ricordava benissimo che all'improvviso avete cambiato idea e l'avete mandata via, dicendo che avreste fatto il bagno da sola. Poi avete preso un arco e avete cercato di uccidermi.
- Portatemi quella puttanella e sar io. stessa a interrogarla - esclam sprezzante Vechlis. -  questa l'unica prova?
- No - il giudice si rivolse a Senenmut, celando la sua eccitazione. - Mio signore, vi prego di introdurre una donna di nome Dalifa.
A un ordine di Senenmut, le guardie portarono dentro Dalifa, che rimase sulla soglia, atterrita. Amerotke le aveva spiegato cosa doveva dire.
- E questa chi ? - esclam Vechlis.
- L'ultima prova. Guardatela bene, Vechlis.
-  soltanto una ragazzina.
- Guardatela meglio.
- Dovrei riconoscerla?
- Dovreste riconoscere le fattezze di suo padre, perch  la figlia illegittima di Neria!
- Impossibile, mi ha sempre detto... - Vechlis si ferm all'improvviso.
- Cosa vi ha detto? Perch un bibliotecario famoso per la sua riservatezza doveva raccontare i suoi segreti alla moglie del gran sacerdote? Sei la figlia di Neria, Dalifa?
Dalifa annu.
- Ti ha tenuta nascosta, ma veniva spesso a trovarti. E ti ha raccontato della sua relazione con Vechlis e del divino padre Prem. Cos'altro, Dalifa?
- Mi ha detto cosa aveva scoperto in biblioteca e del suo tatuaggio. Me l'ha fatto vedere e mi ha detto quanto amava Vechlis.
- Non  vero - mormor Vechlis - me l'avrebbe detto. Mi diceva ogni cosa! Ci conoscevamo da anni!
- Cosa avete da dire, Vechlis? - chiese Senenmut. - Siete stata accusata di gravi delitti.
- Zitto, plebeo - sibil lei. - Io sono un'aristocratica e non rispondo al figlio d'un muratore.
- Ma dovete rispondere a me - disse freddamente la regina.
Vechlis sorrise sprezzante: - Non rispondo ai plebei n alle loro concubine.
Si appoggi allo schienale, godendosi la disapprovazione dei cortigiani.
- La piccola Hatusu, che tenevo sulle mie ginocchia per pulirle il culo! Come osate, voi che eravate soltanto una bambina alla corte di vostro padre? Come osate anche solo pensare di salire al trono e di vedere tutti prostrati davanti a voi?
- Tu morirai! - grid Hatusu.
- Tutti dobbiamo morire, puttana!
Hatusu cerc di dominarsi. Senenmut stava per parlare ma prefer lasciar perdere.
Vechlis guard la fila dei preti, beffarda: - Guardatevi! Io sono l'unico vero uomo tra tutte queste donnicciole! Voi detestate quanto me il plebeo e la sua puttana!
- La regina  di origine divina - intervenne Amerotke.
- Risparmiami le tue prediche, giudice! Non  stato perch... - parve pesare le parole. - No, non  stato perch era una donna,  stato perch era Hatusu. La piccola Hatusu che aveva trovato un nuovo giocattolo. Prima aveva sposato il fratellastro e stava nell'ombra col suo volto di bambola, ma poi  arrivato il plebeo e tutto  cambiato.
-  la divina Regina-Faraone - disse Amerotke.
- E che ne  del figlio di Tutmosi? - ribatt Vechlis.
- Ha confessato! - intervenne Senenmut per zittirla.
- Ho confessato e ne sono felice, plebeo. Quando si sono radunate queste donnicciole, ho subito pensato che sarebbe stato meglio che si ritirassero a godersi la vecchiaia.
- Eppure voi sostenevate ardentemente la divina Hatusu... - balbett Amerotke cupamente.
- Oh, Amerotke - sorrise condiscendente Vechlis. - Il tuo problema  che non sai mentire e non immagini che si possa portare una maschera. S, amavo Neria, ma sono sicura che queste donnette non avrebbero scoperto nulla, finch lui non mi disse cosa aveva trovato in biblioteca. Quello stupido si era anche fatto tatuare uno scorpione sulla coscia. Credeva che fosse un'ottima opportunit per guadagnarsi i favori del plebeo e della sua puttana!
Senenmut stava per intervenire ma Hatusu lo ferm: - Lascia che dica, presto non parler pi.
- Non mi spaventate, preferisco andare all'Estremo Orizzonte che strisciare davanti a voi e al vostro amante!
- Ma bisogna ancora scegliere il modo in cui ci andrai - sibil Hatusu.
Vechlis alz le spalle: - Cosa me ne importa, ora che il vino  versato? Ero furiosa con Neria e volevo distruggerlo!  accaduto tutto cos in fretta. Non ha nemmeno visto la mia faccia. Pepy non era meglio di lui, era un vero serpente. - La sua mano imit lo strisciare di un rettile. - Mi aveva vista con Neria nel giardino. Non os dirmi nulla, solo qualche frecciata e qualche sguardo dei suoi occhietti furbi. Gli lasciai nella stanza tre borse d'argento e lui and a spenderle nei bordelli. Sapevo che sarebbe tornato, aveva scoperto una miniera. Mi misi un vecchio mantello, comprai dell'olio e lo lasciai in un angolo buio della sua stanza. Era cos ubriaco e cos felice della sua nuova compagna di letto che non si accorse di nulla.
- E Prem? - chiese Amerotke.
- Hai ragione, giudice. Neria gli aveva confidato tutto. Il vecchio stava nella torre con Sato che gli ronzava attorno come una mosca sul letame. Scelsi il momento giusto. Legai a un merlo la scala di corda per fuggire da quella parte senza essere vista. Ma Sato arriv troppo presto. Non corsi poi un cos grosso pericolo - alz le spalle. - Che importa? - Ho fatto ci che ha detto Amerotke, ma poi mi sono chiesta se Sato non aveva visto qualcosa e l'ho ucciso come avevo ucciso Hathor e gli altri.
- Avete ucciso molte persone e mi avete aggredito nella cripta. Avete attentato alle nostre vite mentre attraversavamo il Nilo. Noi tutti saremmo morti soltanto perch non potevate accettare che la divina Hatusu regnasse sull'Egitto!
- Se andate in biblioteca, leggerete di rivolte in cui sono morte migliaia di persone. Se fossi stata un uomo avrei scatenato una rivolta. Quante persone ha ucciso Hatusu per potersi sedere su quel trono?
- Basta! - esclam Hatusu, guardando Hani, tutto tremante e a capo chino. - Questa riunione deve finire, gli dei hanno proclamato il loro volere e parlano per bocca mia!
Senenmut and a chiamare le guardie reali.
- Portatela via! - ordin Hatusu. - Imprigionatela nelle segrete del tempio di Ma'at. Prima di sera sar sepolta viva nelle Terre Rosse. - Guard con furia Vechlis e si alz, dando un calcio al poggiapiedi. - Pi tardi il suo corpo sar esposto sulle mura di Tebe.
Tutti s'inchinarono, eccetto Vechlis. Quando Amerotke sollev lo sguardo, Hatusu se nera gi andata. Hani si era ripiegato su se stesso e piangeva come un bambino. I soldati spinsero rudemente Vechlis fuori dalla stanza. Amerotke ignor i preti e and a ringraziare Dalifa.
- Ma cosa  successo? Io ho fatto soltanto ci che mi avete detto.
Amerotke la prese per mano: -  stato necessario. A volte, come in questo caso, le menzogne servono a raggiungere la verit. Avevo dei sospetti, ma nessuna prova conclusiva. In tribunale, avrei dovuto assolverla per insufficienza di prove. Ma sapevo che l'assassino odiava Hatusu e non voleva che portasse la duplice corona. Gli indizi dimostravano che si trattava di Vechlis ed era certo che se l'avessi provocata in presenza di Hatusu, l'avrei smascherata pi facilmente. L'odio e l'amore si manifestano sempre. Vechlis ha giocato d'azzardo e ha perso,  stata la sua stessa delusione a intrappolarla. Cos, giustizia  stata fatta.

16.

Amerotke strinse la mano di Dalifa, che cerc di liberarsi, atterrita.
- Cosa succeder, mio signore? In fondo ho detto tutto ci che mi avete chiesto di dire. Vorrei ringraziare voi e il vostro servo, Antef ha meritato di morire.
Amerotke la lasci andare: - Hai sentito cosa ho detto? Giustizia dev'essere e sar fatta!
Trascin Dalifa in una stanzetta laterale e la fece sedere su una panca. Si sedette su uno sgabello di fronte a lei. La ragazza tremava, mordendosi il labbro. Cercava di non guardare Amerotke e di fissare un affresco che rappresentava delle anime in viaggio verso l'Estremo Orizzonte.
- Il generale Omendap  venuto a trovarmi. Voleva ringraziarmi per suo figlio, anche se non ce nera bisogno. Era stato nella necropoli con i suoi ufficiali e aveva visto il cadavere di Antef. Si possono dire molte cose di Omendap, ma certo  un uomo che si attiene ai regolamenti. Antef era un suo soldato e, anche se era stato ucciso per legittima difesa, la Casa d'Argento doveva pagare i suoi funerali. Con lui c'era anche il comandante del reggimento di Anubi. Gli imbalsamatori erano gi al lavoro ed era gi stato chiamato il sacerdote che doveva celebrare il funerale, ma il comandante del reggimento ha fermato bruscamente le esequie.
- Cosa vuol dire? - Dalifa sgran i begli occhi.
- Il comandante ha affermato che il cadavere non era quello di Antef.
- Impossibile, sar stato il cadavere sbagliato - balbett lei.
- No, il mio servo identific l'uomo che aveva ucciso come quello che era comparso davanti a me in tribunale. Il comandante ci ha spiegato che anni prima Antef era stato attaccato da un ippopotamo mentre era su una barca. Fu uno dei pochi superstiti, ma usc da quell'avventura con una terribile cicatrice sulla coscia, e il comandante lo sapeva perch era andato a visitarlo nell'ospedale da campo. Sai bene cosa sto per chiederti.
Dalifa deglut, pallida in viso: - S, mio marito aveva una cicatrice sulla coscia.
- Ma il cadavere non l'aveva. Per questo il comandante era perplesso. Sembrava proprio il cadavere di Antef ma la cicatrice non c'era, come non c'era alcuna traccia di un'antica ferita di coltello all'avambraccio.
Dalifa chin il capo.
- Puoi immaginare la sorpresa del mio servo. Un vagabondo gli aveva detto che Antef aveva disertato e si era stabilito a Menfi dove si era sposato, per essere poi cacciato di casa dal suocero a causa dei suoi furti. Ma solo Shufoy sapeva della sua diserzione. Chi si sarebbe accorto di un codardo disertore nell'eccitazione della battaglia? Anch'io, che non sono un soldato, avrei dovuto capire che qualcosa non andava. Ma ancora una volta  stato il comandante del reggimento a insospettirsi. Mi ha spiegato che Antef faceva parte dei Nakhtuaa. Antef aveva i suoi difetti ma non era n un ladro n un codardo. Puoi spiegare questo mistero?
Dalifa lo guard senza rispondere.
- Anche Omendap si  insospettito. Antef ci aveva parlato dell'Ingresso degli Inferi. Ora il labirinto  stato demolito e tutti i pozzi di sabbia sono stati svuotati.  stato terribile: sono stati trovati i cadaveri di uomini, donne e bambini, alcuni recenti, altri dell'epoca degli Hyksos. Hai sentito parlare del labirinto?
Dalifa annu.
- Gi, eri sposata con Antef quando il suo losco fratello gemello and nell'Ingresso degli Inferi per vincere una scommessa e vi scomparve come molte altre persone. Io per non ci credo, scommetto che Antef lo aiut a salvarsi. Come si chiamava?
- Kyembu.
- Antef era fin troppo felice di farlo sparire; Kyembu rimase nascosto fino alla guerra con i Mitanni, quando riapparve dopo la partenza di Antef con l'esercito.  venuto a trovarti e avete fatto un patto. Kyembu ha seguito l'esercito insieme ai ladruncoli, ai vagabondi e alle prostitute, e nessuno l'ha riconosciuto.
- Ma se era un vigliacco!
- Oh, certo non voleva combattere, ma non aveva altra scelta. Dopo l'attacco dei Mitanni, l'orda dei vagabondi fu coinvolta nella mischia ma, quando Hatusu trionf, furono i primi a depredare i caduti.
- Allora Kyembu deve aver trovato il cadavere di suo fratello e deve avergli rubato le insegne per prendere il suo posto, dal momento che erano gemelli. Probabilmente avr sfigurato mio marito, poi ha vagabondato lungo il fiume prima di tornare a Tebe.
- Mi sembra tutto molto logico e vorrei poterci credere. Quando l'impostore  tornato a Tebe, si  tenuto ben alla larga dal reggimento. Se qualcuno aveva dei sospetti, Kyembu poteva sempre dare la colpa alle ferite o all'amnesia. Ma tu eri la moglie di Antef, non poteva ingannarti, ed  strano che tu abbia sposato cos in fretta quel giovane scriba.
- Credevo che Antef fosse morto.
- Io invece credo che tu stia mentendo. Quando Antef se n' andato in guerra, Kyembu ha trovato la bella cognata sola e infelice.
- Io ero molto felice con Antef.
- Niente affatto, Antef era un soldataccio violento, anche se Kyembu non era migliore di lui. Perch doveva seguire l'esercito, un simile codardo? Scommetto che tu l'hai pagato per uccidere Antef. Lui desiderava la moglie di suo fratello e le sue ricchezze. Cero anch'io in quella battaglia, i combattimenti si estesero per miglia e miglia di distanza. Kyembu trov il fratello in una zona solitaria e l'uccise o magari approfitt dell'affetto di Antef che l'aveva sempre protetto. Immaginati Kyembu scivolare dietro il coraggioso fratello. Ma solo Ma'at pu sapere cosa  successo in realt. Comunque non fu una coincidenza, ma il risultato di un piano ben preciso. In mezzo a tutto quel massacro era facile assassinare Antef. Poi lo sfigur e scomparve con le sue insegna. Quel ciarlatano di Kyembu fece per un po' di tempo la parte dell'eroe ferito e riusc anche a sedurre la figlia di un mercante.
- Perch non  tornato a Tebe, allora?
- Oh, presto o tardi sarebbe tornato per prendersi la donna di suo fratello e il suo denaro, ma una canaglia  sempre una canaglia e il leopardo non perde le sue macchie. Ora voleva godersi i risultati del suo trucco. Quando scoprirono i suoi furti e lo cacciarono di casa, decise che la farsa dell'amnesia era finita e che era il momento di tornare da te. Solo che ora la ricca Dalifa si era risposata, e l'unico modo per averli era fingere di essere Antef.
- Mi aveva ingannata! Non mi ero accorta che era Kyembu!
- Lascia perdere, nessuno ci creder mai. Se ti ricattava, Paneb si sarebbe insospettito, e, facendo la parte di Antef, Kyembu avrebbe guadagnato mollo di pi. Tutti avrebbero sostenuto un veterano ferito che trovava la bella moglie tra le braccia di un altro.
- Ma voi non gli avete creduto.
- Neanch'io so perch. C'era qualcosa nel vostro comportamento... Ma alla verit si  arrivati per caso e non per logica deduzione. Kyembu si aspettava una vittoria facile e vedendo che io tentennavo, mi minacci, da quel bravaccio che era. Aveva sentito le minacce di Nehemu e decise di vendicarsi, causando la sua rovina e l'intervento di Shufoy.
- Mi accuserete di omicidio? - mormor Dalifa.
- Raccontami tutta la verit.
- Ho perso mia madre quando ero ancora piccola. Amavo mio padre, che era un gran lavoratore. - Chiuse gli occhi e si rilass con la schiena contro il muro. - Mio padre mi viziava... Un giorno, ero con le amiche al mercato del tempio di Ra e ho incontrato Antef, un giovane soldato, coraggioso e spaccone. Sapete come sono i giovani, mi sono subito innamorata e l'ho sposato contro il parere di mio padre.
- Conoscevi anche suo fratello?
La ragazza sorrise tristemente, poi si mise a piangere: - Sapete come l'ho conosciuto? A volte, mentre ero a letto con mio marito, mi sembrava diverso. Era uno scherzo crudele: Antef aveva un fratello gemello che gli assomigliava perfettamente. Pensavano che fosse divertente, l'avevano fatto anche con altre donne. Quando lo scoprii ne fui disgustata, non osavo dirlo a mio padre. Per molte settimane caddi gravemente malata. Fu per questo che non avemmo figli. Non potevo ribellarmi, era quasi impossibile distinguerli. Solo col tempo iniziai a notare delle differenze. Antef era un gradasso, un ubriacone violento ma col senso dell'onore, mentre Kyembu valeva meno di un cane. Era un giocatore d'azzardo, losco e meschino. Antef era molto preoccupato per le sue perdite al gioco. Una notte perse una scommessa e fu obbligato ad andare nel labirinto. Quel codardo gett la maschera e venne a casa nostra tutto tremante. Antef si offr di aiutarlo a fuggire, a condizione che non tornasse pi a Tebe. Kyembu era furioso, accusava il fratello di averlo costretto a una scelta obbligata, ma Antef non lo stava nemmeno a sentire. I nostri problemi erano finiti: port Kyembu nel deserto e gli diede del denaro e un po' di cibo. Ma ormai il matrimonio era in crisi: Antef andava sempre via con l'esercito e io nel frattempo avevo incontrato Paneb. Oh, non facevamo niente di male, ma a volte temevo che Kyembu fosse tornato di nascosto in citt e ci stesse spiando. Quando Antef part per la campagna contro i Mitanni, lo baciai piangendo, ma in cuor mio speravo che non tornasse. Fu allora che ritorn Kyembu. Era furioso e ci accusava di volerci liberare di lui. Tent di stuprarmi. Dovevo fare qualcosa... Voleva vendicarsi di Antef. Ora si era accampato con delle canaglie fuori citt. Fui terrorizzata quando mi disse che avrebbe seguito con loro l'armata e avrebbe ucciso mio marito. Gli feci delle promesse, solo per liberarmi di lui, ma in cuor mio speravo che morissero tutte due - si tocc nervosamente la veste. - Nonostante la morte di mio padre, i mesi successivi furono felici. Ma poi seppi che Antef era morto, e non m'importava affatto che la colpa fosse di Kyembu o dei Mitanni.
- Sapevi che Kyembu era vivo?
- Non me ne importava niente. Antef era un soldato, Kyembu era solo un topo da fogna. Ora ero una ricca vedova innamorata di Paneb. Mi rivolsi al tempio di Osiride e ottenni il permesso di sposarlo. Siete sposato, mio signore?
- S, e felicemente.
- Anch'io ero felice, per la prima volta nella mia vita mi ero liberata di quei due orrendi fratelli. Ma un giorno incontrai Kyembu mentre ero al mercato, e fu come vedere uno spettro. Era identico ad Antef e per un momento credetti che fosse tornato dal regno dei morti per punirmi, ma naturalmente Kyembu aveva avuto mesi di tempo per far pratica. Voleva vivere con me, e io gli risposi che avrei preferito morire. Aveva saputo della mia ricchezza e voleva tutto il mio denaro, non si sarebbe accontentato di ricattarmi. Mi minacciava...
- Di denunciarti?
- Non avrebbe potuto farlo, diceva che mi avrebbe accusata di omicidio, ma lui era pi colpevole di me! - scosse le belle spalle. - Cosa potevo fare? Paneb non mi avrebbe creduto e se vi avessi detto la verit, mi avreste ritenuta un'assassina. Non potevo che pregare gli dei e sperare nel loro aiuto.
- Kyembu voleva le tue ricchezze?
- Penso di s, ma fui io a far peggiorare la situazione. Quando lo vidi, pervi le staffe e gli dissi che era solo un codardo, terrorizzato dall'ombra di suo fratello, e che a letto avrei sempre saputo distinguerli.
- Cos, ti voleva e, nello stesso tempo, voleva vendicarvi?
- Gi, e se la corte mi avesse dato ragione, lui, nei panni di Antef, poteva sempre ricorrere in appello.
- E se avessi dato ragione a lui?
- Allora forse mi avreste condannata a morte. Kyembu comunque mi avrebbe picchiata e avrebbe scialacquato le mie ricchezze, e magari un giorno mi avrebbe fatta uccidere dai suoi amici briganti - si copr il volto con le mani. - Ma alla fine le mie preghiere furono esaudite e Kyembu fu ucciso dal vostro servo. Credevo che tutto fosse finito, ma ora cosa succeder?
Amerotke si chiese se la bella Dalifa non stesse recitando, se Kyembu non fosse tornato per reclamare il prezzo del suo omicidio. Ma non aveva prove e in fondo era comunque colpevole soltanto di essere felice per la morte di due uomini che l'avevano angariata e si erano beffati di lei.
- Fai un'offerta alla dea della Verit. Forse sei stata complice di Kyembu, forse sei innocente, solo la dea lo sa - si tocc il pettorale. - Credo che tu abbia sofferto molto e gli dei pongono sempre un limite alle sofferenze umane. Antef e Kyembu risponderanno nel regno dei morti delle loro colpe. Tu sei la moglie di Paneb, vivi in pace.
And verso la porta.
- Mi avete reso giustizia, mio signore.
Amerotke scosse le spalle e usc.
La sera seguente, Amerotke si trover nella cella dei condannati a morte sotto il tempio di Ma'at. Vechlis era seduta a un tavolo e guardava sorridendo il contenuto di una coppa. Le torce alle pareti facevano danzare le ombre delle guardie dalla maschera di sciacallo, facendo sembrare la cella l'anticamera degli inferi. Vechlis sollev il capo, con gli occhi scintillanti di odio: - Devo ringraziarti, Amerotke, non meritavo tanto. Non sono pentita.  stata tutta colpa di Neria: mi ha tradita per gettarsi ai piedi di quella puttana. Lo amavo, sai?  stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Era gi brutto vedere tutta Tebe ai piedi di Hatusu, ma anche Neria lo studioso, l'uomo che amavo!
- Ma non  stato solo questo, vero?
Vechlis scosse il capo: - Quando Hatusu sal al trono, mio marito fu l'unico gran sacerdote a sostenerla e io non potei far altro che seguirlo. Ma in segreto tenevo dei contatti con i suoi nemici del partito del vecchio gran visir Rahimere. Alla vittoria di quella puttana, mi unii al coro degli elogi e lei fu cos sciocca da chiedere il parere dei grandi sacerdoti.  la sua debolezza, vuol essere adorata da tutti. Credevo che il conclave non portasse a nulla. Intanto, col passar del tempo avrei soffiato sul fuoco della maldicenza. La divina Hatusu non poteva far niente senza il sostegno dei preti, ma fu Neria a rovinare tutto! Era felice come un bambino con un nuovo giocattolo e io finsi di battergli le mani. Era pieno di s!
- Hani aveva dei sospetti?
- Da anni non ho pi rapporti con lui. Lui aveva le sue piccole compensazioni, e io ero innamorata di Neria come una ragazzina. In fondo, lo conoscevo dai tempi della mia giovinezza e il passato ci insegue e ci raggiunge sempre. L'adolescenza ti rincorre per tutta la vita, per trascinarti indietro. - Fece una smorfia poi sorrise. - Credevo di essere al sicuro, soprattutto per la morte di Neria. Avevi capito il trucco dell'orologio ad acqua?
- Certo, avete tolto un po' d'acqua per far credere che al momento della morte di Neria vi trovavate insieme a Hani. Ma eravate troppo sicura di dove eravate a quell'ora, di solito la gente  molto pi imprecisa.
- Mi spiace per gli attentati contro di te, ma erano necessari. Lasciamo perdere. Ricordi quando eri un ragazzino e io ti portavo a passeggio nei giardini del palazzo reale? Mi guardavi mentre nuotavo e io t'insegnavo a riconoscere gli uccelli e le piante. - Lo guard con gli occhi semichiusi, poi sospir e prese la coppa. - Tu sei il figlio che ho sempre desiderato, e ora mi polli una coppa di vino avvelenato. Sempre meglio che essere sepolta viva nel deserto o farsi divorare dalle iene e dagli avvoltoi sotto gli occhi della folla.
Amerotke si asciug le lacrime: - Hani  morto.
Vechlis guard il contenuto della coppa: - Lo so, si  immerso nella fontana sacra e pare che abbia avuto un attacco di cuore. Io credo invece che abbia voluto purificarsi anche all'interno e che si sia annegato. I grandi sacerdoti si occuperanno del suo corpo, ma tu mi farai dire le preghiere, Amerotke? Farai imbalsamare il mio corpo e lo farai inumare nella necropoli?
Amerotke annu.
- Come hai potuto addolcire la puttana reale?
- Hatusu mi ha chiesto che ricompensa volevo.
- Capisco. - Sollev la coppa. - Alla vita, alla morte!
- Bevetelo in fretta.
- Naturalmente - sorrise Vechlis.
Arrovesci il capo e bevve in un sorso il veleno, poi si adagi sulla brandina di canne e ripieg le braccia sul petto.
Amerotke chiuse gli occhi mentre lei gemeva e si contorceva. Quando torn a guardare, la donna era immobile, con la bocca aperta e il capo piegato da una parte.
Amerotke disse una preghiera, e gli sembrava di essere ancora un ragazzino al braccio di una donna alta ed elegante nei giardini del Faraone.
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FINE.